NUOVE SPECIE DI UCCELLI, MA I PESCI DOVE SONO?
S.O.
Gli
scenari di profondi e drammatici mutamenti morfologici che stanno modificando
costantemente e progressivamente l’aspetto geografico del pianeta, sembrano
ormai da alcuni anni manifestarsi con preoccupante evoluzione anche
nell’ambiente che ci circonda; in quella terra che scrittori illustri del
passato, tanto hanno lodato per la bellezza e il fascino delle sue contrade.
E anche in Mugello questa inarrestabile trasformazione, spesso
non è da attribuirsi all’ingiuria del tempo o a cause naturali, ma piuttosto al
costante reiterato insulto dell’attività umana, oggi più che mai proposta a ogni
sorta di arbitrio artificiale a scapito di ambiente e vivibilità.
Accanto ad opere pubbliche gigantesche che hanno devastato
irrimediabilmente la struttura del territorio, continuano a comparire, infatti,
irriverenti e disgustose architetture moderne (vedi pannelli infornativi sul
traffico “sicurtraf”), oltraggio sfacciato al paesaggio che le ospita e ai
mugellani tutti.
Segnali ormai insopportabili di tanto sconsiderato dissesto
umano, giungono forti e chiari da una natura che sta velocemente modificandosi,
adattandosi a situazioni che non si erano “mai” verificate prima e che
riguardano integralmente flora, fauna e morfologia del territorio.
Questi fenomeni, meno avvertiti fra media e alta collina,
appaiono più marcati nella parte bassa della valle e in particolare lungo il
corso della Sieve, appena si accenna ad un esame anche sommario della vita sul
fiume.
Chi da sempre vi ha vissuto momenti di svago o di lavoro, avrà
certamente avvertito negli ultimi anni alcuni mutamenti, riferiti soprattutto ad
uno strano alternarsi dell’avifauna indigena presente. È ormai evento raro,
incontrare il coloratissimo martin-pescatore o la piccola gallinella d’acqua,
abitatori tipici delle rive nostrane; mentre crescono in numero esponenziale
specie ciconiformi, da sempre estranee ad aree di media collina come quella
mugellana, e che probabilmente hanno identificato qui un nuovo habitat a loro
congeniale, favorito da una lenta alterazione della flora, ormai inospitale per
le specie autoctone.
A dire il vero, i primi ad arrivare erano stati i corvi, una
quindicina di anni fa, con stormi numerosissimi, disposti lungo le rive del
fiume tra Vicchio e Dicomano; poi ha fatto la sua comparsa l’airone cenerino;
elegante volatile con apertura alare di oltre due metri, che nidifica ormai
abitualmente tra i pioppi e le acacie della Sieve. A questi pionieri del cielo
mugellano si sono aggiunte presto altre candide famiglie dal collo lungo, come
fenicotteri, ibis e i tarabuso a contendersi ormai un esiguo spazio umido già
occupato da sterminate famiglie di germano reale da tempo dominatrici del basso
corso del fiume. Ultimi ad arrivare sono stati i gabbiani, ulteriore conferma
che qualcosa sta cambiando anche lontano dal Mugello.
Una vera e propria raccolta avicola di specie rare per la
nostra zona, che costituisce una sorta di oasi naturalistica da tutelare, ma che
non ha e non potrà avere un futuro certo, proprio a causa dell’ambiente che la
ospita e che l’ha generata.
Se appare legittimo, infatti, estasiarsi al volo leggiadro di
questi superbi volatili, è altrettanto verosimile chiedersi quale sarà il futuro
alimentare di queste creature, tutte inscindibilmente legate per natura alla
ricchezza ittica dell’ambiente in cui vivono.
La Sieve, da sempre ritenuta uno dei fiumi più pescosi della
Toscana, sta ormai morendo; i pesci sono ormai quasi del tutto scomparsi, sia i
piccoli, sia quelli di grossa mole. Il fenomeno, che già si era manifestato
negli anni passati nel tratto medio alto fino a Borgo San Lorenzo, quest’anno si
è esteso anche nel fondovalle, rendendo il fiume sempre più simile a un canale
di scarico che a un ambiente ricco di vita.
Lungi da inoltrarsi in teorie scientifiche che non ci
appartengono, è lecito però attenersi ad osservazioni semplici, che evidenziano
anomalie profonde in un ambiente estremamente diverso da quello originale.
Lo smisurato, innaturale invaso di Bilancino, rilascia una
quantità d’acqua tale da occupare completamente l’intero letto del fiume,
livellando i fondali, occludendo tutti quegli anfratti naturalmente proposti
alla riproduzione e alla permanenza in loco delle varie specie ittiche
caratteristiche del nostro fiume. Fenomeno che preclude inoltre anche l’accesso
umano per lunghi tratti delle sue rive, rendendolo ormai invivibile.
Anche la temperatura dell’acqua che esce dal lago, sempre
intorno ai 6/7 gradi centigradi, non favorisce certo lo sviluppo di fauna e
flora sommersa.
L’alveo ha assunto un’innaturale tonalità
biancastra, tanto che ogni pietra sembra essere levigata manualmente, ripulita
da quei particolari microrganismi, fondamentali alla nascita delle larve e alla
relativa nutrizione dei pesci.
Le alghe, altro elemento nutritivo, sono scomparse
completamente quest’anno, per lasciare il posto ad invadenti piante acquatiche a
foglia larga, che in alcuni tratti a valle di Dicomano, hanno addirittura
coperto il letto da una riva all’altra. Come se non bastasse, è notizia dell’ultimora
la cattura di esemplari giganti di predatori, immessi clandestinamente da
individui senza scrupoli per appagare l’ardore di pseudo pescatori, che ben poco
hanno capito della pesca e del rapporto da tenere con la natura.
Senza dubbio quindi una trasformazione innaturale e
preoccupante, un regalo concesso e generato da quella smania incontrollata di
progredire ad ogni costo che da qualche tempo sembra aver radicato profondamente
in Mugello, favorita forse da ideologie troppo permissive sulla gestione del
territorio a spese dei soliti ignari cittadini che lo abitano, ormai defraudati
non solo dell’identità paesistica di monti e colline, ma anche del principale
corso d’acqua che le attraversa, simbolo arcaico della loro terra.
Massimo Certini
© il filo, Idee e notizie dal Mugello, settembre 2009

