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Fino
dai tempi più antichi erano sparsi nello Stato Fiorentino moltissimi
“asili” per poveri e viandanti che avevano il compito di ospitare per un
giorno e per una notte i pellegrini di passaggio che non potevano
permettersi il “lusso” di una locanda. Questi asili avevano altresì l’obbligo dell’accoglienza
temporanea dei fanciulli abbandonati che, poi, la carità privata si
incaricava di trasportare ai luoghi di
deposito o spedaletti più
vicini alla località di rinvenimento. Col tempo però l’attività
prioritaria di tali asili era degenerata nelle più svariate forme di
vagabondaggio e di accattonaggio, per cui un Bando Granducale ne ordinò la
soppressione restando tuttavia l’obbligo di accogliere e indirizzare agli
Spedali di deposito le creature abbandonate.
Il Mugello e la Romagna Toscana facevano riferimento allo Spedale
degli Innocenti di Firenze per i bambini inferiori ai tre anni e
all’Orfanotrofio del Bigallo per quelli più grandi.
Nel Mugello vi erano strutture per l’accoglienza temporanea a San
Godenzo, Dicomano, Rifredo a Firenzuola, Scarperia, Gagliano e Novoli
a San Piero a Sieve. Dette
strutture, costituite in genere da modestissime case di campagna, si
limitavano ad accogliere gli abbandonati per
via di ruota o a presentazione e ad avviarli di tappa in tappa verso i
brefotrofi fiorentini, se non morivano di freddo, di fame e di stenti
durante il viaggio. L’organico
di questi spedaletti era generalmente costituito da un responsabile o spedaliere,
da una donna incaricata della sorveglianza e da una o due nutrici per
allattare i più piccini finché non fosse possibile procacciare una balia.
In prossimità del bivio di Novoli, una cinquantina di metri prima per chi arriva da Campomigliaio, sulla sinistra c’è una vecchia casa colonica che originariamente doveva essere di un bel colore giallo ocra del quale oggi rimane solo il ricordo. Vicino alla porta contrassegnata con il n.c. 19 ci sono due finestrine inferriate; la più grande delle due, di foggia inconsueta, è sormontata da una scritta in color azzurro, quasi cancellata dal tempo, che recita così:
Per i più giovani: “Mio padre e mia madre mi abbandonarono il Signore invece mi accolse”.
.......
Fino agli inizi del XX sec., quella finestrina nascondeva una ruota degli innocenti, dove chi non poteva o non voleva allevare un neonato (generalmente illegittimo) lo poteva abbandonare proprio come a Firenze, in piazza SS. Annunziata.
In quella casa alcune donne si prendevano cura dei piccini e cercavano di affidarli, dietro un modesto compenso in denaro, a qualche famiglia del posto, altrimenti venivano inviati all’Ospedale degli Innocenti di Firenze.
Dallo stato d’Anime della Parrocchia di S. Stefano, almeno fra il 1802 e 1909, risulta che in alcune famiglie vivevano uno o più bambini de Nocenti. Opera moralmente lodevole e meritoria ma anche fonte di un piccolo guadagno per chi di quattrini ne vedeva pochi o punti in tutto l’arco dell’anno.
Sarebbe auspicabile che chi di dovere (penso all’Amministrazione Comunale), in prima persona o intervenendo nei confronti del proprietario, si preoccupasse di salvaguardare questo piccolo ritaglio di storia nostrana, cercando di conservarne almeno la memoria attraverso quella scritta che solo con un po’ di buona volontà si potrebbe riportare alla originaria chiarezza.
Piero Salvadori
Le notizie su “Gli Spedaletti per gli esposti” sono state attinte da “L’ASSISTENZA ALL’INFANZIA ED IL REGIO SPEDALE DEGLI INNOCENTI DI FIRENZE” di Ugo Cherici (Vallecchi 1932).

