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La copertina di questo mese
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                                                               Spunti di riflessione

IL VINO, TRA CIELO E TERRA

Davanti
a un buon bicchiere

Caro Roberto,l'altro giorno, andando in bici per la campagna intorno a Borgo, ho potuto riconoscere quello straordinario profumo - per me non è un semplice odore - frutto della vinaccia e del mosto che fermenta. Mi sono rivisto insieme a te quando, durante la vendemmia, riempivamo il bicchiere nelle bigonce e ci scolavamo la primissima spremitura dell'uva. Rientrando a casa facevamo finta di esser brilli, ma certamente un po' lo eravamo davvero perché, poco dopo, ci addormentavamo e dovevano insistere parecchio per farci svegliare per la cena. Ma non ci stordiva solo il frutto della vite: ci sbalordivano i colori straordinari dell'autunno, il clima bizzarro e affascinante che si prepara all'inverno, la gioia degli adulti nel vederci scorrazzare e ridere intorno alla loro fatica. Oggi chi ci sopporterebbe?

E' ripensando a quei giorni, a quelle persone, a te, che mi rendo conto di come il Signore scolpisca le nostre identità affinché ne facciamo dono gli uni agli altri. E' attraverso di noi, infatti, che vuole che sia trasmesso il suo calore, la sua sollecitudine, la sua stima per ogni creatura. Così com'è attraverso il creato, dalle stelle all'uva, che noi dobbiamo imparare ad amare. "Bisogna amare la terra fino in fondo, sino all'ultimo confine, cioè fino al cielo; e bisogna amare il cielo sino in fondo, sino all'ultimo confine, cioè sino alla terra. E allora capiremo che non sono due amori, ma un unico amore". Come vorrei, caro Roberto, che queste parole del filosofo russo Nicolaj Berdjaev, ci illuminassero sempre nel corso della nostra esistenza! Il fatto è che concepiamo la modernità come l'ambito dell'astrazione e del virtuale, perdendo così contatto dalla realtà, che sola può richiamarci ad un'esistenza meno arida. Possediamo conoscenze e strumenti straordinari per sondare l'esistente, ma abbiamo paura di aprire gli occhi.

Tra i frutti del lavoro dell'uomo, il vino, come il pane del resto, rappresenta con efficacia straordinaria l'intima relazione tra la nostra vita e i cieli e la terra nuova oggetto della nostra speranza. L'uva trae la propria sostanza dalla terra, ma non può niente senza i raggi del sole che, soli, la fanno essere se stessa; per diventare vino poi ha bisogno di fermentare, vale a dire di sviluppare, di manifestare in modo ancora più intenso ed evidente la sua essenza più vera. E bere un bicchiere in compagnia, oggi come al tempo di Gesù, è un'occasione tra le più usuali per condividere nella gioia un'amicizia. Forse, anche tutto questo ha contribuito alla scelta del vino come materia per la celebrazione del sacrificio della Nuova Alleanza. Non è che noi, probabilmente per un eccessivo zelo pseudospirituale, ci scordiamo delle tante cose che ha da raccontarci anche la materia del sacramento del corpo e del sangue di Gesù?

D'altro canto, siamo sordi e ciechi di fronte al creato, ma cerchiamo sensazioni forti e improbabili soluzioni ai nostri problemi nel superenalotto e, sempre più spesso, anche nella magia. Che barbarie! Che ne pensi Roberto carissimo?

Ti ricordi quando, con la nostra inadeguatissima attrezzatura e un'assoluta mancanza di cognizioni al riguardo, pretendevamo di catturare pesci nei fossi? Non è che i pesci non ci fossero, eravamo noi che non eravamo assolutamente in grado di pescarli. Succede così anche per il bello e il buono che c'è nel mondo: non siamo più attrezzati per coglierlo perché le antenne della nostra mente e del nostro cuore sono orientate altrove. Abboccano con straordinaria regolarità a tutto ciò che luccica e ci tradiscono, ci impoveriscono, ci rendono tristi. Sì, caro Roberto, c'è tanta tristezza perché ci lasciamo imbacuccare: beviamo Coca Cola, magari da soli, invece che un bicchiere di quello buono in compagnia.

Un caro saluto

Giampiero Giampieri

© il filo, novembre 1998

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