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La copertina di questo mese
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Società - Solidarietà

VIAGGIO IN UN CAMPO DI RIFUGIATI IN TANZANIA

Nyarugusu, da Polcanto in Africa

Fin dall'anno della Populorum progressio, mio marito ed io avevamo deciso di adottare a distanza, attraverso il saveriano Padre Victor Ghirardi, un ragazzo congolese della diocesi di Uvira Muenebatu-Apollinaire.

Angela Lombardo (in piedi a destra)Lo abbiamo seguito fino alla sua tragica morte, avvenuta nel 1986, durante una tempesta nel lago Tanganica, dove si trovava per lavoro. Aveva trent'anni e lasciava moglie e quattro figli, di cui si assunse la responsabilità un suo fratello più giovane: Kamito Alimasi.

Da quattro anni la guerra nel Congo ha sbattuto e diviso questa famiglia in due campi diversi di rifugiati in Tanzania, mentre la moglie di Muenebatu, nella speranza di preparare il ritorno in patria di tutta la famiglia, è ritornata in Congo. Qui, continuando la guerra, vive rifugiandosi nella foresta durante gli scontri.

Da tempo desideravamo conoscerci di persona e, dopo la scomparsa di mio marito, il desiderio è diventato continuazione di un impegno coniugale oltre la morte. Così, con la collaborazione dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (AC-NUR) e di un missionario cappuccino di Dar ES Salaam, fra' Giorgio Picchi, sono riuscita ad ottenere il permesso dal Governo tanzaniano per visitare gli amici rifugiati, dai quali mi ha accompagnato Padre Laurent Bazeduka, coordinatore della pastorale per i rifugiati nella diocesi di Kigoma.

L'impatto con la realtà africana è stato duro. Per raggiungere Kigoma, sul lago Tanganica, ho impiegato 36 ore di treno attraversando la zona sub-equatoriale della Tanzania: terra bruciata, poca vegetazione e villaggi poverissimi, i cui abitanti accorrevano alle fermate delle stazioni per vendere, a prezzi irrisori, i loro prodotti agricoli e artigianali.

La parte più avventurosa del viaggio è stato il percorso di circa 200 km in Toyota sulla strada di terra rossa da Kigoma al campo di Nyarugusu, dove vivono circa 50000 congolesi. Ultima sosta, 12 km prima del campo, nella parrocchia di Makere, dove abbiamo preso i pasti e pernottato. Nonostante la povertà, l'accoglienza è stata premurosa e confortevole al massimo.

Infine l'esperienza che ha coronato tante fatiche è stata la Messa di Domenica 3 Settembre, la più bella della mia vita: due ore di preghiera, in lingua swahili, con musiche, canti e balli più o meno evidenziati di tutta l'assemblea. C'era la gioia, il riposo, l'incontro con i fratelli nel giorno del Signore. In questa chiesa di terra e pali, col tetto di plastica, come le capanne, ho vissuto una Messa del Concilio: non il sacerdote protagonista, ma il popolo di Dio che esprime il suo modo di vivere la fede, condiviso e accompagnato dal sacerdote. Sia in città che nei villaggi la Messa domenicale è preparata con cura e il sabato pomeriggio le chiese cantano! Ma la fede di questa comunità è più grande se commisurata alla triste realtà del campo: manca l'acqua, il cibo è scarso, la malaria imperversa, manca una scuola come servizio pubblico e una preparazione al lavoro per i ragazzi.

Kamito, in qualità di maestro volontario, ha organizzato una scuola elementare e una materna, mentre un docente di economia di un istituto superiore di Kigoma, Charles Ndorimana, è venuto nel campo, durante la mia visita, per proporre tests a ragazzi che hanno abbandonato o terminato le scuole superiori e che desiderano continuare gli studi: tentativi di normalizzare la vita del campo che rimangono peraltro insufficienti.

Tuttavia in mezzo a questi disagi mi ha colpito la coesione delle famiglie che resistono e si aiutano. Anche i sacerdoti e le suore rifugiate fanno quello che possono e lottano con le difficoltà economiche, perché il clero locale non ha il supporto che hanno i missionari europei.

Dopo la Messa alcune famiglie hanno espresso il desiderio di trovare qualcuno che le adotti a distanza.

E' un appello a quanti vogliano e possano intervenire a favore delle famiglie rifugiate.

A questo proposito desidero ringraziare Don Giancarlo Corti il quale, a nome della Parrocchia di San Lorenzo, ha adottato Suor Beatrice Biguru, anch'essa rifugiata congolese che già si è prodigata per il suo popolo.

Da sola mi sono sentita impari, anzi sono stata più gratificata che utile e ho scoperto che la gioia e l'accoglienza dei poveri sono un grande dono che il nostro mondo non sa dare a loro.

Angela Maria Lombardo

N. B. Sono a disposizione per informazioni e per qualsiasi forma di collaborazione. Tel.055 8409859

 

Allego una lettera di don Federico Kyalumba: egli coordina un progetto di fabbricazione di sapone artigianale da parte di 39 vedove scampate ai massacri dei loro mariti. Per portare a termine il progetto occorrono 7765 Dollari USA. Attualmente dispongono solo di 1469 Dollari di cui 857 provengono da contributi locali e 612 sono stati inviati dalla Parrocchia di San Giuliano a Settimo presso Firenze. Auspico e prego che si aiuti questo progetto con la stessa creatività e lo stesso realismo di queste persone.

LA DURA VITA DI UN PRETE RIFUGIATO

La guerra civile nella Repubblica Democratica del Congo ha colpito anche la diocesi di Uvira dove svolgo il mio ministero sacerdotale da 18 anni. Sono stato perciò costretto a fuggire in Tanzania.

La nostra diocesi è stata devastata e molti fedeli uccisi. Tra le vittime 4 preti e 3 suore religiose. Purtroppo da parte della comunità internazionale è ancora scarsa l'attenzione a quello che sta accadendo nella religione dei Grandi Laghi africani.

La vita del rifugiato in un paese straniero è molto dura, e la solidarietà dei fratelli, ovunque essi si trovino, è di grande sostegno nei momenti difficili.

Noi qui a Kigoma stiamo facendo il possibile per garantire l'assistenza minima alle vittime della guerra specialmente le mamme Uwamu, un'Associazione femminile d'appoggio ai raggruppamenti delle donne più vulnerabili.

Chiunque vuol essere vicino al nostro impegno per camminare con noi nelle ore di preghiera, di digiuno e di carità può rivolgersi al nostro indirizzo: Don Federico Kyalumba P.O. Box 983 KIGOMA - TANZANIA - 
e-mail: aswti@maf.org

il filo, Idee e notizie dal Mugello, gennaio-febbraio 2001
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