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cultura

LA STORIA DEL TEATRO GIOTTO DI BORGO SAN LORENZO 

Un nuovo spazio per la cultura

Di recente il teatro Giotto, dopo un’attesa quasi ventennale (che ha richiesto un forte impegno ed investimenti alla proprietà) ha ottenuto l’agibilità per l’attività teatrale finora impedita. Pubblichiamo qui un’ampia nota storica, con l’auspicio che l’occasione dell’agibilità sia colta per offrire a Borgo e al Mugello un’attività teatrale e culturale finora carente.

Il Teatro” Giotto” di Borgo San Lorenzo – omonimo di quello di Vicchio, (che però in origine si chiamava “Umberto I” )– fu costruito fra il 1870 ed il 1872 e l’inaugurazione ebbe luogo il 15 Ottobre 1872 in occasione della Fiera del paese. I fondatori furono gli aderenti alla “Società Filodrammatica” che poi prese il nome di “Accademia degli Audaci” (in quegli anni era di moda dare nomi…eroici a tali associazioni: vedasi Marradi col suo” Teatro degli Animosi”, Campi Bisenzio col” Teatro dei Perseveranti”, l’Accademia dei “Rinnovati” e simili).

La costruzione fu eseguita su disegno dell’ingegner Pietro Bruschi, con uno stile che ricorda vagamente il fiorentino Teatro della Pergola. Si presenta con tre ordini di palchi, un’ampia platea e i vari servizi (camerini, corridoi, ripostigli); non manca neppure tra la platea ed il proscenio, il caratteristico “golfo mistico” ossia la fossa per ospitare gli orchestrali in occasione di opere liriche, che oggi è nascosto da una copertura asportabile.

In un secondo momento l’interno e l’esterno furono arricchiti da affreschi e pitture varie, opera dei Chini e del pittore borghigiano Angiolino Romagnoli (suo il medaglione col profilo di Giotto che si trova nell’atrio d’ingresso del teatro).

L’inaugurazione fu il traguardo finale di un’ antica aspirazione dei borghigiani; infatti già esisteva in paese –come riferisce il Chini nella sua “Storia del Mugello” un teatrino, lontano dal centro. Si era pensato di costruirlo nel Piazzale del Mercato, dove erano le cosiddette “logge del grano”, ma poi fu scelto di collocarvi le scuole. Allora la “Società Filodrammatica” acquistò il terreno in via Sant’Andrea. Purtroppo alla bellezza dell’interno non corrispondeva l’esterno; molti all’epoca deplorarono che non si fosse previsto uno spazio maggiore davanti all’ingresso, costruendo il teatro più arretrato rispetto alla sede stradale, ma, evidentemente, la cifra per l’acquisto del terreno limitava le possibilità!  Inoltre, a mortificare ancor più l’aspetto esterno fu – molto tempo dopo – cancellata la primitiva pittura della facciata, opera dei Chini, con una più modesta imbiancatura.

Il teatro “Giotto” fin dagli inizi vide una notevole attività: tante le commedie in prosa italiana ed in vernacolo fiorentino, portate in scena da compagnie ed attori celebri (o che lo sarebbero diventati in seguito come ad es. Renzo Ricci, Diana Torrieri, Bianca Toccafondi). Per la lirica si davano spesso operette (tutto il vasto repertorio di Franz Lehar) e le più famose e popolari opere dei grandi musicisti : Verdi, Rossini, Puccini… Gli “Accademici”, proprietari dei palchi e quindi del teatro, erano divenuti dei veri e propri intenditori ed appassionati di lirica. Vi fu anche una “gloria” locale: il baritono Enzo Mascherini, che poi divenne celebre soprattutto in America fra i tanti italo-americani (lo ricordiamo in una interpretazione di “Rigoletto” proprio al teatro Giotto verso gli anni ’50). Nelle case dei borghigiani non mancavano i caratteristici “libretti” per seguire meglio le opere che si davano al teatro. Gli spettacoli erano soprattutto nel periodo invernale, ma anche in occasione di feste importanti per il paese (Fiera d’Ottobre, la festività del SS. Crocifisso, San Lorenzo, ecc.) Poi venne l’usanza dei “veglioni” in maschera o in abito da sera nel periodo del Carnevale. Nei palchi, che ogni famiglia arredava con divani e poltrone di proprio gusto, si mangiava e si beveva, oltre a lanciare coriandoli e stelle filanti sui ballerini, mentre gli ottoni dell’orchestra…assordavano l’uditorio! Il tutto –rigorosamente- finiva di colpo alla mezzanotte del “martedì grasso” quando il campanone della Pieve annunciava con i suoi rintocchi la fine del carnevale e l’inizio della Quaresima.

La prima guerra mondiale, dal 1915 al 1918 rallentò ma non spense del tutto l’attività del teatro. Per fermarla completamente occorse la seconda, dal 1940 al 1945. Il teatro fu chiuso e adibito a “ricovero” temporaneo per accogliere gli sfollati da altre zone che erano più esposte al rischio. I bombardamenti, pur se non colpirono direttamente il teatro, misero tuttavia in pericolo la sicurezza delle sue strutture. Ciò nonostante, le truppe anglo-americane si stabilirono a lungo anche dentro il teatro. E quando, nel 1946, tornò un po’ di “normalità”, il vecchio teatro appariva in condizioni davvero pietose. Le porte dei palchi erano scomparse, forse bruciate per scaldarsi nel lungo inverno, spariti gli arredi scenici e gli impianti elettrici. Soprattutto i soffitti erano pericolanti, in quanto costruiti come si usava prima, con i cosiddetti “cannicciati”. Fu subito necessario un restauro. Negli anni ’50 cadde il grande lampadario centrale (fortunatamente la sala era vuota!) ed al suo posto venne messo uno più leggero e ben ancorato. Ma fu anche evidenziata la precarietà del soffitto centrale che fu sostituito con una nuova struttura: il teatro ci guadagnò in sicurezza ma perse irrimediabilmente le pitture che abbellivano il vecchio soffitto, opera del Chini.

Ma prima che tali lavori fossero completati, si era dovuto rinunciare all’occasione di molti spettacoli di rilievo. Basti pensare alle opere liriche “Traviata” e “Barbiere di Siviglia” (dirette da mons. Bartolucci!) che furono eseguite all’aperto, nel cortile dei Salesiani, sul finire degli anni ’40.

Ed anche in seguito vi furono altre perdite, come nel 1962, quando il concerto con “le quattro stagioni” di Vivaldi organizzato dal Club dei “Magelli”, fu eseguito nella chiesa sconsacrata di S. Francesco, che ospitò forse per la prima volta una simile manifestazione. Intanto però, al teatro Giotto si era aperta un’altra attività in quanto l’Accademia degli Audaci vi aveva installato un grande schermo cinematografico ed un ottimo proiettore. Ciò permise, fino dal 1947 di svolgere una notevole attività come cinema, che consentiva almeno di garantire le spese di manutenzione e di miglioramento. E col  sacrificio personale degli Accademici di quegli anni, l’attività pian piano riprese. Ripresero anche i veglioni di Carnevale e furono anche rappresentate alcune opere liriche come “Rigoletto”, “Il barbiere di Siviglia” , “Lucia di Lammermoor” (con la celebre soprano Lina Pagliughi). Inoltre si dettero varie commedie da parte delle compagnie di dilettanti locali. Ma dagli anni ’70 in poi aumentarono sempre più le richieste di modifiche strutturali per le nuove normative di sicurezza, soprattutto dopo che un cinema teatro di Torino era andato a fuoco con decine di vittime. Se qualche rappresentazione si tenne, fu solo con deroghe eccezionali come per il concerto di beneficenza pro.San Carlo tenuto dalla grande Rajina Kabaiwanska nel 1994.

In tutti questi lunghi anni di attesa i dirigenti del Teatro, sostenuti dagli odierni soci (gli ex-accademici) si sono dati da fare, con impegno e costanza, nell’eseguire tutti quei lavori e quelle modifiche che si rendevano via via necessarie per ottenere l’agibilità, oltre che come cinema, anche come teatro, garantendo al contempo la massima sicurezza per gli spettatori.

Ed oggi, finalmente, il sospirato traguardo è raggiunto! Ma non è un traguardo finale: si tratta solo di un “arrivo di tappa “.

Ora le forze dovranno essere volte a far sì che si possa allestire una stagione teatrale (penso a commedie, cabaret, opere e concerti: forse sto sognando ad occhi aperti!)

Ma questa volta i soci non dovranno sentirsi soli; è auspicabile l’intervento degli enti locali e magari di qualche sponsor, poiché credo sia evidente a tutti che una “chicca” come il Teatro Giotto è un bene che va a vantaggio di tutta la collettività, non solo borghigiana, ma del Mugello tutto.

Riccardo Bartolini

 

 

© il filo, Idee e notizie dal Mugello, agosto 2007

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