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Copertina del Filo del mese di Marzo 2009
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UNA STORIA DI NICOLETTA MARTIRI LAPI

IL TELEFONO DI DIO

Gerusalemme, muro del pianto - "Telefonata a Dio" - Foto di Andrea LapiC’era una volta un uomo che non perdeva mai l’occasione per protestare. Tutto gli sembrava sbagliato, tutto era ingiusto, non c’era nulla che funzionasse come si deve. E la colpa di tutto questo scombinamento nel meccanismo della macchina-mondo era, senza alcun dubbio, da attribuirsi al suo creatore.

Un creatore che, nella migliore delle ipotesi, si era stancato e aveva piantato in asso baracca e burattini.

Così l’uomo, oltre a covare sempre di più pensieri pieni di rabbia e di rancore, aveva cominciato a gridare forte: “Ma ci sei o no? Riesci a vedere queste ingiustizie, questa sofferenza? Queste porcherie in cui stiamo affogando? E se vedi, perché non fai qualcosa per rimettere a posto, per riportare ordine nel caos come si dice tu abbia fatto all’inizio quando, in fin dei conti, le cose sembra andassero molto meglio?”

E non solo gridava tutto questo nelle piazze, ma lo scriveva sui giornali e anche su Internet collezionava conferme ed adesioni da parte di un mare di persone che -come lui- avevano una passione sfrenata per la protesta.

Un giorno un amico, che si era stancato di ascoltarlo, pensò bene di fargli uno scherzo.

“Tu dici sempre: ci sei o no? Ma, a quanto sembra, ancora non ti ha risposto nessuno.  Perché non provi a chiamarLo col telefono?”

“Ma che stupidaggine dici “rispose l’uomo. “Il telefono non arriva fin lassù…E poi quale sarebbe il numero giusto? Lo sai te, per l’appunto?”

“Prima di tutto, quando si parla di Quella Persona non c’è lassù o laggiù. I bene informati dicono che è dappertutto, “in cielo, in terra e in ogni luogo”. Quindi sembrerebbe abbastanza facile da raggiungere. E inoltre, sempre un ben informato mi ha dato un numero, se vuoi te lo do, provare non costa nulla.”

L’uomo scosse la testa, brontolò, fece l’atto di andarsene ma poi cedette alla curiosità e prese il numero borbottando:” Voglio proprio vedere che tranello c’è dietro a questa baggianata”.

 La sera, a casa, prese in mano il telefono, inforcò gli occhiali per non sbagliare e fece il numero con un po’ di tremarella. Se mi risponde davvero, adesso che gli dico?

Ma dal telefono gli arrivò tu tu tu tu…

“Ti pareva! Occupato! Per lo meno speriamo che sia davvero occupato a far qualcosa di buono!”

E per quella sera e per molte altre volte non ci fu verso di avere la comunicazione.

Quando incontrò nuovamente l’amico, partì in quarta con una valanga di proteste.

“Sta’ buono, calmati” gli disse l’amico. “Mi sono informato. Sì, mi assicurano che a volte risponde, ma ha una sua maniera particolare, un po’ strana che se non sei più che attento non te ne accorgi neppure. Bisogna farci l’orecchio. Ma, dicono che spesso è Lui che prende l’iniziativa di chiamarti. Stai attento e può darsi che ti capiti un giorno o l’altro.”

L’uomo cominciò a prender l’abitudine di tenersi vicino il telefono e ad ogni chiamata si aspettava sempre che si trattasse di Quella. Invece avevano cominciato a chiamare gli esseri umani. Amici, vicini, semplici conoscenti, bambini, giovani, anziani e vecchi. Tutti chiedevano qualcosa.

Mi aiuti? Mi puoi fare un piacere? Avrei bisogno, se non ti scomoda troppo…Mi fai una visitina quando puoi?

Erano gentili, ma anche pressanti e, se pure all’inizio di malavoglia, l’uomo cominciò ad aiutarli come poteva e quando poteva, ma sempre di più.

“Allora come è andata? Ti ha chiamato?” chiese un giorno l’amico scherzoso.

“Macchè, io non ho sentito nulla” rispose l’uomo. “Certo –aggiunse – può aver trovato occupato perché il mio telefono sembra diventato un centralino…”

Quella stessa sera, una sera eccezionalmente calma e silenziosa, il telefono fece uno squillo strano. Quando l’uomo alzò il ricevitore, una voce disse chiaramente:”Credevo tu avessi capito che ti ho chiamato tante volte perché giovane o vecchio , uomo o donna, sono sempre Io che ti chiamo perché ho bisogno di aiuto. E anche quando cercavi di metterti in contatto con me, c’era sempre una risposta. Tu, tu, tu, sei tu che invito a  rispondere agli altri, senza stare a perdere tempo a chiamarmi. Capito, testone?”

 

© il filo, Idee e notizie dal Mugello, marzo 2009

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