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Società - Temi sociali
UNA RICERCA DEL "CHICCHESSIA"

Ragazzi, quale tempo libero?

Un commento all'indagine, sul rapporto tra giovani e vita parrocchiale

Nei mesi scorsi il "Chicchessia", centro di aggregazione giovanile promosso dal Comune di Borgo San Lorenzo fin dal 1990, ha promosso un'indagine attraverso un questionario distribuito a tutti i ragazzi della scuola media borghigiana. L'argomento della ricerca, presentata di recente a Borgo San Lorenzo, in occasione di una "giornata di studio", era il "tempo libero" dei ragazzi.

"Ci siamo chieste -hanno spiegato le promotrici dell'iniziativa- se esista davvero un tempo libero per i ragazzi, dagli 11 ai 14 anni-, oppure se essi siano impegnati in troppe attività; se queste siano realmente scelte da loro e se corrispondano ai loro reali interessi; oppure se lo sport a cui si dedicano maturi in loro solamente l'aspetto agonistico o li aiuti anche a crescere come persone, e quale ruolo riveste la famiglia in tutti questi aspetti".

Tra i risultati evidenziati (citando direttamente dall'introduzione dell'indagine):

le attività organizzate scendono progressivamente man mano che i ragazzi crescono;
oltre al catechismo un altro picco è rappresentato dal corso di lingue, dove i partecipanti sono il 36% dei maschi e il 21% delle femmine, ma soprattutto dall'attività ricreativa al Centro Giovanile, più noto come Salesiani: 39% maschi, contro il 24% delle ragazze;
per le "occupazioni libere" il primato spetta alla televisione, che viene guardata dal 71% dei ragazzi tutti i giorni, mentre il 39% ascolta la musica. A queste seguono: uscire con gli amici, stare al computer, giocare, fare un giro per il paese;
alla domanda: "Dove ti rilassi di più?", al primo posto rileviamo "ascoltare musica" e al secondo "guardare la TV"; al terzo posto, per le femmine, è rilassante "leggere un libro", mentre per i maschi "stare al computer";
attività che annoiano di più sono, per i ragazzi, andare al cinema, uscire con gli adulti, leggere un libro, fare una gita, fare un corso di lingue, andare al catechismo, dove dicono di sentirsi "controllati", di trovare meno amici, di non sentirsi liberi e a volte di trovarsi male con gli stessi adulti. Alle attività cosiddette intellettuali, si preferiscono attività più spensierate e apparentemente superficiali, come ad esempio fare un giro per il paese -dove ci si sente liberi e si trovano più amici- o partecipare a una festa;
per quanto riguarda la televisione, è importante sottolineare come, nonostante sia guardata dal 96% dei ragazzi, essa è valutata come un'attività noiosa, monotona, nella quale non si fanno amicizie e ci si sente controllati dagli adulti, anche se può essere rilassante.

Infine, per quanto riguarda le conclusioni dell'indagine, i promotori chiariscono che si è volutamente scelto di non "indagare" la valenza educativa delle attività: "ci sembra questo -scrivono- una aspetto che richiede un confronto e un'analisi da fare insieme, per il quale lo strumento della discussione ci appare molto più proficuo, anche perché rimanda a precise scelte educative e progettuali che, riteniamo, vadano esplicitate in una sede più allargata. Dipende da queste ultime infatti capire se è educativo o meno indirizzare i ragazzi ad attività "non organizzate" o "non progettate", o nelle quali si stancano molto ma si divertono anche molto, o in cui si sentono "più liberi" o, viceversa, "più controllati". Quello che ci preme -concludono- "è capire di più e definire meglio, insieme, la valenza di questo "spazio prezioso di vita" cosa a cui ci auguriamo di aver dato un primo contributo con questo nostro lavoro".

UN COMMENTO

Giovani
e parrocchie, 
rapporto non facile

La ricerca presentata dal Centro di aggregazione "Chicchessia" sul "tempo libero" dei ragazzi è sicuramente un utile contributo di riflessione su un tema, quello dei giovani, che oggi si presenta tra quelli a cui dare primaria attenzione, per la sua complessità e la sua importanza.

Alcuni elementi di tale ricerca interpellano direttamente anche la Chiesa locale, e per questo proviamo, in maniera certo non sistematica, a fare alcune particolari sottolineature.

1 - Dal questionario emergono sostanzialmente tre soli punti di contatto tra giovani e parrocchia. Il primo è il catechismo, il secondo è la frequentazione dei "Salesiani", ovvero del Centro Giovanile, la terza sono gli scout, pur quantitativamente poco rilevanti. Viene da chiedersi se davvero non vi sia altro, oppure se la ricerca è stata un po' approssimativa, tale da non prendere in considerazione altre occasioni di presenza di attività "parrocchiali" nella vita di ragazze e ragazzi. Non ci pare infatti che vi sia solo il "catechismo": le attività dei GRIM, per fare un esempio, coinvolgono anche diverse ragazze delle medie, poi vi sono altre attività rivolte ai giovani, come i "campi-scuola" estivi.

2 - L'indagine poi conferma -e questo pare un dato ben attendibile- la "fuga" dal catechismo non appena oltrepassata la soglia della Cresima: "Nelle attività organizzative -si legge nell'introduzione del Chicchessia- occupa una posizione importante il catechismo che viene svolto dall'85% dei ragazzi. Tuttavia questo scende automaticamente col passare degli anni; solo l'11% dei ragazzi tra i 13 e 14 anni continua a frequentare il catechismo, anche dopo aver ricevuto il sacramento della cresima". E' un dato che fa riflettere, e preoccupa. Non solo: che invita ad una valutazione nuova della pastorale giovanile complessiva. Perché se, come dice l'indagine, il catechismo è una tra le attività che maggiormente i ragazzi vorrebbero "smettere di fare", occorre correre ai ripari.

3 - Il Centro Giovanile: l'indagine lo indica come un "ambito dove i ragazzi, in particolar modo i maschi, si ritrovano volentieri": considerato però "come luogo -è stato detto durante la presentazione della ricerca- dove non c'è niente di organizzato, e proprio per questo i ragazzi si trovano bene". Anche questo è un dato su cui riflettere: davvero al Centro Giovanile non c'è niente di organizzato? Forse non si considera o non si percepisce lo sforzo del gruppo di persone che ormai da tempo lavorano nell'animazione del Centro stesso?

4 - Nel lavoro di gruppo, durante la giornata di presentazione dell'indagine, è emersa una situazione di grande insoddisfazione dei giovani: salvo qualche raro caso -come quello di una ragazzina di Contea che ha raccontato in modo molto costruttivo la sua voglia di stare insieme agli amici e le opportunità offerte dal circolo parrocchiale- i ragazzi presenti hanno lamentato la mancanza di occasioni e spazi, specie nei centri più piccoli. E riconoscendo che ancora uno dei pochi luoghi dove si fa una qualche attività per i giovani è la parrocchia, pur denunciando, alcuni, troppe rigidità e "controlli".

5 - Molto si è parlato infine di "libertà di scelta", e qualcuno ha indicato la necessità di un approccio "neutro", perché "non è più tempo di Peppone e don Camillo". Che i tempi siano cambiati non v'è dubbio. Ma una questione rimane attuale: si può offrire una formazione vera, senza indicare, nella libertà e in un cammino di crescita personale, una ben definitiva concezione della vita? Ovvero: riesce ad educare meglio chi lo fa, certo con competenza, ma soprattutto con passione, perché "crede in qualcosa", o chi invece è costretto, per non indicare "scelte precostituite", a scegliere di volare basso e di suggerire sempre e solo il minimo comune denominatore, od anche chi svolge questo compito in primo luogo come mestiere?Perché, ci sembra, un'aggregazione educativa vera non può mai essere "neutra". Altrimenti, come è destino per tutte le cose insapori, ben presto viene a noia. Anche perché, a ripensarci, la libertà non può significare mettere tutte le scelte, tutti i valori, sullo stesso piano, come in un mercatino di quartiere, dove ognuno può prendere ciò che più gli aggrada. Sennò, alla fine, ci troveremmo senza parole e senza ragioni convincenti di fronte a chi sceglierà la pasticca di ecstasy. L'esperienza insegna che il giovane è aiutato se sente accanto, in modo non oppressivo, persone non che lo blandiscono o che gli dicono "fai quel che ti pare": ma che gli dicono la verità, ovvero che gli propongono, concretamente, ideali capaci di dare senso e gusto alla vita.

Servizio di Paolo Guidotti

il filo, Idee e notizie dal Mugello, dicembre 1999 
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