Uno studio interessante e... preoccupante
promosso dalla Misericordia di Marradi
I danni in Mugello: una
stima del Servizio Sismico Nazionale
La locale struttura medica salva-vita
La storia dei terremoti mugellani
Di
recente la Misericordia di Marradi ha promosso una pubblicazione di grande interesse:
un libretto su “Come organizzare i primi soccorsi in caso di disastro nel Mugello”,
autori Federigo Federighi, medico dell’Emergenza e Riccardo Romeo Jasinski,
ufficiale del Corpo Militare della Croce Rossa Italiana, due esperti di protezione
civile. “Una popolazione tecnologicamente e socialmente avanzata, con un notevole
livello di qualità di vita –sottolinea Giulio Cesare Matulli, Governatore della
Misericordia marradese- deve essere culturalmente attrezzata e disporre delle
conoscenze basilari per intervenire con criteri di razionalità ed efficienza
in caso di calamità naturali. Questo nostro lavoro ha proprio un tale scopo:
dimostrare che con sforzi modesti –e qui entrano in ballo soprattutto le istituzioni),
con dotazioni di bassissimo costo è possibile informare e preparare una popolazione
ad agire correttamente ed efficacemente nelle ore immediatamente successive
all’evento calamitoso e che, prima dell’arrivo dei soccorsi istituzionali, è
possibile ridurre sensibilmente le sofferenze umane in termini di morti e feriti”.
E’ uno studio, quello commissionato dalla Misericordia di Marradi, che fa bene a tutti leggere. Soprattutto agli amministratori locali. Perché nel campo della Protezione Civile, insieme a positivi impegni da parte della Provincia e di qualche Comune, altri Comuni dimostrano nei fatti molto disinteresse e disattenzione, con piani di intervento spesso poco aggiornati e solo sulla carta. Occorre invece promuovere con maggior convinzione iniziative a vari livelli, per creare –dicono gli autori dello studio- “un’adeguata mentalità basata su una matura consapevolezza del rischio”. Per prepararsi frequentando corsi che insegnino quanto è necessario saper fare. E adeguando le attrezzature sanitarie di primo impiego. Non è una cosa che riguarda solo gli specialisti, ma tutti: “è possibile e indifferibile fare in modo che tutti conoscano le elementari tecniche di autoprotezione e di soccorso in ambiente disastrato, e che ognuno sappia dove andare, cosa fare e a chi rivolgersi nel caos e nella paura del disastro”.
Cosa accadrebbe in Mugello, secondo il Servizio Sismico Nazionale
Se la terra tremasse...
Lo studio promosso dalla Misericordia di Marradi contiene anche una... inquietante ipotesi di terremoto nel Mugello, con stime fatte solo alcuni anni fa dal Servizio Sismico Nazionale, che ha preso in considerazione l’epoca di costruzione delle abitazioni dei Comuni del Mugello-Val di Sieve (vedi tabella).

Secondo le previsioni gli edifici crollati sarebbero complessivamente 399, quelli resi inagibili 4282, e quelli danneggiati 1275. Si è calcolato, secondo parametri statistici, anche il numero di persone direttamente coinvolte: 632 sarebbero i morti e feriti, 7188 i senzatetto.
I due autori dello studio notano l’importanza di ridurre il tempo di attesa prima delle cure: “la presenza di medici di emergenza ben addestrati ed equipaggiati, già presenti sul posto e quindi in grado di cominciare immediatamente triage e terapie avanzate, può determinare un’importante differenza sul numero finale dei deceduti. Gli studi sul terremoto in Irpinia-Basilicata del 1980 ci dicono che i feriti estratti dalle macerie e morti nelle ore immediatamente successive potevano essere salvati in misura dal 25 al 50% se avessero ricevuto cure mediche avanzate sul posto, anziché più tardi negli ospedali di ricovero, come in effetti avvenne”.
Per questo gli autori puntano molto sulle risorse sanitarie locali: “Sappiamo che anche col più efficiente dei sistemi di protezione civile, al disastro succede un periodo di almeno 2-3 ore (probabilmente molto più) in cui non è ragionevole aspettarsi aiuti dall’esterno”. E ricordano che, in caso di catastrofe, nel Mugello sarebbero presenti almeno 8 medici di Emergenza, oltre a un numero ben più alto di medici di famiglia: “Ma senza precise istruzioni da applicare in caso di disastro la loro opera sarebbe improvvisata e caotica. Se invece già conoscessero un piano semplice, ma chiaro e ben noto a tutti, se conoscessero essi stessi le regole base di come bisogna muoversi in un ambiente stravolto e improvvisamente divenuto estraneo ed ostile, diventerebbero una forza capace di coordinarsi, costituire un importante riferimento, portare ordine nel caos, e più di tutto, salvare vite”. “Ma -concludono preoccupati- esiste una adeguata mentalità, cultura, del disastro nei medici di famiglia, nei medici emergenza e soprattutto nella popolazione?”
La struttura salva-vita
Otto postazioni di Emergenza Sanitaria Territoriale, dotate di ambulanza con medico a bordo: a Marradi, Firenzuola, Borgo San Lorenzo, Barberino, Pontassieve, San Piero/Scarperia, Vaglia e Dicomano; otto postazioni di guardia medica, a a Marradi, Palazzuolo sul Senio, Firenzuola, Borgo San Lorenzo, Pontassieve, Rufina, San Piero a Sieve e Dicomano. 60 medici di base negli 11 comuni della zona Mugello. Sono questi gli elementi “sanitari” censiti dalla ricerca. Elementi considerati cardine in ogni azione in caso di disastro.
DISASTRI TRA STORIA E FUTURO
Entro vent’anni?
“Sfortunatamente c’è unanimità tra i più prestigiosi istituti scientifici geologici e sismici sull’elevata probabilità che nei prossimi venti anni possa verificarsi un grave terremoto nel Mugello”. Non usa giri di parole lo studio di Jasinski e Federighi, per sottolineare l’importanza di un tempestivo lavoro di preparazione, come risorse umane e attrezzature, di un’efficiente protezione civile.
Che il Mugello fosse un’area a elevato rischio sismico lo si sa da tempo.
La storia ce lo insegna:
Il 13 giugno 1542 un terremoto del IX grado
causò crolli diffusi e inagibilità di gran parte del patrimonio edilizio, in
una ventina di località mugellane, e tra queste Barberino, Borgo San Lorenzo,
Scarperia e Vicchio. Le fonti storiche, pur imprecise, danno conto di molte
vittime: “dei 12 mila circa abitanti della zona –si legge nello studio- morirono
secondo fonti diverse da 500 a 120-150 persone, e il numero complessivo delle
case distrutte o rese inabilitabili fu da 1200 a 3000.
L’8 settembre 1611 un altro terremoto a Scarperia,
dell’VIII grado, che interessò anche la frazione di Cerliano: non si segnalarono
morti, ma gravi lesioni agli edifici.
il 5 aprile 1762 la terrà tremò a Sant’Agata
e Scarperia, con un’intensità del IX grado
il 26 ottobre 1843 si ricorda il terremoto a
Barberino di Mugello, dell’VIII grado
il 6 febbraio 1845, il terremoto di Borgo San
Lorenzo – Vicchio, dell’VIII grado
il 29 giugno 1919, il terremoto di Vicchio,
del IX grado, un evento questo –esso rappresenta uno dei terremoti di maggiore
magnitudo (6,2 della scala Richter) verificatisi nel corso dell’ultimo secolo
nell’Appennino settentrionale- molto studiato, e del quale si ha abbondante
documentazione degli effetti prodotti.
Sui 70 mila abitanti dell’epoca, il numero dei
morti fu di oltre 100, quello dei feriti di oltre 4000, con migliaia di senzatetto.
I principali effetti sul territorio furono fessure nel terreno e grosse frane,
la strada tra Vicchio e Rupecanina fu interrotta da una frana, e lo stesso la
ferrovia fra Vicchio e Dicomano, a Rostolena nel terreno si aprirono grandi
spaccature e crollò parte della strada, il ponte della provinciale tra San Piero
e Scarperia riportò gravi sconnessioni; la strada Castagno d’Andrea-San Godenzo
fu bloccata da massi. Le sorgenti si intorbidarono a San Godenzo (dove ne scomparvero
alcune e se ne formarono di nuove fra le quali alcune sulfuree) e Dicomano.
A Vicchio delle 1500 case che formavano il paese,
ne crollarono 700, 500 divennero inabitabili e le restanti riportarono danni.
L’area di grave danneggiamento comprese altri
70 centri abitati e si estese, oltre che nel Mugello, anche nell’alto Casentino,
nel Valdarno e nella parte appenninica della Romagna, dove gli edifici erano
stati già danneggiati dal terremoto del 10 novembre 1918.
A Borgo San Lorenzo più di tre quarti delle
abitazioni risultò inabitabile; furono gravemente danneggiate la Pieve e il
santuario del SS. Crocifisso; le due ciminiere della fabbrica Brunori si spezzarono
a metà.
A San Godenzo la maggior parte delle case risultò
inabitabile; la chiesa, monumento nazionale, riportò danni gravissimi.
A Dicomano si verificò il crollo della torre
dell’orologio, alcune case crollarono e molte subirono gravi lesioni.
A Luco di Mugello l’ospedale riportò gravi danni, e i ricoverati dovettero essere trasferiti. © il filo, Idee e notizie dal Mugello, novembre 2001

