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La copertina di questo mese
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STORIA LOCALE

TERREMOTO DEL 1919.

LA MEMORIA, IL PRESENTE

 

(in anteprima, dalla presentazione del volume “Il terremoto del 1919 nel Mugello. La memoria, il presente”)

  

C’è qualche cosa di mostruoso e di implacabile che grava sull’Italia.

Anche la Natura, come gli uomini, ha invidia di questa terra benedetta da tutte le bellezze, angustiata da tutte le maledizioni.

 

Si è appena placata la guerra che ci insanguinò dal capo ai piedi, ... che la violenza brutale di elementi in rivolta si scatena su di noi, devastatrice e crudele, aprendo nuove ferite. Il ridente e quieto Mugello è squassato dal terremoto; le piccole case di piccoli paesi cadono sotto l’urto formidabile ed improvvisano pietosi cimiteri fra le rovine tumultuose.”(Il Nuovo della Sera, 30.06.1919)

 

 

 

Il terremoto del 29 giugno 1919, pur non essendo tra i più forti, deve essere considerato tra i maggiori terremoti della storia sismica italiana, fortunatamente non per le conseguenze in termini di vittime e di estensione dell’area danneggiata, ma certamente per l’influenza che ebbe sulle popolazioni colpite.

 

“Possiamo dire, senza iperboli, che la Toscana, che Firenze anzi, perché il Mugello siamo abituati a considerarlo ed amarlo come il nostro giardino, ha avuto la sua Avezzano, la sua Storia, la sua piccola Messina!” (La Nazione, 30.06.1919)

 

La scossa principale avvenne alle 16 e 06 (magnitudo 6.2, intensità epicentrale IX grado della scala Mercalli) e colpì un’area che comprendeva l’intero Mugello e la cosiddetta bassa Val di Sieve, il Casentino sino a Bibbiena e quasi tutta la Romagna Toscana. I comuni più danneggiati furono Vicchio, S.Godenzo, Borgo S.Lorenzo, Scarperia, Dicomano, Barberino di Mugello, Poppi e Bibbiena.

 

Complessivamente si contarono 100 vittime (70 delle quali solo nel territorio di Vicchio), circa 400 feriti, mentre le case distrutte o rese inabitabili furono oltre 800 soltanto in Mugello.

 

L’entità del disastro non venne subito compresa, nonostante lo scuotimento fosse stato avvertito fortissimo anche a Firenze. I soccorsi “organizzati” dell’esercito giunsero sul posto solo la mattina del 30 giugno, mentre i primi a recarsi sui luoghi colpiti furono la Misericordia di Firenze, che fece partire le auto alla mezzanotte, e la CRI che pure inviò, verso le 2, i propri camion.

(...)

 

Questo volume, che nasce grazie al contributo della Regione Toscana, alla collaborazione dell’Osservatorio Ximeniano di Firenze ed alla disponibilità di Aldo Giovannini, profondo ed appassionato conoscitore della storia locale, si articola in due parti, la cronaca del terremoto e gli anni del dopo terremoto, integrate da un dossier di approfondimento su alcuni temi specifici e da una appendice che raccoglie le principali norme e disposizioni legislative emanate a seguito dell’evento. Il terremoto del 29 giugno 1919 può essere considerato emblematico del problema sismico in Italia. Un livello di sismicità non elevato, come nel Mugello, largamente diffuso nel nostro Paese, che mette in gioco energie contenute, determina, tuttavia, gravi conseguenze sul territorio a causa della fragilità del patrimonio abitativo, per la gran parte “vecchio” e non sismicamente protetto. Proteggere il patrimonio abitativo, adottando quanto previsto dalle norme tecniche per le nuove costruzioni e per le costruzioni esistenti, è l’unica azione efficace per la riduzione del rischio sismico.

Obiettivo della pubblicazione è restituire ai cittadini la memoria di quanto accadde, puntando lo sguardo al passato ma conservando, tuttavia, coscienza del presente. Riconsiderare oggi l’impatto che la scossa del 29 giugno ebbe sul Mugello ha infatti lo scopo di far crescere la consapevolezza della popolazione sull’esistenza di un pericolo che caratterizza il territorio in cui vive: la sismicità; pericolo che può restare tale e determinare conseguenze limitate solo se si sviluppa una maggiore coscienza civile e responsabilità individuale verso il problema e verso la sua soluzione.

 

 © il filo, Idee e notizie dal Mugello, ottobre 2004

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