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La copertina di questo mese
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arte - cultura
IL LIBRO DEL MESE
Rubrica a cura di GABRIELE RAVEGGI

La copertina del libroLa speranza a caro prezzo
di Tonino Bello

E', come si dice, freschissimo di stampa l'ultimo libro di Tonino Bello "La speranza a caro prezzo - L'utopia della pace", promosso dalla fondazione che porta il suo nome e pubblicato da San Paolo. E non può essere solo coincidenza che questa raccolta antologica di testi sulla pace veda la luce proprio quando la pace è infranta, per l'ennesima volta, poco oltre i nostri giardini. Ogni pagina scritta tra il 1985 e il 1992 diventa quindi profezia oggi che tutti i rischi paventati e denunciati dal vescovo di Molfetta nella sua troppo breve vita tragicamente si avverano nelle terre slave.

Proprio in occasione della sua nomina a presidente di Pax Christi poneva le condizioni necessarie per essere operatore di pace: "Riconciliarsi con se stessi, con il fratello vicino, con Dio" così come "il pellegrinaggio più faticoso è quello che porta l'uomo, dalla periferia, al centro del proprio cuore. Il più lungo quello che conduce alla casa di fronte, sullo stesso pianerottolo. Il più serio, quello che porta all'incontro con Dio".

Oggi, con le immagini quotidiane di ciò che distrugge il conflitto pensiamo anche che "con la spesa necessaria per costruire un caccia a reazione da guerra, si potrebbero aprire 40.000 farmacie nel Terzo Mondo" e pensiamo a quanti caccia si alzano contemporaneamente oggi. "Come pure è una vergogna nazionale che l'Italia, con una mano, aiuti i paesi sottosviluppati mediante sovvenzioni, collette, stanziamenti pubblici, pacchi Unicef e, con l'altra, esporti, negli stessi paesi, aerei Tornado e carri armati".

Ed impressionante è l'attualità della risposta ad un giornalista che gli chiedeva perché gli insegnamenti del Papa sulla pace siano accolti così freddamente: "Gli ho detto che scendere dai pinnacoli festivi del tempio sulle viottole feriali del quotidiano è incredibilmente faticoso se in noi credenti il fascino dei principi prevale sulla seduzione della prassi, è perché sembra così meritoria la contemplazione delle sporgenze utopiche, che ci sentiamo assolti dalla latitanza sui crinali delle scelte concrete e nella Chiesa c'è l'incapacità di scorgere i legami di raccordo tra i tantissimi gesti profetici, pur presenti a fondo valle, e le grandi affermazioni teoriche dei vertici ecclesiali".

"Dire che ogni apparato di guerra, anche se non verrà mai messo in funzione, è una violenza profonda che corrode alla radice la logica del Vangelo, è compito dei profeti. E guai ad essi se, temendo il comportamento dei benpensanti, o arrestandosi dinanzi alle seducenti ragioni del buonsenso, o sentendosi minacciare dall'accusa di fondamentalismo, o privilegiando il realismo dei piedi per terra sulla sacra ingenuità dell'utopia, dovessero pronunciare per metà l'unica parola, shalom, per la quale sono abilitati a parlare con forza"

"La guerra, no; ma se occorre difendersi dai pazzi, sì. La guerra organizzata da una sola potenza, no; ma se promossa dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite , sì. La guerra, no; ma mettersi la divisa di guerra, si. Le armi, no; ma lubrificarle perché accechino il nemico con sinistri baleni di terrore, sì". Di fronte a questi tentennamenti, attualissimi anche oggi, l'invito di don Tonino è di innalzare il cartello "No alla violenza" che vuol dire soprattutto: no alla guerra come mezzo risolutore dei conflitti.

© il filo, aprile 1999
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