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Copertina gennaio 2008
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LA FAMIGLIA SCARETTI, PROPRIETARIA DEL CASTELLO MEDICEO

70 anni al Trebbio

La bellissima facciata del TrebbioIl castello mediceo del Trebbio è senz’altro uno dei principali edifici storici del Mugello. Importante per storia, importante per architettura. E se ancora oggi l’antica torre svetta sul versante sud della vallata, è per merito degli attuali proprietari, la famiglia italo-inglese Scaretti, che settanta anni fa acquistò all’asta, per un milione di lire, l’intera tenuta. Fu Enrico Scaretti, banchiere, a partecipare all’asta, con l’aggiudicazione fatta a lume di candela e con il banditore che ricevette quell’unica offerta. Il banchiere romano acquistò il Trebbio come regalo per sua moglie, l’inglese Majorie Jebb, in occasione del loro secondo anniversario di nozze. Certo, fu un “pensierino” originale.

E se la signora inglese forse sognava un piccolo “cottage”, quando si trovò a salire i malfermi scalini che portavano alle sale costruite nel lontano 1427 da Michelozzo Michelozzi, insieme al marito e guidati dal guardiacaccia Olinto, si mise a piangere, non si sa se per la commozione o la preoccupazione.

Interno del castelloMa ben presto il Trebbio, il cui tetto era crollato e i boschi intorno distrutti, rifiorì. In soli undici mesi 75 operai ricostruirono gran parte degli ambienti e poi si procedette a un forte rimboschimento dell’area, dove, negli anni ’30, vivevano circa 200 persone (oltre 400 se si comprende anche la fattoria di Cafaggiolo). E uscì indenne anche dal periodo bellico, pur non mancando i progetti di abbatterlo.

Se ora il Trebbio, con la sua storia e la sua architettura, è giunto fino a noi, lo si deve dunque all’amore per questo castello da parte degli Scaretti, prima Enrico e Majorie ed ora il figlio Lorenzo, che abita fra il Trebbio e Roma, e che è un noto artista.

La bellissima veduta dalla torre del castelloQuando porta gli ospiti nel grande parco, o concede loro il privilegio di salire sulla torre, da dove si domina l’intero Mugello, Lorenzo Scaretti non trattiene il suo amore per questo straordinario monumento mediceo –che definisce “l’anello mancante tra l’architettura medievale e quella rinascimentale”- e ne ripercorre la lunga storia, dal nome, derivante dal latino “trivium”, importante incrocio di strade, che in epoca etrusca presupponeva l’esistenza di un cimitero. Poi nel 900, in epoca longobarda, la torre, e ancora le mura fatte costruire da Matilde di Canossa ai suoi feudatari del luogo, gli Ubaldini.

Altro internoIn seguito si giunge alla proprietà medicea, con la famiglia fiorentina che prima fa costruire Cafaggiolo per un cugino di Cosimo il Vecchio e poi radicalmente modifica l'antico fortizio, già degli Ubandini, del Trebbio. Chiusa la pagina dei Medici, il Trebbio divenne, per due secoli, anche monastero, ceduto all’ordine religioso dei Filippini. Dopo il nuovo cambio di proprietà dovuto agli espropri dello Stato italiano ai danni delle proprietà ecclesiastiche, il Trebbio, così come Cafaggiolo e il Palagio, fu acquistato dai Borghese, che evidentemente non si curarono molto del maniero, visto che quando Scaretti lo acquistò, era ridotto in pessime condizioni.

Ora invece è uno splendore, dentro e fuori: la lunga pergola, il parco, le sale decorate, la torre. E nei suoi saloni, dopo personaggi come Giovanni dalle Bande Nere e Amerigo Vespucci, è tornato a ospitare regine  (Olga ed Elena di Grecia), Giovanni Gronchi, già presidente della Repubblica italiana, il primo ministro del Lussemburgo, ambasciatori inglesi e altre personalità.

Essendo residenza privata, il Trebbio non può essere interamente visitato, ma in parte sì, a piccoli gruppi –massimo 30 persone- su appuntamento, telefonando a Rino, il giardiniere. E il castello si apre periodicamente a iniziative culturali e di solidarietà, come d’estate, per una “Fierucola” molto frequentata e apprezzata (almeno negli anni in cui è stata dal comune di San Piero adeguatamente pubblicizzata, cosa che per l’ultima edizione non è accaduta), e per manifestazioni e cene a favore della Misericordia.

Lorenzo Scaretti durante l'intervistaScaretti pensa anche al futuro, e non si nasconde le difficoltà. “E’ molto più difficile mantenere i monumenti attraverso i decenni, che creare nuove strutture. Sì, sto pensando al futuro del Trebbio, dopo di me, e vorrei una sistemazione consona al luogo. Sinceramente preferirei evitare qualche magnate che si fa la grande villa, o la rock-star cinese. Penso a qualcosa di utile alla zona, coerente con la storia dell’edificio, ricordando che è un bene mugellano e fiorentino”.

Quel che è certo è che il Trebbio non è in vendita, anche se talvolta appaiono annunci di fantomatiche vendite del Trebbio da parte di immobiliaristi. Dice Scaretti: "Suppongo lo facciano per farsi pubblicità gratuita", ma lui è troppo innamorato del Trebbio e ci congeda ricordando un episodio significativo: “Sa cosa rispose Lord Harold Acton a chi gli chiese perché avesse scelto un’immagine del Trebbio per la copertina del suo libro dedicato alle Ville Toscane? Rispose, “What else?”, che cos’altro avrei dovuto mettere...?"

Paolo Guidotti

 

IL CASTELLO DEL TREBBIO – UNA BREVE STORIA

Scaretti mostra ad Aldo Giovannini alcuni documenti Il Trebbio è una delle costruzioni più antiche della vallata mugellana e risale, come fortilizio e torre di guardia, ai tempi dei longobardi e successivamente, undicesimo secolo, al tempo di Matilde di Canossa.

Nel 1427, per ordine di Cosimo il Vecchio, l’architetto Michelozzo Michelozzi costruì il Castello sopra l’antichissimo fortilizio come luogo di villeggiatura e padiglione di caccia, posto sopra una collinetta circondata, ai cui piedi troneggiava già il castello di Cafaggiolo, residenza primaria della famiglia medicea dopo il 1452: il Trebbio, se così si vuol dire, era il cugino “anziano" del più sontuoso Cafaggiolo. Questo splendido maniero divenne proprietà nel tempo di Pier Francesco (1430-1476) successivamente del figlio Giovanni detto “il popolano” (1467-1498) facente parte del ramo cadetto dei Medici, il quale non disdegnava nell’ospitare illustri personaggi come Amerigo Vespucci che fu al Trebbio nel 1476 durante la peste che infestò Firenze e poeti ed artisti come Donatello, il Poliziano, Pico della Mirandola, Luigi e Luca Pulci, Marsilio Ficino. Giovanni “il popolano” durante una ambasceria nella Signoria di Forlì, Faenza e Imola, conobbe la leggendaria Caterina Sforza Riario (1462-1509), già due volte vedova, coraggiosa condottiera, (fu una delle rarissime donne che non si sottomise a Cesare Borgia, il Duca Valentino) che divenne sua moglie e da questa unione nacque l’unico loro figlio, chiamato Lodovico (1498-1526), più noto poi come Giovanni Dalle Bande Nere. Questi sposò una cugina di terzo grado, Maria Salviati, ebbe un figlio, Cosimo (Cosimo I Granduca di Toscana) e morì a soli 28 anni per le gravi ferite riportate durante uno scontro contro i francesi a Pavia.

La lapide posta dagli attuali proprietariIl Castello del Trebbio, morta Maria Salviati fu nel corso di quegli anni poco frequentato servendo solamente per battute di caccia poiché Cosimo I con la moglie Eleonora di Toledo preferiva Cafaggiolo. Finalmente nel 1644 la proprietà fu acquistata dal fiorentino Giulio Serragli, che lasciò eredi di tutto il complesso la Congregazione dei Padri Filippini. Molte furono, fra ‘700 e 800, le vicissitudini del Trebbio e la proprietà dai Filippini passò per una serie di oscure ragioni ad un certo Oreste Codibò, nipote del vecchio amministratore dei Filippini, il quale accumulando moltissimi debiti con una vita dissoluta, fece sì che il Trebbio venisse acquistato nel 1882 dal principe Marcantonio Borghese, già proprietario del Castello di Cafaggiolo, della fortezza Medicea di San Piero a Sieve e di Villa Il Palagio di Scarperia. Il Trebbio fu abbandonato e nel 1936 che Enrico Scaretti, di antica famiglia liberale piemontese radicata in Roma dove era proprietario di un Istituto di Credito (Banca Scaretti) acquistò all’incanto tutto il complesso monumentale, e con la moglie, Marjorie Jebb di antica nobiltà inglese, ha riportato agli antichi splendori il Castello mediceo.

Aldo Giovannini

 

- foto di Andrea Lapi -

© il filo, Idee e notizie dal Mugello, gennaio 2008

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