Link alla Homepage
Menu

La copertina di questo mese
La copertina di questo mese
Articoli
Personaggi

RICORDO DI DON VALLESI, RECENTEMENTE SCOMPARSO

Il "mio" don Angelo: Eri il battitore libero della Chiesa
di Giampiero Giampieri
Don Angelo, una carezza di Cristo
di Tamara Rossi

Don Angelo, prete e amicoDon Angelo Vallesi, al centro, insieme a don Domenico Naldoni a sinistra e a don Rodolfo Cinelli a destra

Ho conosciuto don Angelo Vallesi una mattina del 1976. Sono quasi sicuro che fosse settembre. Il luogo? L'aula della III A del Liceo Scientifico Statale di Borgo San Lorenzo. Rimasi subito colpito da quel prete magro, con i capelli neri, giovane più o meno quanto lo sia io adesso, che era entrato, presentandosi come il nuovo insegnante di religione. In effetti, non era cosa comune, che uno studente liceale, per lo più in età di estremismo politico oserei dire quasi fisiologico, rimanesse colpito dall'insegnante di religione. Ma don Angelo non era un professore di religione comune, anzi, a distanza di anni e grazie ad un'amicizia più che ventennale, posso dire che non era un uomo e un sacerdote comune. Del luogo e dei ruoli legati a quell'incontro, mi è rimasto sempre il rivolgermi a lui con il "lei" reverenziale.

In questi primi giorni in cui don Angelo non è più tra noi ho riflettuto molto su ciò che fin dall'inizio lo aveva reso ai miei occhi speciale prima come insegnante poi come sacerdote ed amico. E di motivi ne sono emersi a tal punto tanti, che vi è l'imbarazzo della scelta. Don Angelo era profondo, sensibile, originale, e, non per ultimo, simpatico. Ma soprattutto era un uomo colto, mai superficiale e tanto meno banale. Per molti - e forse in primo luogo per lui stesso - non saranno state le facce più importanti della sua poliedrica figura. Importanti, anzi molto importanti, invece lo erano per me, persona dotata di un'indole più razionale che spirituale. Questo era un aspetto di don Angelo di grande stimolo, e tale da indurmi, dopo aver parlato con lui, a lunghi periodi di riflessione su tutto ciò di cui avevamo discusso. Trovavo davvero fuori dal comune la sua capacità di spaziare, partendo dalla lettura di un brano del Vangelo o di un articolo di giornale o di rivista, all'interno della sfera filosofica, inquadrando con naturalezza i problemi nel contesto delle elaborazioni teoriche di Teilhard de Chardin, Maritain o Guitton; e ancora, avvertivo come straordinario il suo muoversi con sicurezza, nel corso delle sue lezioni in classe o delle sue omelie o dei suoi interventi di vario tipo, all'interno dei diversi filoni del pensiero filosofico, trattando con rigorosa competenza le teorie di Hegel, Schopenhauer, Feuerbach, Sartre etc.

Interessante ed originale ritengo anche la sua idea che, per vivere la fede e attualizzarla, sia indispensabile conoscere la realtà che ci circonda e da qui la sua convinta opera di sensibilizzazione sull'importanza dell'informazione e dell'approfondimento. Ricordo che alla fine degli anni Settanta, sostenendo che per far parte di un'epoca bisognava scegliere di appartenervi, regalò ad un gruppo di una ventina di ex-liceali l'abbonamento per un anno a riviste quali "Dimensioni Nuove", "Aggiornamenti sociali", "Civiltà cattolica".

E ancora le sue sollecitazioni ad apprezzare qualche particolare angolo di Firenze o di Roma o qualche brano di musica classica o di alta poesia, magari ricorrendo al nome, che per lui sembrava avere un significato quasi taumaturgico, di don Gino Bressan; le sue preoccupazioni per il verde Mugello, minacciato dalla speculazione edilizia; il suo impegno per cercare di ridurre e, se possibile, annullare quella che chiamava la "distanza psicologica" esistente fra gli abitanti dei diversi paesi della nostra vallata.

Naturalmente don Angelo non era solo questo, ma era certamente anche questo.

Di don Angelo rimarrà sempre impressa nella mia memoria e, spero, nella mia sensibilità, la sua grande capacità di ascoltare, di consigliare, di stimolare; in una parola la sua capacità di insegnare. Credo, infatti, che il suo carisma più grande fosse proprio quello di esser un sacerdote capace di insegnare; insegnare, ad esempio, anche a pregare, e quindi ad essere persone di fede. Ed è per questo che quando seppi che gli era stato affidato il compito di contribuire alla formazione di futuri sacerdoti ne gioii, assolutamente convinto che avrebbe fatto un ottimo lavoro.

Una volta, quando era stato da poco chiamato ad insegnare all'Istituto Teologico "don Orione" di Monte Mario, gli chiesi come si trovava nel nuovo ruolo. Mi rispose: "Bene, anzi molto bene; ma vedi, Bruno, in questo nuovo incarico, sai quale è la mia grande preoccupazione? Quella di formare non tanto bravi preti, che non sarebbe merito mio, né preti cattivi, che forse non sarebbe neanche colpa mia; la mia grande preoccupazione è di formare preti inutili, e questa sarebbe davvero responsabilità mia!"

Ecco, caro don Angelo è con queste parole e con questo "tu" confidenziale che voglio ricordarti. E così parafrasando questa tua frase, voglio dirti che tu per me sei stato un amico importante, un insegnante eccezionale ed un bravo prete. In verità, non so dire se per qualcuno tu sia stato un cattivo prete, tutto è possibile; di una cosa però sono certo, tu nella tua vita non sei davvero stato un prete inutile!

Bruno Becchi

  

IL "MIO" DON ANGELO

Eri il "battitore libero" della Chiesavallesi2.jpg (16178 byte)

Le abbiamo ricordate spesso, mia moglie ed io, quelle serate di preparazione al matrimonio, attorno al tavolo del suo studio, leggendo a tre il Cantico dei Cantici. Non solo nel periodo della malattia e subito dopo la notizia della morte, ma ogni volta che, in un modo o nell'altro, c'interrogavamo sul nostro matrimonio. C'erano delle situazione nelle quali Don Angelo dimostrava di possedere doti formidabili: spezzettare e rendere comprensibile la parola di Dio era quella - per chi scrive - più ragguardevole. Poi era un vero e proprio arsenale d'idee, alcune geniali, altre davvero strane. Siccome a me capitava spesso di fargli notare le seconde, ne nascevano delle accalorate discussioni, continuate anche per telefono - per lui una vera e propria protesi - dopo il suo trasferimento a Roma. La sua chiamata non arrivava mai prima delle 23, e rispondeva ad un'illuminazione irrefrenabile che doveva, per forza, comunicare a qualcuno. Era il "bambino" che era in lui, e che lo faceva entrare con facilità in sintonia anche con i più piccoli. Ricordo un pomeriggio d'un paio d'anni fa a Roma con le bambine: riusciva con grande maestria ad interessarle, quasi giocando, ai monumenti che visitavamo.

Sono convinto che le funzioni svolte nella Chiesa in generale e nella famiglia orionina in particolare, per lui fossero, allo stesso tempo, congeniali e "strette". Aveva un'irrequietezza di fondo, propria di un'intelligenza vivacissima e curiosa che lo portava a spaziare a 360 gradi. Certo è che riusciva a lasciare il segno, ed in profondità, nelle persone che incontrava. Nella Chiesa dovrebbe essere codificata la funzione del "battitore libero", una sorta di girovago invitato, certo con discernimento, a rispondere agli impulsi dello Spirito. E sono proprio coloro che hanno un forte radicamento -Don Angelo sentiva tantissimo la Chiesa e la propria congregazione come famiglia - che sanno navigare in mare aperto. "Quanto mi è giunto finora di sostegno, - scrive nel suo ultimo scritto - di comunione spirituale, di affetto da parte della nostra famiglia, da parte di voi tutti, mi fa sentire come in una gestazione nel grembo della madre-Congregazione". Ed in una recente circostanza: "E' la famiglia ad educare. Nel rinnovamento spirituale, o si riparte insieme, o non si riparte affatto"!

Si capiva bene che per lui l'amicizia era una cosa importante, ed è per questo che era proteso ad allargarne la cerchia. Tutte le persone per essere tali hanno bisogno d'amicizia. E' l'Eucarestia che costruisce la Chiesa, ma è pur vero che nel racconto dell'ultima cena che ci ha lasciato l'evangelista Giovanni, l'amicizia rifulge di una luce vivissima: "Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamati amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre l'ho fatto conoscere a voi". Com'è bello e vero pensare alla Chiesa come agli amici di Gesù! Amici nella verità, che si correggono tra loro perché davvero si vogliono bene. Don Angelo, con la stessa generosità con la quale stimolava a migliorare chi gli stava intorno, accettava d'essere pure lui corretto.

L'amicizia è realmente - si potrebbe dire - l'ottavo sacramento. L'amicizia, quella vera, è una forza che non conosce tempo e distanze, accordi o disaccordi. Non è sottoposta alla corruzione delle cose create e rappresenta davvero una prospettiva appagante.

Ed è con la chiave di un'amicizia così che si possono comprendere meglio queste parole, tratte sempre dal suo ultimo scritto, vergato pochissimo tempo prima di quel sabato santo nel quale è andato incontro alla Pasqua: "A questo punto, sento che il desiderio della salute viene scavalcato da quello di una rassomiglianza più netta, più definita con nostro Signoreè certo opera dello Spirito; sia lui a portare a compimento il tutto!"

Giampiero Giampieri

 

 

Don Angelo, una carezza di Cristo

Tutti nella vita abbiamo

bisogno di qualcuno

nel quale ritrovarci con la

nostra esperienza umana.

Tutti nella vita abbiamo

bisogno di qualcuno

che ci indichi la via per

ritrovare il nostro io più vero.

Tutti nella vita abbiamo

bisogno di qualcuno

che ci precede nelle stupende

e ardue vie di Dio.

Don Angelo per me è stato questo qualcuno:

una carezza di Cristo, che mi ha

cambiato la vita.

TAMARA ROSSI - SAN PIERO A SIEVE

 

© il filo, aprile 1999
Cerca in questo sito gli argomenti sul Mugello che ti interessano powered by FreeFind
Copyright © 2006 - Best viewed with explorer - webmaster Stefano Saporiti contatti: info@ilfilo.net, Tel. 333 3703408