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VALORI, STATUTO REGIONALE E CONSIGLIO COMUNALE BORGHIGIANO

E se andassimo oltre gli schieramenti?

Carlo Incagli, capogruppo di Forza Italia/Ccd  a Borgo San Lorenzo ci ha inviato questa nota, sul recente dibattito in consiglio comunale sul nuovo statuto della Regione Toscana. Un contributo che volentieri pubblichiamo. Auspicando che il dibattito si allarghi ancora: le pagine del “Filo”, non ci stancheremo di ripeterlo, sono a disposizione di tutti coloro che abbiano riflessioni e idee da offrire.

Qualche settimana fa il Consiglio Pastorale della parrocchia di Borgo San Lorenzo ha fatto pervenire a tutti i gruppi consiliari un documento di indicazioni e proposte per la redazione del nuovo Statuto regionale. Un documento molto interessante, con tanti spunti.

Mesi fa il consiglio comunale di Borgo San Lorenzo aveva discusso un aspetto settoriale dello Statuto Regionale, relativo al ruolo delle Comunità Montane: in quell’occasione facemmo osservare che sarebbe stato meglio dedicare un’attenzione complessiva al tema, discutendo dei contenuti dello Statuto, in Commissione e in Consiglio. Come spesso accade, la nostra proposta restò inascoltata.

Adesso il Consiglio Regionale ha iniziato già a votare i primi articoli dello Statuto, che nei prossimi mesi dovrebbe essere approvato. Pensavamo fosse giusto che anche le questioni proposte dal Consiglio Pastorale trovassero ascolto, e se ne discutesse in Consiglio comunale. Visto però che nessuno si muoveva, abbiamo pensato di proporre noi il documento, che ricalca quasi integralmente il testo inviato dalla parrocchia. Non per “confessionalismo”, ma perché condividiamo in pieno quei contenuti. E speravamo di trovare assonanze e convergenze “trasversali”, anche nelle fila della maggioranza.

Queste convergenze ci sono state solo in parte. Così come sono emerse nel dibattito opinioni e giudizi –certo legittimi-, fortemente critici e antitetici rispetto al documento del consiglio pastorale.

Ci dispiace a questo proposito rilevare come dalle fila della stessa maggioranza di centrosinistra non si siano udite voci per contestare e controbattere a giudizi pesanti sulla Chiesa e sulla visione cristiana della vita. Anzi, ci si è più impegnati ad evidenziare le nostre “contraddizioni”, e a sottolineare le lacune e le incongruenze del documento della parrocchia, che si è cercato di contrapporre a documenti del magistero ecclesiale.

Alla fine –forse perché l’avevamo presentato noi?- i consiglieri borghigiani della Margherita presenti non se la sono neppure sentita di votare a favore del documento, ma hanno preferito astenersi. Si sono astenuti sulla richiesta di prevedere nello statuto regionale la centralità della persona umana, la famiglia fondata sul matrimonio, la sussidiarietà. Ancora una volta stentiamo a capire. Faccio una sola considerazione finale: l’episodio ripropone un problema che certo non è solo dei cattolici che militano nell’Ulivo, ma anche in coloro che operano nel centro destra. Quello del rischio della sudditanza ad altri modi di pensare e impostazioni culturali, per mere logiche di schieramento. Così spesso si tace e si acconsente, spesso ci autocensuriamo. Nel centro destra alcune prese di posizione, o forse meglio “sparate” propagandistiche gratuite, contro gli immigrati e la loro condizione di disagio, la promozione di un liberismo esasperato, che non tiene conto delle differenti condizioni socio economiche iniziali di ogni soggetto, così come una mancanza di una forte attenzione e tutela per gli “ultimi” e le loro necessità, mi creano questi dubbi di appartenenza. Ma il fenomeno mi sembra particolarmente evidente nella sinistra, dove sui valori che contano si è sempre più omologati. Tanto da voler fare, per le europee, una lista comune e un gruppo comune tra socialisti, ex-comunisti, ex-popolari. Ma c’è da chiedersi cosa hanno in comune? Una stessa visione della vita e della società, una stessa visione della famiglia e della difesa della vita? E su temi come la droga e l’eutanasia, o la scuola sono uniti? Mi ha fatto piacere vedere a livello nazionale la Margherita, anche se non tutta, sostenere la legge sulla procreazione assistita, mentre la sinistra si è schierata con durezza contro, con le solite accuse rivolte ai cattolici di oscurantismo. Ma mi chiedo se è sufficiente invocare solo “la liberta di coscienza” per giustificare queste forti divisioni. E mi chiedo anche perché, a livello locale, i cattolici della Margherita siano più realisti del re, cioè così restii a prendere posizioni diverse da quelle sostenute dalla sinistra. La cosa è resa ancor più difficile da capire perché si tratta di  documenti (odg sulla famiglia e statuto regionale) che non hanno nessun valore “programmatico”, al limite in grado cioè di rompere il patto con gli elettori, ma solamente politico, basato quindi su progetto di società che vorremmo realizzare. In un mondo che crediamo debba tendere alla libertà, come valore e bene supremo, mi accorgo che troppo spesso la politica ed i suoi operatori antepongono come valore principale lo schieramento, come mezzo per il raggiungimento e/o la detenzione del potere.

Carlo Incagli

 © il filo, Idee e notizie dal Mugello, dicembre 2003

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