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Copertina mese di ottobre '08
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UN HOTEL EXTRA-LUSSO PER IL MUGELLO

Risorge Villa Le Maschere

 Ormai l’inaugurazione è prossima. E si festeggeranno due eventi: da una parte il recupero di una delle più importanti ville storiche del Mugello, dall’altra l’apertura della più ricca e straordinaria struttura turistico-ricettiva che la vallata abbia mai avuto. Era la Villa Le Maschere, e sarà l’Hotel Villa alle Maschere, della catena alberghiera “UNA”, del gruppo Fusi, una catena di hotels e resorts presenti in tutta Italia, ventisette strutture, in gran parte metropolitane che nel 2007 hanno fatturato ben 57 milioni di euro.

A primavera si aggiungerà alla catena il grande albergo mugellano. Un investimento consistentissimo, nell’ordine dei 40 milioni di euro –escluso l’acquisto iniziale e gli arredi, ancora da collocare e in parte da scegliere-, che può senz’altro essere classificato come “moderno mecenatismo”. Riccardo Fusi, presidente del colosso fiorentino dell’edilizia, l’impresa Baldassini-Tognozzi-Pontello, è infatti barberinese e l’aspetto affettivo, nella scelta di acquistare dai Gerini-Montezemolo il “rudere” delle Maschere per farne un grande albergo deve aver pesato molto. “Qualunque altro imprenditore –dicono sottovoce i suoi collaboratori- avrebbe desistito, perché un’analisi dei freddi numeri porta a concludere che è un’operazione, sul mero piano economico, che rischia di non aver significato. Mentre render vita a un monumento così importante sicuramente un significato ce l’ha”. E la passione che la famiglia Fusi ha messo in questa impresa è testimoniata anche dal fatto che la sorella di Riccardo, Milva Fusi,  si stia occupando personalmente degli arredi, scegliendoli camera per camera.

Le Maschere sarà così il fiore all’occhiello del gruppo alberghiero UNA, con i suoi ambienti principeschi, le sue camere ricche di storia, le due straordinarie facciate, che sembrano di due palazzi completamente diversi tra loro, la sua collocazione dalla quale si domina la vallata mugellana, circondata dal verde, e impreziosita da un parco secolare di 19 ettari –ricco di essenze rare e alberi monumentali, con 4 km e mezzo di sentieri romantici-, progettato nell’Ottocento dall’ing. Poggi (autore  della sistemazione urbanistica di Firenze, e in particolare del viale dei Colli e piazzale Michelangelo) e dalla prossimità del lago di Bilancino, sul quale i clienti dell’albergo potranno avere un approdo riservato.

IL RESTAURO

Quando si apprende che ben 20 milioni di euro è stato il costo dei lavori di restauro interni, pavimenti, decorazioni, si resta stupiti. Ma visitando gli ambienti si capisce ben presto il perché. Il recupero de Le maschere è sicuramente fuori del comune, ai limiti del perfezionismo. Del resto, spiegano progettista e direttore dei lavori –Enrico Folesani e Vanni Berlincioni-  “qui non si trattava di mero restauro conservativo, perché da conservare c’era ben poco”. La grande villa, abbandonata per decenni, era infatti in condizioni drammatiche: tetti e solai crollati, con la pioggia che penetrava all’interno. Non a caso, all’avvio dei lavori, la prima cosa che la Soprintendenza ha preteso è stata la copertura provvisoria dell’immobile, con tubi metallici e lamiere –solo di morsetti ce ne son voluti 62 mila!-, con un costo, solo per la copertura, di oltre un milione di euro.

E ciò che non sono riusciti a distruggere il tempo e gli agenti atmosferici, ci hanno pensato gli uomini a completarlo. Quello che c’era da rubare è stato rubato: bagni, decorazioni, pietre lavorate, i pilastrini delle scalinate. E le cose che non si è riusciti a portar via le si sono addirittura distrutte, come è accaduto alle raffinatissime mattonelle ceramiche opera dei Chini che qualche ignoto, non riuscendo a staccare, ha preso a martellate.

Un soffittoPer questo il risultato ottenuto è prodigioso. Lo si è raggiunto prima con una ricerca accuratissima, poi mettendo all’opera maestranze specializzate. Gli antichi intonaci, i colori delle decorazioni sono stati analizzati in laboratorio, per scoprire le proporzioni dei materiali in origine utilizzati, e per rifarli uguali. Ogni traccia, ogni frammento di decorazione, di disegno, è stato utilizzato, con l’ausilio di ogni documentazione possibile, stampe d’epoca, descrizioni, ricerche negli archivi Gerini, foto Alinari, per poter ricostruire. E’ stato insomma un restauro ricostruttivo: per rifare i pavimenti alla maniera cinquecentesca, una raffinata pavimentazione alla veneziana, “a cocciopesto” si sono utilizzate maestranze croate, che ancora hanno la cultura e la tecnica dell’antica decorazione veneziana. Per rifare stucchi e decori, per realizzare preziosi soffitti cassettonati si sono assunti artigiani-artisti del nord Italia, per i rivestimenti ceramici ci si è avvalsi ancora dei Chini. Per le facciate, non si è fatta tinteggiatura, ma le si sono intonacate con l’uso di terre colorate, alla maniera del ‘500. Il meglio, per “risuscitare” il fascino antico di sale e saloni. Così nel grande ingresso, coperto da una vetrata, sono tornati gli stemmi lasciati da ogni nobildonna che ha vissuto nella villa; si sono ricreate le sale affrescate con riferimento ai viaggi dei Gerini, dalla Grecia alla Germania e all’oriente, la sala dei ventagli, quella delle cineserie e quella del liuto, le alcove del Foggini, quella di Pio IX. Non tutto, naturalmente, è rifatto: nella camera del Foggini l’arco seicentesco è originale; con l’abbattimento di una controparete è venuta alla luce una parete in bugnato della metà del ‘500; il cedimento di una parte di solaio ha fatto riemergere un frammento del Furini, e lo stemma del Bettini, il primo Capitano di parte di tutto il Mugello, alla fine del ‘500, e non mancano bassorilievi e affreschi d’epoca, decorazioni magari ritrovate in qualche cumulo di detriti, restaurate e nuovamente collocate al loro posto.

L’effetto complessivo, poi, è straordinario: ogni piano ha marmi e porte di colori diversi, alcuni bagni sono principeschi, con pavimenti in foglia d’oro coperta da cristalli, fino alla camera posta alla sommità della villa, nel “cappello”, una camera da 160 metri quadrati con vista panoramica su tutto il Mugello, ammirabile anche dalla doccia e dalla vasca da bagno. E non c’è una stanza uguale all’altra, un vero e proprio catalogo di decorazioni tutte raffinate e tutte diverse: “Abbiamo voluto unire –spiega il progettista- stili diversi, dal classico, di gusto settecentesco, allo stile liberty, fino alle camere di gusto contemporaneo”.

L’ALBERGO

Un pavimentoTutto questo per un albergo 4 stelle lusso, che offrirà 65 tra camere e suite: tredici nella vicina “limonaia”, anch’essa dotata di camere di grande effetto –in alcune sono stati recuperati decori dei Chini- e cinquantadue nella villa

“Ci rivolgiamo –spiegano- a una clientela internazionale, turisti e uomini d’affari. Siamo a 50 chilometri da Bologna, a 30 chilometri da Firenze. E questa struttura ha una valenza storica incredibile”. Del resto l’hotel offrirà attrattive diverse: sono previsti spazi meeting per la creazione di eventi da parte di aziende di livello nazionale. E oltre alla bellezza ambientale e artistica, oltre ad ambienti carichi di storia, non mancheranno centri wellness all’avanguardia, percorsi-salute nel grande parco, piscine, una speciale enoteca allestita dove un tempo erano le cucine della villa, e una ristorazione di prim’ordine.

Tutto questo avrà risvolti, naturalmente, anche sul piano occupazionale: la struttura recettiva avrà bisogno almeno di 50 addetti, oltre a tutto l’indotto.

Alla fine dell’anno il cantiere dovrebbe chiudere i battenti. E in primavera si procederà al taglio del nastro.

 

Servizio di Paolo Guidotti

- Foto di Andrea Lapi -

 

© il filo, Idee e notizie dal Mugello, ottobre 2008

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