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INTERVISTA AL CARD. ANTONELLI

Un bilancio della Visita ai borghigiani

La Visita pastorale nella parrocchia di Borgo San Lorenzo è terminata. Può tracciare un primo bilancio? Quali luci ha intravisto, quali limiti e difficoltà?

Direi che ho incontrato tanta gente con una fede sincera. E’ chiaro che non tutti vengono a incontrare il Vescovo, ma tante persone che ho incontrato esprimono una fede sincera, che viene da lontano. Si percepisce che c’è stata una tradizione viva di vita cristiana qui nel Mugello. Ci sono tante persone anche anziane che sanno pregare bene, che conoscono molti aspetti del mistero cristiano in maniera non superficiale, che vivono forme di carità, di solidarietà, di amicizia, di partecipazione alla vita della parrocchia anche in maniera intensa e ben motivata. Questo significa che è una tradizione che viene da lontano. E poi trovo, specialmente in alcune parrocchie a cominciare qui da Borgo, una grande quantità di attività pastorali, basta pensare al Centro Giovanile che è un continuo pullulare di attività, di presenze, di piccoli avvenimenti e questo è indubbiamente un segno molto positivo. Ci sono tanti volontari che partecipano, che stanno in mezzo ai ragazzi per la loro educazione, perché possano stare insieme in maniera costruttiva, significativa. Tutto questo è indubbiamente molto bello. Poi un’altra cosa mi ha colpito in quasi tutte le parrocchie che ho visto finora: la buona qualità della celebrazione liturgica, e questo è un segno positivo: sta a indicare appunto che c’è una consapevolezza anche della Riforma voluta dal Concilio, che c’è una preparazione della liturgia e che c’è una partecipazione concreta; a incominciare dai cori per esempio, dal modo stesso come la gente sta in Chiesa, sono raccolti, cantano al momento giusto, sono attenti quando si predica, quando si fanno le letture; sta a indicare una serietà, una cosa bella.

E per quanto riguarda le difficoltà?

La prima difficoltà che salta agli occhi è la dispersione: ci sono tante piccole parrocchie che è difficile poterle guidare con un sacerdote. Bisogna cominciare a fare le cosiddette unità pastorali che hanno anche notevoli vantaggi, come ad esempio che la gente di più parrocchie si conosce, si incontra, collabora, c’è uno scambio di competenze, di doni... Ma c’è anche il fatto che il sacerdote deve correre molto da una parrocchia all’altra e quindi magari le persone vorrebbero che stesse più con loro, che fosse più accessibile a tutte le ore... Questo purtroppo non è più possibile come una volta quando il prete era lì tutto il giorno. Poi direi che ci sono gruppi di giovani molto motivati che fanno sperare molto bene, ma sono delle minoranze. Noi non è che guardiamo innanzitutto il numero, ma alla qualità, cioè alle convinzioni di fede, all’impegno di vita cristiana, al desiderio di servire la Chiesa, di servire il Vangelo, di testimoniare l’amore di Cristo a tutti. Guardiamo soprattutto a questa qualità della vita cristiana, però indubbiamente il fatto che tanti siano un po’ ai margini, che siano presenti solo saltuariamente, che tanti siano anche indifferenti non può lasciarci tranquilli. Dobbiamo sentire questo desiderio, questa passione di gettare ponti, di dialogare di proporre la fede...

Che fare?

I veri e primi missionari sono i cristiani stessi La prima cosa da fare è risvegliare in tutti i cristiani, a cominciare dai praticanti, quelli che vanno regolarmente a Messa la domenica, la consapevolezza che essere cristiani è anche essere missionari. Chi incontra Gesù, chi crede in Gesù, chi cerca di vivere come discepolo di Gesù non può che sentire che l’amore di Gesù è per tutti e vuole raggiungere tutti. Quindi secondo me i giovani devono evangelizzare gli altri giovani, le famiglie le famiglie, e così via, i vicini di casa i vicini di casa, i compagni di lavoro i compagni di lavoro,... Quando si crea questo spirito, questa gioiosa, semplice, spontanea proposta della fede allora la Chiesa è viva e poi dopo sarà il Signore a raccogliere quelli che vorranno. Però questo desiderio di voler raggiungere gli altri ci deve essere: non possiamo rinchiuderci nel nostro guscio, dobbiamo essere aperti a tutti e portare l’amore del Signore, e quindi anche servire le persone nei bisogni umani, nelle necessità anche materiali e quindi con il volontariato. E’ con i fatti, con la vita di ogni giorno che si porta il Vangelo.

Durante la vita pastorale non ci sono stati incontri diciamo istituzionali, con le autorità. Perché?

Intanto direi che in varie parrocchie e in vari centri come a Signa per esempio, l’ultimo che ho fatto prima di Borgo, c’è stato un incontro in Consiglio Comunale. Se mi invitano vado, e di solito è un incontro molto bello, molto amichevole, gioioso. Qua no, ma era anche il momento delle elezioni e bisognava essere un pochino più riservati, può darsi che la ragione sia anche questa. Diciamo che di mia iniziativa incontro le realtà ecclesiali e tutti quelli che mi invitano. Per esempio mi hanno invitato qui al Liceo Scientifico e ho fatto un incontro con molti studenti e professori, così anche in altre scuole mi hanno invitato a incontrare solo i professore; sono andato in qualche fabbrica dove mi hanno invitato; sono andato perfino in una banca.. Se mi invitano ci vado ma non di mia iniziativa. La visita pastorale è alle realtà specificatamente ecclesiali.

Infine, ci consenta una domanda sul tema della comunicazione. Non sempre sembra esserci, nella comunità cristiana, una consapevolezza sull’importanza di questo settore...

Ci vogliono laici come voi che siano competenti e motivati e che d’intesa con le parrocchie e con la diocesi siano appunto protagonisti, perché non si può pensare che siano i sacerdoti ad essere protagonisti in tutti gli ambiti; oggi la vita è talmente ricca, varia e complessa che è impensabile che un sacerdote possa fare, come una volta facevano i parroci, il giornalino parrocchiale; questo si fa se c’è un gruppo di persone che ci si dedica e io consiglio di farlo anche con altre attività culturali: in alcune parrocchie ad esempio c’è la cosiddetta Sala della comunità, -una branca delle comunicazioni sociali cattoliche-, dove si fa non solo il cinema con dibattiti, ma si fanno conferenze, si fanno documentari, le cose più diverse e cose del genere ben si prestano al dialogo e all’incontro anche con i non credenti. E’ una delle forme per avvicinare anche quelli che non vanno in Chiesa. E’ chiaro, il nostro obiettivo ultimo è fare incontrare con Gesù Cristo, nel rispetto delle persone. Gesù è il primo che si fa a carico dell’uomo con tutti i suoi problemi, dubbi, incertezze, con tutti i suoi interessi e le parrocchie dovrebbero essere protagoniste nel campo anche della cultura locale, così come della solidarietà. Ma lo possono fare se ci sono parecchi fedeli che vi partecipano e collaborano attivamente.

Paolo Guidotti

 

LA VISITA AL "GRAPPOLO"

Nella foto un momento della celebrazione eucaristica   Domenica 27 aprile scorso, S.E. il Cardinale Arcivescovo Ennio Antonelli ha compiuto la visita pastorale alla Parrocchia di San Giovanni Maggiore a Panicaglia. Nell’occasione ha incontrato anche gli ospiti, i volontari e i sostenitori dell’Associazione “il Grappolo” diretta da don Paolo Ferrantini, con i quali ha fraternamente condiviso il pranzo e si è poi trattenuto a lungo in cordiale conversazione.

 

 

© il filo, Idee e notizie dal Mugello, aprile-maggio 2008

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