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Società - Temi sociali
POCHI GIOVANI, MINORI MOTIVAZIONI, POCO TEMPO

Volontariato, è crisi?

Una ricchezza da non perdere

In questi anni si è fatto un gran parlare di volontariato, indicato come pratica di massa, e come nuova risorsa sociale. E sul suo essere risorsa grande in una società spesso piegata in se stessa, troppo spesso attenta solo al proprio interesse, al proprio guadagno, non c'è alcun dubbio. Qualche dubbio viene invece circa l'aspetto quantitativo. Il volontariato, per quel che appare intorno a noi, è minoranza. Talvolta piccola minoranza. E questo fatto è un segnale da non sottovalutare.

Nemmeno da sopravvalutare s'intende, perché comunque sia il dono di tanti volontari, che in tante associazioni, gruppi, ed anche singolarmente, rispondono ai bisogni degli altri esiste, ed è un dono grande. L'attività del volontario è un raggio di luce, che porta un sorriso a chi è nella tristezza, una mano a chi è nel bisogno, un pensiero a chi ha la mente intorbidita. Il volontario è la prova concreta che il denaro non è tutto. Che si può fare qualcosa per passione, e non per interesse. Che si può spendere il tempo gratuitamente. Per amore.

Ma le difficoltà del volontariato non vanno sottaciute. Perché indicano comunque una carenza. Una carenza educativa innanzitutto, se è vero che nelle fila delle associazioni di volontariato i primi posti vuoti sono quelli dei giovani. Una carenza culturale, perché sempre più a stento trovano posto nelle nostre scelte di vita le occasioni di generosità e di rapporto con gli altri, il desiderio di aprirci a nuove esperienze ed incontri. 

vedi anche: LA SORPRESA DEI GIOVANI TUTOR


Qualche tempo fa l'allarme partì da Barberino di Mugello: l'associazione di pubblica assistenza Bouturlin, tanti servizi, assai radicata in paese, senza altre associazioni "concorrenti" in loco rischiava e rischia di dover rinunciare al servizio di emergenza medica per carenza di volontari. "Da molti mesi lanciamo appelli -dice il presidente della Bouturlin Ferdinando Durantini-, facciamo opera di sensibilizzazione, perfino spot al cinema, ma la risposta è desolante. E meno male che un corso di aggiornamento per volontari destinati a salire sulle ambulanze con medico a bordo ci ha dato un po' d'ossigeno: lo hanno frequentato in 16 a Barberino, e una ventina partecipano a Galliano. Ma di gente nuova se ne vede ben poca".

Cercasi volontari, dappertutto

Anche il Centro Radio Soccorso non nasconde le proprie difficoltà: "Rispetto ad alcuni anni fa -spiega il suo presidente Mario Paoli Lacadi- soprattutto i giovani sono in numero minore, mentre i bisogni e i servizi, soprattutto quelli sociali, aumentano. E' un problema grave, comune, per quel che ne so, a tutte le associazioni. Noi cerchiamo di farvi fronte attraverso l'utilizzo sempre più ampio di obiettori di coscienza: ne abbiamo cinque e ne abbiamo richiesti altri due. All'interno dell'associazione c'è poco ricambio, anche negli organi dirigenti: e rischiamo di essere sempre gli stessi".

Neppure alla Misericordia di Borgo San Lorenzo navigano nell'oro: "Sinceramente -nota il provveditore Giacomo Matteucci- non siamo con l'acqua alla gola, ma si potrebbe fare di più, e una certa crisi nella risposta dei volontari l'avvertiamo anche noi. Non ci manca il volontario per il servizio sociale, bensì quello qualificato, quello che ha frequentato un corso di secondo livello: con questi corsi abbiamo preparato quasi 100 persone, ma le necessità sono molte, in particolare la mattina, quando studenti e lavoratori non sono disponibili".

Su un altro fronte cerca di sdrammatizzare Marcello Degl'Innocenti, presidente del Terz'Ordine Francescano di San Carlo: alla casa di riposo i volontari non mancano, pur tra alti e bassi: "Da noi -dice- il volontariato va a flussi, com'è giusto che sia: non parlerei di crisi, perché è connaturato nel volontario questo andare e venire, questo essere disponibile e poi non esserlo. Dipende dalle situazioni e dalle disponibilità personali." Questione di minor tempo a disposizione? "Per me non è tanto un problema di tempo, ma di scelte personali di come impiegare il proprio tempo. Sinceramente invocare la mancanza di tempo è un po' una scusa. Se uno vuole, il tempo lo trova." E Degl'Innocenti offre un'altra riflessione: "Offri gratificazione e scopo e il volontario resta, partecipa. Se invece ti senti 'sfruttato' è più facile mollare". 

Pochi, perché?

Interrogarsi sulle cause di questa difficoltà a trovare nuovi volontari non è cosa semplice. "Le persone sono meno motivate -prova a spiegare Paoli del CRS- c'è sempre più menefreghismo, si tende a chiudersi in se stessi anziché rivolgersi verso gli altri. A volte è anche colpa nostra: nelle associazioni possono nascere problemi tra le persone, difficoltà a collaborare con gruppi già affiatati, ed anche contrasti per scelte fatte. E questo porta spesso agli abbandoni".

"Perché i volontari sono pochi? Mi verrebbe da dire -dice Matteucci della Misericordia borghigiana- perché spesso si preferisce fare il secondo lavoro anziché il volontario. Alla base c'è un'evidente caduta di valori: la si avverte dappertutto, nell'impegno politico come nell'impegno cristiano. E si preferisce star davanti alla TV o ad Internet, piuttosto che mettersi insieme per fare qualcosa di buono e di utile".

Che fare?

Nella ricerca di nuove persone disponibili le associazioni stanno pensando al da farsi: a Barberino, ci dice Durantini, si stanno per organizzare gite sociali a prezzo scontato per i volontari e gare con le altre associazioni di volontariato in occasione del Canta' Maggio, e anche alla Misericordia di Borgo pensano ad occasioni di aggregazione come la predisposizione di uno schermo gigante nell'ex-Torraccia per vedere insieme le partite, a cura dei giovani del gruppo di Protezione Civile. "Punto di partenza è creare un punto di ritrovo sano -sottolinea Matteucci- dove si possa stare insieme bene, in amicizia. Anche perché spesso si diventa volontari perché si incontrano amici volontari. E ritrovandosi, insieme alle due chiacchiere, si può imparare il gusto di mettersi a servizio. Diciamolo: fare il volontario non può essere una 'palla', ma deve far parte della vita, essere piacevole".

 Volontari a pagamento?

E se i volontari venissero pagati? Pagati anche poco? Potrebbero venire più volentieri? Negli ambienti associativi la voce circola: "talune associazioni riconoscerebbero -scrive ad esempio il periodico della "Croce Verde"- ai propri militanti, sotto la voce "rimborso spese", una sorta di remunerazione per il "disturbo" di essere volontari". Questo "uso" in zona non è documentato, anche se qua e là potrebbe aver fatto capolino. Ma le associazioni mugellane più rappresentative bocciano l'idea. Qualcuno ne fa una questione in primo luogo economica: "Un volontario già costa molto per l'assicurazione -dice Paoli del CRS- e dare qualcosa sarebbe un problema. Tanto più che i proventi dalle convenzioni con l'USL per i servizi sono in forte calo, il 40% in meno"; altri ne fanno una questione di principio: "Pagare i volontari -dice Matteucci della Misericordia- sarebbe negativo. Se fai una trasferta certo ti rimborso la spesa del pranzo, ma non certo una quota in base alle ore impiegate. Il volontario deve fare il volontario, punto e basta. Anche perché sarebbe difficile fare distinzioni: perché pagare chi va in ambulanza, che so, all'autodromo, e non dare niente a chi sta al centralino? Il volontariato dev'essere puro. E la gratuità resta un valore importante, che non dobbiamo mai disimparare".

SERVIZIO DI PAOLO GUIDOTTI

© il filo, febbraio 1998

vedi anche:LA SORPRESA DEI GIOVANI TUTOR

 

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