|
Non basta essere contro
1 – L’ECONOMIA AL PRIMO POSTO. Zanotelli ha iniziato il suo intervento parlando di commercio mondiale, di disuguaglianze, di potentati economici, dell’impero del denaro. E che la più grande forza che fa girare questo nostro mondo sia la sete di guadagno può pure essere affermato. Ma a me pare che una visione esclusivamente economicistica della vita, con un’impostazione marxista che riduce tutto al conflitto tra ricchi e poveri, nord e sud, finisce per essere fuorviante. Per larghi tratti delle sue argomentazioni non sono riuscito ad avvertire una prospettiva religiosa o spirituale, ma esclusivamente politica, e di una politica che vede nell’economia l’unica realtà, l’unico problema. Ma, senza certo negare il peso enorme e terribile che gli interessi economici hanno e sempre hanno avuto nella storia umana, c’è da chiedersi se sia possibile e giusto ridurre gli uomini e le donne ad animali economici. La liberazione portata da Cristo non mira certo alla lotta contro “lo sfruttamento neo-liberistico mondiale”, bensì alla liberazione dal peccato attraverso il comandamento dell’amore. Comandamento che certo conduce a negare ogni sfruttamento e ingiustizia, ma andando ben oltre, e con un altro spirito. Se invece, come mi è parso dalle parole di Zanotelli, si punta tutto sulle denunce contro il sistema, contro le scelte scellerate degli USA e i megalomani progetti militari, contro la rovina irreversibile dell’ecosistema, con una visione catastrofica e pessimista della realtà, si rischia la paralisi e la disperazione.
2 – DI PARTE. Padre Zanotelli lo ha detto all’inizio: “Sono di parte”. Facendo intendere chiaramente di essere dalla parte giusta, quella dei poveri, degli oppressi, degli sfruttati. E’ uno schema, manicheo, che non mi convince. Che ogni male, ogni oscenità faccia capo sempre e comunque all’Occidente industrializzato, al capitalismo, e in massimo grado agli Stati Uniti d’America a qualcuno possa piacere lo comprendo. Ma mi chiedo se davvero corrisponda a tutta la realtà. Penso al parallelo che Zanotelli ha tracciato, durissimo, tra Stati Uniti e Impero Romano: entrambi, secondo lui, hanno usato il terrorismo militare, e come Roma piantava chilometri di genti crocifisse, gli USA bombardano. Fino a sostenere che come a Pearl Harbour, gli Americani sapevano cosa sarebbe accaduto l’11 settembre e lo avrebbero consentito per tentare di rilanciare l’economia in recessione. Questa foga terribile e unilaterale è davvero giusta? Sono più umani degli USA certi dittatori dell’America Latina? O certi dittatori africani? Perché neppure una parola su quello che sta accadendo in tante altre parti del mondo, in Sudan (dove peraltro, a servizio della popolazione Nuba Zanotelli ha donato otto anni della sua vita) come in Cecenia? E la bestia umana che si è scatenata nell’ex-Jugoslavia è figlia dell’imperialismo Usa? Certo, l’Occidente, in primo luogo gli Usa hanno responsabilità gravissime. E il sistema di vita degli Usa è basato sull’ingiustizia, sul consumo cieco di risorse. Ma, io credo, illudersi di salvarsi l’anima soltanto gridando e lottando contro gli odiati americani, è una colossale mistificazione. Perché il male che mina il nostro mondo viene dal cuore dell’uomo. Che poi crea strutture di peccato. Che però non hanno colore o bandiere uniche, ma sono purtroppo ben distribuite. Altrimenti non si capirebbe come troppo spesso, anche nella storia recente, movimenti di liberazione che avevano suscitato grandi speranze, siano poi sfociati in regimi disumani, che hanno combattuto la libertà dei loro cittadini.
Paolo Guidotti |
| il filo, Idee e notizie dal Mugello, dicembre 2002 |


Padre
Alex Zanotelli, missionario comboniano, da qualche tempo
molto noto per le sue dure posizioni anticapitalistiche,
che ne hanno fatto uno dei punti di riferimento dei No
Global e del Social Forum, ha parlato lo scorso mese a
Borgo San Lorenzo, invitato dall’associazione “Progetto
Accoglienza”, che festeggiava i propri dieci anni di attività.
L’incontro, affollato, si è tenuto nella chiesa di San
Francesco. Vorrei, nel mio piccolo, provare a fare qualche
semplice riflessione su ciò che ha detto, anche perché
sono state parecchie le cose che non mi riesce condividere.
Scrivendo con franchezza ciò che le parole di Zanotelli
mi hanno suscitato in senso critico, conto, almeno lo
spero, di avviare una riflessione più ampia e approfondita.
Riflessioni, le mie, su ciò che ha detto, ma con il massimo
rispetto e ammirazione per la persona e per ciò che come
missionario, tra i poveri dell’Africa, ha cercato di realizzare.
3
– CHE FARE? Quando padre Zanotelli ha iniziato a parlare
delle “soluzioni” ho tirato un sospiro di sollievo. Ma
confesso di essere rimasto deluso. E’ vero l’invito rivolto
alle Chiese affinché siano dure anche nel campo dell’etica
economica. E’ perfino scontata la domanda “Ma come avete
ridotto la Prima Comunione, ma quanti soldi ci girano?”
(anche se in verità, vari nostri parroci da tempo si adoperano
per evitare sciocchi sfarzi e palesi distorsioni). Ma
concludere ricordandoci che ora non più come proletari
ma come consumatori siamo invitati ad unirci, che come
consumatori abbiamo un potere immenso, scegliendo il consumo
critico, scegliendo le banche più ‘etiche’, beh, può aiutare,
ma certo non risolve. Anche perché, alla fine, abbiamo
tutti applaudito, quel tardo pomeriggio di sabato, quel
missionario che opera tra i poveri di Nairobi, ma poi
ci siamo diretti verso le pizzerie e i ristoranti, con
i nostri abiti di marca, sulle nostre auto che consumano
benzina delle multinazionali, riaccendendo subito i nostri
cellulari. Di questo non si deve certo attribuire colpe
al padre comboniano. Ma mi chiedo chi, se non Cristo e
la sua proposta esigente di vita, potrebbe cambiare i
nostri cuori, e aprirli maggiormente alla condivisione,
alla solidarietà, al valore dell’essenzialità. Dubito,
invero, che lo possano fare i teorici dell’economia no-global
e gli arrabbiati anti-americani e anti-tutto.