MUGELLO – Giovanni Berti, 27enne di San Piero a Sieve con la passione per i viaggi e la scrittura, ha iniziato il suo anno di “Servizio civile universale” nella Repubblica Dominicana, che racconterà nel suo diario online sul Filo del Mugello. Ecco la seconda parte del suo racconto settimanale (qui la prima parte):
Sono talmente pieno di sensazioni in lotta che non riesco a vedere niente, mi limito a fissare le strade sterrate, i bambini nudi o mezzi nudi, i galli da combattimenti nelle mani di uomini dall’espressione dura, le donne esauste dall’età indefinibile. Passiamo accanto a una scuola dalle pareti azzurre come il cielo. Su una parete, proprio sotto il filo spinato, sta scritto: “Donde no hay sitio para mis pobres, no hay sitio para mì”.
Sento uno stato di agitazione costante e fatico a sostenere gli sguardi. Per tranquillizzarmi mi avvicino a suor Elizabeth. Lei sorride a tutti, per tutti ha una parola, di tutti ricorda il brandello di storia che le hanno affidato. Mi prende a braccetto e ammette candidamente di non ricordare esattamente la strada. “Camminiamo dove riconosco, così mi sento più sicura”, ammette. E scoppia a ridere. Attraversiamo un vicolo dopo l’altro. Gli uomini ci squadrano, in particolar modo squadrano le mie compagne di viaggio, quando li troviamo raggruppati si sente una certa tensione, come se tutti stessimo trattenendo il respiro. Le donne ci sorridono il loro buongiorno. La sera, sul mio diario scrivo: “non ho sentito pericolo provenire da nessuna di queste donne. Una volta in università avevano appeso uno striscione. Diceva: la Rivoluzione è Donna. Parlavano di questo, forse”. Molte si avvicinano a suor Elizabeth, hanno un favore da chiederle, quasi sempre per i figli. Lei le ascolta e le tocca, poi mi chiede di appuntarmi il numero; mi ha chiesto di portare il telefono per via dei miei pantaloni larghi, mi ha proibito, però, di scattare foto. Al momento dei saluti, promette di contattarle. “Sono ex-canillitas”, spiega.

Il termine “canillitas” (gambe sottili) è un lunfardismo che si è esteso a quasi tutti i paesi dell’America Latina. Nasce per indicare gli strilloni, i venditori di giornali e riviste che lavorano per strada. Questi, generalmente bambini, indossano pantaloni corti che permettono di vedere la magrezza delle loro gambe, las canillitas, appunto. In Repubblica Dominicana, il termine è passato a indicare indicare tutte le vittime di lavoro minorile e ha dato il nome a un progetto salesiano per il contrasto a questa forma di negazione dei diritti dei minori. Il sabato pomeriggio, nell’Escuela Madre Mazzarello, si svolgono laboratori e altre attività educative rivolte a centinaia di bambine e ragazze identificate e invitate dagli assistenti sociali per strapparle dalle logiche del lavoro e della strade e aprire loro la prospettiva di un futuro diverso. Nunzia, Priscilla e Francesca prenderanno parte al progetto e sono carichissime. In fondo all’articolo lascio il link al breve documentario realizzato nel 2023 per raccontare questo progetto di riscatto attraverso l’educazione. Spoiler: fa piangere.
È proprio a casa di una canillitas che siamo diretti. Suor Elizabeth vuole parlarle e sapere, da lei e dai suoi genitori, come mai ha smesso di venire a scuola e di partecipare al progetto. Arriviamo a destinazione. Quattro persone sono sedute su sedie di plastica davanti alla porta. Un uomo sulla settantina si alza per accoglierci, mi accarezza la schiena come fosse mio nonno. Il suo gesto mi calma. Veniamo spinti dentro la casa, che in realtà è una stanza, con una finestra che è sia cucina che camera da letto. Una giovane mamma stringe al petto un bambino che, al vedermi, scoppia a piangere. La donna indica a suor Elizabeth una ragazzetta, distesa a occhi chiusi su dei materassi appoggiati a terra. Suor Eli la raggiunge, la tocca, scuotendola; iniziano a parlare fitto fitto e afferro solo l’invito a darsi una mossa e a tornare a scuola prima di trovarsi “gorda como una vaca”. Poi si rivolge alla madre: è fondamentale che la bambina torni a scuola. Le sue parole sono dure d’amore. Nel frattempo, io sto sulla soglia, completamente paralizzato. Questa stanza è tutte le stanze e io non so dove guardare, né che dire o dove mettere le mani. Tutto di me è fuori luogo. Guardo la naturalezza nei gesti della suora e penso che, forse, chi ama è a casa in ogni luogo. Poi mi chiedo se ci è nata con questo amore o se lo ha imparato, e da chi. Mi torna in mente il don Pino Puglisi di D’Avenia: “il mio compito è stare in queste strade e amare tutti”. Come ultima cosa, Elizabeth chiede alla donna di accompagnarci fuori dal barrio: lei non ricorda la strada. La seguiamo come un filo d’Arianna, fuori dal labirinto di zinco, scansando i moto-taxi che ci sfrecciano accanto. Immagino la notte di un bambino in queste strade e in queste case, soffocato dal caldo perenne e dall’aria immobile che opprimono Santo Domingo, chiuso in case sovraffollate, in letti sovraffollati. Mi chiedo cosa potrebbero raccontare queste pareti. Ricordo i dati di progetto che ci hanno dato in formazione: il 60% delle minorenni in Repubblica Dominicana dichiara di aver subito almeno un episodio di violenza sessuale. Vedo le bambine e le ragazze sfidare i vicoli e passare davanti ai colmaditos (negozietti alimentari), affollati di uomini con le loro Presidente (la birra nazionale) in mano, scansando i commenti, ignorando gli sguardi, sfuggendo alle mani. Le vedo arrampicarsi sulle scale che le innalzano fuori dal barrio, arrivare sudate alla prima di lezione, arrivare esauste al principio della giornata. Ora capisco l’abbraccio del patio. E ancora mi ritorna in mente D’Avenia, che la mia ragazza mi ha regalato alla partenza perché voleva lo avessi con me in questo viaggio. “Se nasci all’inferno hai bisogno di vedere almeno un frammento di ciò che inferno non è. Per capire che ci sono alternative. Per questo serve una scuola. La vera violenza è l’assenza di un giardino e di una scuola in un barrio di migliaia di anime”.
Dopo diverse pause per riprendere fiato sulle scale,siamo fuori dalla Ciénaga. Un viale leggermente in salita lascia intravedere il muro colorato dell’Escuela Madre Mazzarello.
Questo il documentario del progetto Canillitas:
I capitoli precedenti del diario di Giovanni:
Un Mugellano in Quisqueya – Diario di viaggio. Settimana “zero”
Un Mugellano in Quisqueya – Diario di viaggio. Prima settimana: la missione e la città
Giovanni Berti
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 5 ottobre 2025



