Propositi per il nuovo anno
Pensando all’anno appena iniziato, qualche desiderio è lecito esprimerlo, qualche attesa è doveroso averla.
Noi, con molta semplicità ne esprimiamo un paio, che sentiamo particolarmente necessarie e urgenti, entrambe riguardanti la comunità ecclesiale.
Vorremmo anzitutto fosse l’anno della riscoperta del valore
dell’unità. Più spirito di collaborazione, meno “pensar male” e più “pensar
bene”, credito e fiducia nell’altro. Anche dalle nostre parti ci sono comunità
divise, dove ci si attarda più a sospettare, a puntare il dito, a criticare, che
a fare, impegnarsi e migliorare. Questo non va bene. E’ sempre accaduto,
d’accordo, ma quella della divisione è una tossina che non possiamo proprio
permetterci. Pensiamoci tutti, con l’avvio del nuovo anno. E pensiamo se
l’essere attori e fautori di separazione e critica, se il giocare un ruolo più
da tifosi che da squadra sia davvero positivo e costruttivo. Di più: chiediamoci
quanto sia coerente uno spirito di critica militante, sempre pronto a
evidenziare difetti e limiti. “Benedite e non maledite”, dice
Secondo desiderio, a proposito del gioco di squadra:
sarebbe bene avere bene in testa, come comunità cristiane dell’importanza del
campionato che stiamo giocando. Fuor di metafora: nella società attuale, società
mugellana compresa, quale apporto dovremmo e potremmo portare, e quale invece
portiamo? E’ il tema, attualissimo e drammatico, del rischio di inincidenza del
mondo cattolico, ai vari livelli. Il rischio dell’omologazione alle mentalità
correnti, il rischio di essere senza voce, per l’incapacità di testimonianza, di
pensiero e di proposta, l’incapacità
o comunque la timidezza a proporre la propria visione della vita sono
aspetti che dovrebbero farci riflettere seriamente. Per poi passare all’azione
operosa. E così si ritorna al tema dell’unità: c’è bisogno di unire forze,
cervelli, sensibilità diverse, per offrire all’intera comunità civile un
contributo serio e originale, una presenza significativa, un supplemento
d’anima, idee e stili di vita in grado di frenare e rovesciare tendenze che non
liberano l’uomo, ma lo schiacciano e lo fanno schiavo. Di fronte a un
soggettivismo etico che ci rende tutti più soli e più tristi, le persone hanno
un grande bisogno di occasioni di aggregazione, di interdipendenza. Un bisogno
al quale la
© il filo, Idee e notizie dal Mugello, gennaio 2011

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