Don giotto ulivi -
sacerdote, patriota e scienziato
(Terza parte). Giotto Bartolommeo Ulivi, anzi
don Giotto Ulivi, parroco a Sant’Andrea a Gricignano, una
chiesetta ora soppressa trasformata in civile abitazione, che si trova in un
luogo detto di Campomigliaio fra l’abitato di Viterete e il Poggiolo (Le
Salaiole), e quindi Pievano di San Lorenzo a Campi Bisenzio, nacque da famiglia
benestante borghigiana (il babbo era medico chirurgo, Piero Ulivi e la mamma una patrizia fiorentina,
Arianna Toci Del Medico), nacque
dicevamo il 5 aprile 1820 nella vecchia via di Malacoda a pochi metri da Porta
Fiorentina, come ricorda una lapide marmorea, collocata dall’amministrazione
municipale dell’epoca, dieci anni dopo la morte di
don Giotto Ulivi
e precisamente nel 1902. Al di là di una precisa scelta religiosa (divenne prete
nel Seminario di Firenzuola), fin dalla giovinezza don Giotto Ulivi
si dedicò completamente allo studio
delle api, divenendo in pochi anni un valentissimo ed appassionato apicultore e
teorico di Apicoltura, scrivendo numerosi saggi, fondando addirittura una
Accademia Apistica con il Crivelli, il Visconti e il Dubini, massimi esponenti
di questo specifico settore, compilando un giornale
denominato “Le Api Italiche”, insomma un grande studioso in questo ramo
scientifico. Il compendio teorico pratico d’apicultura nazionale compilato da don Giotto Ulivi, nel 1868, dopo alcuni esperimenti
in quel di Gricignano (si racconta che nella canonica tenesse le cassette delle
api, per sentirne i rumori mentre officiava la Santa Messa), con i Tipi della “Cenniniana”
(siamo felici di avere questo prezioso libretto nel nostro archivio), è uno
studio talmente profondo ed accurato che ancor oggi viene studiato e preso in
massima considerazione dagli scienziati e dagli studiosi della vita apistica a
livello internazionale.
Don
Giotto Ulivi faceva parte di quella schiera di preti, come il
suo grande amico don Lino Chini (lo storiografo per antonomasia del Mugello),
benché più giovane di 14 anni, che aveva compreso l’importanza dei grandi
cambiamenti sociali e politici dell’800, cercando di partecipare attivamente,
seguace di quel cattolicesimo liberale e non clericale – come scrive il Prof.
Marco Accorti dell’Istituto Sperimentale per
la Zoologia Agraria della Sezione di Apicultura in una recente
biografia su questo personaggio –, cosa che gli costò la galera unitamente a
tanti altri patrioti mugellani di quel tempo come i fratelli e cugini Zanobi
(Capitano della Guardia Civica), Marco
Enrico Bandini (Tenente della Guardia Civica), dott. Pasquale Gozzoli, dott.
Giuseppe Franceschi (nonno di Giuseppe Garibaldi Franceschi eroe nella Grande
Guerra e fratello dell’eroe Francesco che morì vicino a Garibaldi), Giuseppe,
Francesco e Lorenzo Gigli
(i famosi esercenti detti “mammacchiù”), Giuseppe Pini ( Agente di
Beni – Fattore), dott. Francesco Mazantini (impazzì in carcere), i fratelli
Guidacci e Pergolini di Scarperia (possidenti) ed altri patrioti. La cattura di
don Giotto Ulivi
da parte della Gendarmeria Granducale (un certo Testi era comandante della
guarnigione di Borgo San Lorenzo), avvenne la notte del 12 aprile 1849, sembra
per una “soffiata”, dopo pochi giorni la restaurazione del Governo Lorenese. I
patrioti si riunivano segretamente negli scantinati del palazzetto dell’antica
Spezieria-Farmacia Bandini in via del Canto
(è l’edificio ancora perfettamente
conservato che fa angolo con via Brocchi
in un fondo dove attualmente c’è una Tabaccheria) e mentre era in
atto una riunione fra i cosiddetti “cospiratori”, i gendarmi dopo aver
circondato l’edificio
buttarono giù il portale traendo in arresto tutti i presenti e come era uso
all’epoca, i polsi furono stretti
con i ferri e al piede la catena con una palla di ferro. “ …. e con le manette
ai polsi e la catena ai piedi – così scrisse lo storico Prof. Giuseppe Baccini –
con altri suoi patrioti compaesani
fu condotto alle Murate come un vile malfattore. E là nell’orrore del carcere,
guardato a vista dagli sgherri, soffrì 100 giorni d’ignobili insulti e di grandi
patimenti morali e fisici”. Dopo la liberazione, don Giotto Ulivi nella
sua chiesetta di Gricignano e successivamente nella chiesa di Campi Bisenzio,
continuò imperterrito a sviluppare la scienza apistica e la sua fama d’apicultore
insigne si diffuse in Italia e all’estero. Le sue conferenze su tutto il
territorio nazionale dal 1870 al 1890, due anni prima della morte, furono
moltissime e città come Siena, Arezzo, Osimo (si dice il caso era medico
condotto di Osimo il dott. Giovan Battista Bandini, zio dei cospiratori che furono
arrestati insieme a don
Giotto Ulivi), quindi ancora, Roma, Firenze, Torino, Bologna ed
altre città, ebbero l’onore di ospitare nelle Scuole e nelle Università, questo
scienziato d’apicultura, “…mugellano, povero prete di campagna e amante
dell’italica terra”, come sovente volte soleva dire. Nel 1903 il Municipio (era
sindaco un illuminato dott. Filippo Monti, notaro), volle collocare una lapide
marmorea nella casa atavica in via Mazzini dove vide la luce nel 1820 (all’epoca
era via di Malacoda) con la seguente iscrizione, che ancor oggi si legge:
“-
Qui nacque il 5 aprile 1820 / don Giotto Ulivi / morto
il 9 febbraio 1892 / scrivendo il nome glorioso / di chi non curando i dispregi/
vincendo le contradizioni / elevò il semplice amore per le api / a scienza
compiuta / il Municipio di Borgo San Lorenzo / vuol che si lodi, si ricordi, si
operi / 7 agosto 1903 –“. Un settimanale locale, il 10 aprile 1892,
pubblicò
il resoconto delle esequie di
don Giotto Ulivi nella sua Campi Bisenzio dove era Pievano;
erano presenti le più alte autorità religiose, con l’Arcivescovo di Firenze
Cardinale Agostino Bausa, che concelebrò la Santa Messa di Requiem con il Cardinale Monsignor
Velluti-Zati, Duca di San Clemente, il Sindaco e tutta la giunta comunale di
Campi Bisenzio, tantissime autorità civili e militari, fra cui illustri Docenti
delle Università Europee che giunsero dal Portogallo, dal Belgio, dalla Spagnam,
dalla Baviera, dalla Francia, insieme al Prof. Adolfo Targioni Tozzetti
Magnifico Rettore Reale dell’Università di Firenze, e tanti altri ancora, oltre
a moltissimi sacerdoti del Vicariato. La prolusione fu affidata a don Lino
Chini, suo amico fraterno fin da quando erano giovani seminaristi a Firenzuola.
Dopo pochi giorni dalla sua morte fu collocata sul muro perimetrale della
Pievania di Campi Bisenzio una lapide marmorea in ricordo, poi nel 1932 a Borgo gli fu
intitolata una strada, via Giotto Ulivi, che da piazza Largo Lino Chini (ma
guarda il destino, questo due preti si sono ritrovati vicini di…strada!), porta
al quadrivio del viale IV Novembre, mentre nel 1982, gli fu intitolato il plesso
scolastico del Liceo di Borgo San Lorenzo. Grande personaggio risorgimentale,
illustre scienziato, ma più che altro umile e semplice sacerdote di Cristo. (3-
continua)
Aldo Giovannini
© il filo, Idee e notizie dal Mugello,
maggio 2011