| ALLA SCOPERTA DELLARTE
MUGELLANA San Gavino Adimari e la sua Pieve Seguendo da
Barberino di Mugello la statale della Futa si incontra, dopo pochi chilometri, la pieve di
San Gavino Adimari, edificio che merita senza dubbio una visita. La chiesa di San Gavino,
con le sue venti chiese suffraganee rappresentava una delle più importanti pievi della
zona ed è ricordata per la prima volta in un documento del 1037, ove è citato un luogo
detto "Alberetula", nel piviere di San. Gavino Adimari. Nel 1262 la pieve
conobbe probabilmente un parziale rifacimento, al quale sembrava riferirsi una scritta
posta sull'architrave della porta della facciata: A.D. MCCLXII MENSE JULII FUIT INCEPTA.
Sullo scorcio del XV secolo la pieve passò sotto il patronato dei Medici, il cui stemma è ancora visibile sulla sommità della sua facciata. In seguito al rovinoso terremoto del 1542 la chiesa fu restaurata e, probabilmente, ripristinata utilizzando (a detta del Repetti e del Niccolai) materiali recuperati dalla vicina chiesa di San Martino Adimari. Nel XVIII secolo la chiesa, che aveva avuto nella metà dei Cinquecento Benedetto Varchi come commendatario, fu interessata ad una vasta campagna di restauri, che ne mutò radicalmente l'aspetto, soprattutto all'interno. Esternamente l'edificio si presenta con una facciata a capanna, sulla quale
si apre una porta d'ingresso ed una finestra dalle linee settecentesche,
posta entro una cornice circolare che segna probabilmente il
perimetro di un ampio precedente rosone poi occluso. Costruita
con piccole e regolari bozze di alberese con inserzioni di serpentino,
la chiesa è conclusa da una scarsella rettangolare sulla quale
si erge il poderoso campanile. Sulla parete della navata sinistra, in prossimità della scarsella, è murata una grande lastra in pietra, al centro della quale è scolpito lo stemma della famiglia Alberti, affiancato da due draghi alati. La cornice del rilievo, probabilmente una lastra tombale, è composta da una serie di piccole colombe, il tutto realizzato con modi di intonazione marcatamente arcaica. La pieve di San Gavino costituisce quindi una valida testimonianza di due differenti, e cronologicamente distanti, fasi dell'arte fiorentina: le strutture esterne ed il campanile risalgono malgrado le varie fasi di rifacimenti, ad epoca medievale (la critica ha, fra l'altro, evidenziato come la struttura della chiesa richiami quella della non lontana pieve di sant'Agata), mentre l'interno rappresenta un valido episodio di elegante arte settecentesca. Marco Pinelli |
| © il filo, Idee e notizie dal Mugello, Luglio-agosto 1990 |


Seguendo da
Barberino di Mugello la statale della Futa si incontra, dopo pochi chilometri, la pieve di
San Gavino Adimari, edificio che merita senza dubbio una visita. La chiesa di San Gavino,
con le sue venti chiese suffraganee rappresentava una delle più importanti pievi della
zona ed è ricordata per la prima volta in un documento del 1037, ove è citato un luogo
detto "Alberetula", nel piviere di San. Gavino Adimari. Nel 1262 la pieve
conobbe probabilmente un parziale rifacimento, al quale sembrava riferirsi una scritta
posta sull'architrave della porta della facciata: A.D. MCCLXII MENSE JULII FUIT INCEPTA.
L'interno
presenta l'aspetto che gli fu dato nel XVIII secolo e costituisce
un interessante e prezioso esempio di decorazione di gusto "rococò",
avvertibile in modo particolare nei capitelli dei pilastri che
dividono la navata centrale dalle due laterali, negli archi
che si aprono nella pareti perimetrali e nell'altare maggiore,
tutti elementi dotati di decorazioni eleganti e leggere. Di
rimarchevole importanza è anche l'organo, risalente al quarto
decennio del Settecento, realizzato dall'organaro pistoiese
Pomposi, la cui cantoria in legno intagliato fu eseguita da
Francesco Nardini da Barberino, al quale spettano anche i bei
confessionali ed i mobili della sacrestia (Niccolai, Becattini-Granchi,
1985). L'arredo della chiesa è dotato anche di dipinti realizzati
dal pittore Gaetano Neri, mentre un ulteriore dipinto raffigurante
la SS. Annunziata spetta a Cinzio Botti.