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70 ANNI FA MORIVA IL GRANDE PILOTA MUGELLANOmaterassi.JPG (4135 byte)

Il campione
Emilio Materassi

Settanta anni fa, il 9 settembre 1928, durante lo svolgimento del Gran Premio a Monza, mentre tentava il sorpasso, al diciassettesimo giro, di Foresti, Emilio Materassi su Talbot urtava con la ruota anteriore destra la ruota posteriore sinistra dell' auto del Foresti, usciva di strada, urtava un muretto, saltava il fosso laterale e piombava sugli spettatori alla velocità di circa duecento chilometri orari.

Fu uno dei maggiori incidenti nella breve storia dell' automobilismo sportivo: venti i morti, oltre una quarantina i feriti; Emilio Materassi uscì da solo dalla macchina, fece alcuni passi, cominciò a parlare, ma dopo pochi istanti si accasciò al suolo. Pochi minuti ancora ed era già morto per un' emorragia interna, causata da un colpo alla tempia.

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Così terminava la sua esistenza un grande campione, che gareggiò per quattro anni, dal 1925 al 1928, con Varzi, Ferrari, Nuvolari, Campari, Brilli Peri, Masetti, e tanti altri pionieri, alla ricerca sempre di nuove emozioni e di nuovi traguardi, sapendo che l'automobile sarebbe diventata in breve non più un lusso ma una necessità, e che bisognava superarsi sempre per afferrarne i limiti, abbatterli e sfidare i nuovi. Grazie a Materassi, Brilli Peri come a Villeneuve e Senna, la morte dei piloti è "servita" ad aumentare la sicurezza delle automobili, mentre le morti degli spettatori sono "servite" a rendere più sicure le strade e chi ci vive accanto. Emilio Materassi morì dunque a Monza, all'età di trentaquattro anni, essendo nato il 1º novembre 1894, a Borgo San Lorenzo, da Francesco ed Annunziata Poli. Lavorò per un po' di tempo nella bottega paterna dove vendeva cordami e fiaschetteria, poi comprò un'automobile da corsa, nel 1922, cominciando a gareggiare con poca fortuna, sicché decise di lasciar perdere le corse, facendosi assumere dalla SITA come autista. Avendo ormai la velocità nel sangue percorreva al volante dei pullman le strade dissestate dell' epoca a velocità piuttosto elevata, facendo arrivare a destinazione i passeggeri piuttosto strapazzati cosicché, dopo numerose lamentele, fu licenziato. Non gli rimase che comprare una vecchia Itala, la cosidetta Canarona, rimetterla in sesto e ricominciare a correre, stavolta con maggior fortuna. Dal 1925 al 1928, con la Itala, la Bugatti e la Talbot, vinse numerose gare, dalla Coppa Perugina alla Targa Florio, dalla Collina Pistoiese al Gran Premio di Tripoli, dal Circuito del Mugello al Gran Premio di San Sebastiano, dal Circuito del Savio al Circuito di Montenero... Nel frattempo si era sposato con Norma Parolai ed aveva avuto due figlie; era diventato presidente del Club Ciclo Appenninico 1907, consigliere della Fortis Juventus 1909 e ricopriva varie cariche nelle altre associazioni locali, come la Misericordia. La Gazzetta dello Sport, nell' edizione del giorno del Gran Premio fatale, pubblicò in prima pagina le cinque foto dei più grandi piloti del momento e tra queste vi era quella di Emilio Materassi. A settanta anni dalla morte è stato ricordato dal Ferrari Club di Barberino del Mugello; alcuni anni prima una statua in suo ricordo era stata posta alla partenza del Circuito stradale del Mugello a San Piero a Sieve; in occasione del Gran Premio di F.1 a Monza quasi ogni anno le Tv ed i giornali nel fare le cronistorie dell'avvenimento ricordano i tempi passati e la tragedia del 1928; l'Autodromo internazionale del Mugello, sorto nel comune di Scarperia, ha una curva intitolata ad Emilio Materassi. Solo Borgo San Lorenzo, paese natale del pilota, si è completamente dimenticato di quest'uomo che da vivo ha contribuito con il suo nome ed i suoi soldi alle fortune delle associazioni locali, sì da avere al suo funerale ben nove preti, fra i i quali padre Massimo da Porretta. Ma il tempo fa dimenticare le grazie ricevute, con buona pace di tutti.

Lanfranco Villani

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© il filo, ottobre 1998

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