|
La Fortezza di San Martino ***
Costruita dai Medici a baluardo e monito sulla via di Firenze, su disegno di Baldassarre Lanci, venne iniziata sotto Cosimo I il 30 giugno 1569 e ultimata, alla fine del secolo, da Ferdinando I a cura di Bernardo Buontalenti (l’autore del Forte Belvedere in Firenze), subentrato alla scomparsa del Lanci. L’imponente costruzione consta di una cinta muraria lunga oltre un miglio concepita in modo da rendere sempre vulnerabile il nemico che vi si accostasse. Gli ampi bastioni potevano comodamente contenere numerose bocche da fuoco anche di grosso calibro (cannoniere e fuciliere sono tuttora oggetto di meraviglia per il visitatore). All’interno del fortilizio, nel suo punto più alto, protetto da una ulteriore serie di baluardi, sorge il “mastio”, cuore della difesa, detto “il cavaliere a cavallo”, che ospitava le abitazioni del comandante e degli uffiziali, il corpo di guardia ed una cappellina preesistente, mentre la truppa era alloggiata in accoglienti casermette.
Nel 1570 un bando granducale concedeva l’uso gratuito di appezzamenti di terreno all’interno delle mura a coloro che vi avessero costruita una casa per fini agricoli (in occasione dell’ultimo conflitto bellico la fortezza è stata per i Sanpierini un valido rifugio antiaereo). Acquistata dai Borghese prima e dai Bargellini poi, oggi il complesso è di proprietà privata e le visite non sono di facile realizzazione, resta comunque estremamente interessante una passeggiata intorno ai bastioni. Dalla valle offrirebbe un maestoso spettacolo se venisse sfoltita la fitta vegetazione che infesta il terreno circostante e nasconde i poderosi bastioni.
Il Regolo Intorno alle antiche mura della Fortezza aleggia da sempre un’antica leggenda tramandata dai Sanpierini di padre in figlio. Si dice che durante lo scavo delle fondamenta delle ciclopiche mura, in una notte di tempesta, alla luce di un tremendo fulmine, qualcuno vide precipitare dal cielo come un enorme drago che sprofondò nelle viscere della terra, proprio là dove si stava scavando. Si trattava forse del Basilisco, o Regolo, leggendario Re dei Serpenti che uccideva con lo sguardo. Da allora si narra di strani fenomeni, mai spiegati, che si susseguirono all’ombra del fortilizio. Fra tutti il meno sgradevole, era il circolare fra i bottegai del paese di certe monete, indubbiamente d’o-ro, dalla misteriosa provenienza. Cosa assai strana, visto il tenore di vita degli abitanti di allora. Il fatto che dette monete venissero, per così dire “spacciate” prevalentemente da giovani fanciulle e avvenenti spose e che, allo stesso tempo, fosse aumentato il numero delle nascite di splendidi bambini, rigorosamente maschi, insospettì gli uomini del posto e in particolare i giovanotti che avevano notato un certo via vai di queste donzelle per la via del Poggio, per poi rincasare, a tarda sera, visibilmente soddisfatte. Una sera, alcuni di loro decisero di svelare l’arcano e, presane di mira una, la seguirono, di nascosto, fino alla Fortezza. Giunta ai piedi dei bastioni, la ragazza sostò per tirare il fiato, ma subito si levò nell’aria un canto dolcissimo che le accarezzò le orecchie e l’anima: “Oh non temere bella fanciulla, io sono il Regolo, son fatto di nulla”, mentre tutto intorno l’aria si colorava di mille luci colorate. A questo punto i giovanotti, non si sa se per la paura o per la rabbia, saltarono su, e allora quel turbine di luci meravigliose si colorò di rosso sangue e la musica dolcissima divenne un tuono dal fragore così forte da essere udito in tutta la valle. I ragazzi non capirono più nulla, si ritrovarono a correre a gambe levate giù per il Poggio e schizzarono ognuno in casa propria senza nemmeno darsi la buona notte (che per loro buona non fu di certo). Per un po’ di tempo in paese si farfugliò del gran tuono e di una ragazza scomparsa, di oscuri delitti ed insane passioni e di una misteriosa creatura che si nascondeva nella Fortezza. Poi, col passare del tempo, le chiacchiere si attenuarono e di monete d’oro non se ne videro più, anche se c’è chi è pronto a giurare che qualcuna ce n’è ancora, segretamente passata in dote di madre in figlia. E c’è chi sostiene che sotto i bastioni della Fortezza, nascosto da qualche parte, ci sia ancora il Regolo pronto ad insidiare qualche sprovveduta fanciulla che di notte si avventuri da sola da quelle parti. Per questo, nell’ultima settimana di maggio, a San Piero a Sieve, i quattro Rioni che compongono il Comune, si sfidano in un Palio fra le cui prove ce n’è una chiamata “Cerca del Regolo”. |
|
| © Notizie e foto tratte da il volume "Il Mugello" di Massimo Certini e Piero Salvadori (ed. Parigi & Oltre, Borgo San Lorenzo, 1999) | |


Domina
l’intero abitato di
Completavano