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 arte - cultura
CLICCA QUI PER INGRANDIRE Piatto, cm 23,5, Cafaggiolo, 1510 circa, Victoria and Albert Museum, Londra, small.JPG (26880 byte)MAIOLICHE MUGELLANE

NEI MUSEI DI TUTTO IL MONDO

Le ceramiche
di Cafaggiolo

Nell'anno delle celebrazioni laurenziane, che hanno interessato anche il Mugello, non poteva essere dimenticato un episodio che, anche so non strettamente legato alla figura del Magnifico, ben dimostra l'intenso legame esistente tra la famiglia medicea ed il Mugello: si tratta della importante e famosa produzione della bottega delle maioliche di Cafaggiolo. Questo aspetto non è sfuggito al Lions Club Mugello, che ha voluto organizzare, lo scorso 21 ottobre, una serata dedicata alle ceramiche di Cafaggiolo, illustrate in maniera esauriente e chiara da Alessandro Alinari, considerato uno dei massimi esperti e studiosi sull'argomento. La serata, seguita con estrema attenzione da un folto pubblico, nel Palazzo dei Vicari a Scarperia, è stata introdotta dal presidente dei Lions Club Mugello dott. Rovero Rogai e da Brunetto Lisi, coordinatore della manifestazione, i quali hanno illustrato i significati e le ragioni dell'iniziativa. Per contribuire ad una più ampia diffusione della comunicazione di Alessandro Alinari, sarà forse utile ripercorrere, ben più superficialmente, le vicende della maioliche di Cafaggiolo, custodite nei musei di tutto il mondo.

grande vaso biansato con stemma del vescovo di Cortona, 39 cm, Cafaggiolo, primo quarto del 500, Museo Nazionale di Ceramica, Sevres, small.JPG (18620 byte)Probabilmente intorno al 1495 Lorenzo di Pierfrancesco dei Medici, ritiratosi a vivere nella quiete della villa di Cafaggiolo, che aveva ricevuto in proprietà dal cugino Lorenzo il Magnifico, è seguito da due vasai di Montelupo che avevano lavorato per lui a Firenze, ai quali concede in affitto alcuni ambienti ed una preesistento fornace, annessi all'edificio della villa. Si tratta dei fratelli Piero e Stefano di Filippo Schiavon (cioè proveniente dalla Schiavonia, più o meno l'attuale Croazia). Negli ultimissimi anni del XV secolo i due fratelli di Montelupo si stabiliscono in alcuni locali annessi alla villa medicea di Cafaggiolo, forse il luogo delle attuali scuderie, dando così inizio alla produzione delle maioliche di Cafaggiolo che raggiunse il proprio culmine nella prima metà dei Cinquecento.

I pezzi certamente provenienti dalla bottega di Cafaggiolo sono contrassegnati dal monogramma composto dalle lettere S e P intrecciate (probabile riferimento alle iniziali dei nomi dei due vasai fondatori della fabbrica Stefano e Piero, anche se alcuni vi hanno voluto leggere una contrazione della parola latina SEMPER, motto della famiglia medicea, volendo con ciò accentuare i legami con la illustre fami glia). All'inizio la produzione di albarelli, vasi, boccali, piatti, coppe, ecc. è caratterizzata dalla decorazione cosiddetta "porcellana antica toscana", costituita da motivi floreali azzurri (caratteristico è il tipo dei fiore a mezzaluna dentata) su fondo bianco, unita spesso alla raffigurazione di stemmi nobiliari; particolare importanza possono rivestire le armi matrimoniali (composte dall'unione fra quelle delle due famiglie unitosi in matrimonio), che consentono talvolta una preziosa e precisa datazione dell'oggetto su cui sono raffigurate. Si trattava di una produzione di notevole qualità ma ripetitiva nelle tipologie decorative, derivate da quelle in uso a Montelupo, ove certamente i due fratelli le avevano apprese, circostanza che avrebbe rischiato di appiattire la maiolica mugellana in una produzione di comune diffusione.

Ma un decisivo ed eccezionale salto di qualità si verifica quando inizia a lavorare all'interno della bottega (che sarà sempre condotta dagli eredi di Piero e Stefano) il figlio di Stefano (quest’ultimo muore nel 1532 circa, mentre Piero scompare nel 1507), Piatto a coppa che rappresenta la scena mitologica di Diana ed Endimione addormentato con due putti, cm 26, Cafaggiolo 1510 circa, Fundacao Calouste Gulbeenkian, Lisbona, small.JPG (28033 byte)Jacopo, che firma pezzi di livello veramente alto. Alcuni suoi piatti figurati, come quello raffigurante il pittore maiolicaro (probabilmente un auto- ritratto), quello con Giuditta e Betulia, o quello con Diana che osserva il sonno di Endimione (vedi foto), mostrano in tutta evidenza le notevolissimo qualità del loro realizzatore, tanto vicino ai modi del Botticelli da far sospettare che la sua formazione sia avvenuta proprio all'interno della bottega del grande pitttore fiorentino. Ma le raffinate ed eleganti linee botticelliane sono magnificamente unite a riferimenti precisi ad artisti come Filippino Lippi e Donatello. Un altro splendido esempio delle possibilità di Jacopo è costituito dal grande boccale col ritratto di papa Leone X, realizzato a Cafaggiolo nell'autunno del 1515, quando il primo pontefice appartenente alla famiglia Medici sostò alcuni giorni nella villa mugellana. Lo straordinario e potente profilo di Leone, un vero e proprio ritratto, sembra quasi richiamare l'energia dei Pollaiolo. Inoltre, una ulteriore caratteristica tipologica dell'arte di Jacopo è costituita dall'utilizzo della decorazione a grottesche, che egli realizza con freschezza, fantasia e vivacità. Grande boccale decorato alla porcellana antica, cm 30, Cafaggiolo primo quarto del 500, British Museum, Londra, small.jpg (20979 byte)Quindi, le sue straordinarie qualità stilistiche e pittoriche nonché la sua tendenza a considerare la superficie del pezzo da decorare come un campo totalmente libero e disponibile per la narrazione di storie, fanno sospettare una sua opera di pittore di dipinti o affreschi, tanto che non riuscirebbe sorprendente se un giorno si riuscisse a ricostruire e riconoscere anche una sua attività in tal senso, attività che certamente deve aver praticato e conosciuto nel caso di una sua presenza all'interno della bottega del Botticelli. In seguito, sempre per rimanere aggiornati e commercialmente competitivi, i vasai di Cafaggiolo si avvalsero della collaborazione di decoratori provenienti da importanti e famosi centri di produzione di ceramiche come Faenza, Deruta ed Urbino. Dall'opera di costoro scaturiscono lavori di assoluto prestigio e di grande fascino cromatico, ispirate spesso allo stile ed alle opere dei maggiori artisti dei Cinquecento italiano, che venivano conosciute attraverso la loro riproduzione e diffusione attraverso le incisioni che ne venivano tratte. piatto, cm 23,5, Cafaggiolo, 1510 circa, Victoria and Albert Museum, Londra I vasai di Cafaggiolo ebbero però una fornace anche nella vicina località di Galliano, che aveva sede presso la villa Il Monte (tuttora esistente), la quale è raffigurata sopra un bel piatto custodito al museo dei Bargello. Nel corso della seconda metà del XVI secolo (Jacopo rimane attivo almeno fino al 1576) la qualità della produzione di Cafaggiolo sembra declinare progressivamente verso prodotti di uso comune, fino a scomparire già nei primi anni dei Seicento per causa sconosciute, ma che forse possono essere identificate nella mancanza di personalità artistiche in grado di rinnovare le tipologie e di mantenere il livello qualitativo della produzione. La manifattura, dunque, scompare dopo aver vissuto per poco più di un secolo, lasciando, però, una splendida eredità alla storia dell'arte ed alle genti del Mugello.

Marco Pinelli

© Il filo, dicembre 1992
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