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I LUOGHI DI BORGO SAN LORENZO |
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Pieve di San Lorenzo***
L’edificio di vaste dimensioni è a pianta basilicale, a tre navate delimitate sul lato sinistro da imponenti colonne monolitiche con archi in pietra e su quello destro da pilastri, ad eccezione di due colonne superstiti, con archi in laterizio. I capitelli compositi ed i basamenti sono di fogge diverse, alcuni semplificati, quasi primordiali. La struttura muraria rivela in più parti i rimaneggiamenti operati a seguito dei frequenti devastanti terremoti. Le navate differiscono anche nel tipo di copertura, infatti mentre la sinistra e la centrale sono coperte a travi e capriate, quella di destra è coperta a volte evidentemente sfalsate rispetto allo spartito degli archi. La parte più antica è quella costituita dal colonnato di sinistra, l’abside e la prima colonna di destra e risalirebbe al XII secolo, mentre la quasi totalità della parte destra, alla quale si appoggiava probabilmente il primitivo campanile è stata ricostruita nel 1263 in seguito proprio al crollo di quest’ultimo sull’edificio. Questo giustificherebbe anche l’originale ubicazione dell’attuale torre campanaria, di foggia lombarda, che sembra nascere dalla cupola dell’abside semicircolare che ne determina l’inconsueta pianta ad esagono irregolare. Irregolare è anche il numero e la disposizione delle aperture di varia foggia. Delle sei campane, la più grande pesa quasi 15 quintali e, nel periodo che va da Ognissanti alla fine di Carnevale, questa campana, detta “la grossa”, fa rivivere un’usanza medievale suonando ogni sera alle ventuno. L’attuale facciata è il risultato di restauri assai discussi eseguiti nella prima metà del ‘900. La vecchia facciata è immortalata in una foto dell’avv. Giuseppe Ungania pubblicata su “L’Ultimo Mugello” di Aldo Giovannini.
E poi, seguendo a ritroso la navata destra: una “Madonna in trono col Bambino e Angeli” della scuola di Agnolo Gaddi (XIV sec.); un “S. Michele” di Paolo Colli del 1822; una “Lamentazione su Cristo Morto” di Cesare Velli (XVI sec.) e, sul fonte battesimale in pietra, di forma esagonale, un olio su tela dipinto nel 1950 da Galileo Chini, ritrae “S. Giovanni Battista”. Sul quinto pilastro, in alto, un affresco del ‘500 raffigura una “Madonna col Bambino”. (Per informazioni tel. 055 845 9295). Altre
notizie sulla Pieve di San Lorenzo: |
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| © Notizie tratte da il volume "Il Mugello" di Massimo Certini e Piero Salvadori (ed. Parigi & Oltre, Borgo San Lorenzo, 1999) | |


D’impianto anteriore al
Mille, sembra sia sorta sulle rovine di un tempio romano del IV secolo,
dedicato a Bacco. Particolari architettonici e decorativi inseriti nella
muratura, deporrebbero a favore di questa tesi. Si tratta comunque di
una delle Pievi Romaniche più antiche in assoluto.
Entrando nel Tempio
siamo subito attratti dalla maestosità dell’abside decorata da Galileo
Chini con l’immagine bizantineggiante del Cristo benedicente fra i
Santi Lorenzo e Martino, ma numerose sono le opere d’arte che vi si
possono ammirare. Sulla controfacciata un quadro del XVII secolo del
pittore Jacopo Vignali, allievo di Matteo Rosselli, rappresenta “la
Vergine con Santi e fedeli”. Sulla parete di sinistra, in alto, una
lunetta a sbalzo su mensole di pietra racchiude, come in un tabernacolo,
un affresco del secolo XVI dipinto da Sebastiano Misuri e raffigurante la
“Madonna col Bambino e i Santi Domenico e Lorenzo”. Di seguito,
riquadrati in cornici di altare in pietra si trovano vari dipinti: “S.
Antonio Abate e S. Antonio da Padova” di scuola fiorentina del
Seicento; “La Madonna, S. Domenico e S. Francesco che intercedono
presso Cristo” di Matteo Rosselli (1578-1650); “I Santi Benedetto,
Sebastiano e Domenico” di Francesco di Umbertino, detto il Bachiacca,
che si pone fra i pittori classici e i manieristi (XVI sec.);
“La
Sull’altar maggiore si
trova un bel Crocifisso ligneo del XVI secolo, proveniente dalla
Chiesa di S. Francesco. Sulla parete terminale della navata di destra è
appeso un crocifisso trecentesco dipinto su tavola e sul primo pilastro di
destra una Madonna su tavola attribuita a Giotto e databile
intorno al 1290; parte di una icona più grande, fu rinvenuta
nell’Oratorio di Sant’Omobono, ricoperta da tanti strati di colore da
essere comunemente chiamata “Madonna Nera”. Di Niccolò di Pietro
Gerini una Madonna col Bambino del XIV secolo.