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I luoghi notevoli di San Godenzo

I LUOGHI DI SAN GODENZO


Abbazia di San Godenzo

La facciata dell'Abbazia di San GodenzoQuando, nell’ultima guerra, i tedeschi minarono tutto il centro abitato di San Godenzo, dallo scempio si salvò solo l’Abbazia, per intercessione del parroco, Mons. Melani che fece presente al comando militare tedesco, oltre al valore storico e artistico della chiesa, anche il fatto che questa era stata fatta costruire dal Vescovo tedesco Jacopo il Bovaro nel sec. XI.  Comunque, le deflagrazioni che si susseguirono tutto intorno ed alcune cannonate, pregiudicarono non poco la stabilità del pur massiccio edificio che si presenta oggi come una struttura basilicale tipicamente romanica.  La facciata è in filaretto di pietra di cava, come gran parte della struttura.  All’ingresso principale, frutto dei restauri del 1920-22, si accede salendo una lunga scalinata che supera un alto basamento di diversa struttura.  Sul portale, in una lunetta a mosaico è raffigurato Cristo che istituisce l’Eucaristia, opera di Giuseppe Cassioli.  Più sopra c’è un grande stemma dei Servi di Maria, sormontato a sua volta da un rosone circolare vetrato.  La muratura dell’abside e del presbiterio è realizzata con pietre di taglio e sistemazione diversi, apparentemente di epoca precedente a quella delle altre pareti.  Concludendo sembra verosimile che il nocciolo della costruzione sia stata la cripta, sopra e intorno alla quale si è sviluppato in tempi successivi l’intero edificio.  Il campanile, a torre con l’orologio, sostituì nel 1909 quello precedente, a vela, del 1824 e del quale conserva le campane, tutte e tre dell’800.  Il fianco destro della basilica, sul quale si apre l’ingresso laterale, forma con la canonica che vi si appoggia, una graziosa piazzetta di sapore vagamente claustrale.

Abbazia di San Godenzo, internoL’interno della chiesa è ripartito in tre navate, divise da due file di massicci pilastri quadrangolari con basamento smussato e collarino  all’imposta degli archi a tutto sesto.  Sulle pareti della navata principale, che sopravanza abbondantemente quelle laterali, si aprono quattro finestre per lato con vetrate a rulli piombati.  La copertura è a capriate quella centrale e a mezze capriate quelle laterali; il pavimento è in cotto dell’Impruneta.  In fondo alla chiesa, in corrispondenza del penultimo pilastro, si apre la suggestiva cripta il cui fronte occupa le tre navate ed è coronato da una balaustra  in pietra con 36 formelle di marmo intarsiato che raccorda le due scalinate laterali di accesso al presbiterio, notevolmente rialzato rispetto all’aula: un autentico coro.  La cripta, che è coperta da volte a crociera sorrette da sei colonnine con capitelli in stile gotico di cui quattro fogliati e due con rudimentali volute,   occupa   lo  spazio  corrispondente alla navata centrale e sembra quasi averne determinata l’asimmetria più che esservisi adattata.  Al centro della cripta si trova un altare di marmo intarsiato che contiene l’urna in ferro battuto con il corpo mummificato di S. Gaudenzio Anacoreta. 

Il presbiterio è coperto a botte e l’abside da una calotta sferica interamente occupata da un mosaico dantesco realizzato nel 1929 su disegno del Cassioli che comprende anche il frontone che la incornicia.  Al centro del presbiterio, sopra un altare in pietra sorretto da colonnine, si trova il polittico realizzato in tempera su tavola da Bernardo Daddi nel 1333 e raffigurante la Madonna col bambino fra i Santi Giovanni Battista, Benedetto, Nicola di Bari e Giovanni Evangelista.  La preziosa opera è stata donata dalle Gallerie Fiorentine in occasione del grande restauro del 1922, ma la sua sistemazione non lo valorizza a dovere.  Nelle cappelle laterali si trovano due altari in marmo bianco intarsiato che con le formelle della balaustra ed il fonte battesimale sono state realizzate nel 1921 in perfetta armonia con l’antico altar maggiore, romanico, del quale sembrano coevi. Questo trovò l’attuale collocazione nel 1966, con la riforma della liturgia, dopo essere stato originariamente nella cripta e poi nel coro.

Abbazia di San Godenzo. L'absideOltre al polittico già citato la chiesa ospita diverse altre opere d’arte. Sulla destra della controfacciata, dietro il fonte battesimale, si trova un olio su tavola che rappresenta l’Annunciazione di Maria Vergine, di scuola di Andrea del Sarto (sec. XVI), attribuita al Franciabigio.  Nelle absidiole laterali, sull’altare di sinistra si trova un busto del Cristo, in gesso colorato, antico ma assai malridotto; sull’altare di destra un bellissimo San Sebastiano scolpito in legno a grandezza naturale eseguito da Baccio da Montelupo nel 1506 e recentemente restaurato.  Dalla stessa parte, sulla parete della navatella sono appese due tele di scuola fiorentina ma di autore ignoto (sec. XVI) raffiguranti rispettivamente San Francesco che riceve le stigmate (a forma di lunetta) e Sant’Antonio Abate.

Sul sesto pilastro di destra, sostenuto da un esile colonna, vi è un bel pulpito in pietra serena scolpita con motivi simbolici di varia natura e datato 1529.

Nella canonica e nella sagrestia sono conservate altre opere d’arte di notevole interesse: I Santi Jacopo e Filippo Neri in adorazione delle Croce di autore ignoto del sec. XVII; una Sacra Famiglia e Santi (Sebastiano, Chiara e cinque dei Sette Santi Fondatori) di autore ignoto del sec. XVI; la “Campana di Dante” inaugurata in occasione del nono centenario dell’Abbazia e finemente cesellata con immagini allegoriche tipiche del “ventennio”.

 

San GaudenzioFra storia e leggenda: San Gaudenzio, originario della Campania, visse nel V secolo; a un certo punto della sua vita giunse in Toscana dove si stabilì, con altri confratelli, ai piedi dell’Alpe di S. Benedetto.  

Secondo un’antica tradizione, quando morì, il suo corpo venne adagiato su di un carro trainato da buoi per essere condotto a valle.  

A un certo punto, gli animali si rifiutarono di proseguire e così il corpo del Santo dovette essere sepolto in quel luogo dove, in seguito a misteriose apparizioni, nel IX secolo venne costruita una chiesetta plebana in suo onore.

 

Qui, nel 1028, l’allora vescovo di Fiesole, Jacopo il Bavaro, fece costruire la prima abbazia.  

In realtà non è dato sapere con certezza se le spoglie venerate nella cripta siano proprio quelle dell’eremita Gaudenzio o del suo omonimo Vescovo di Rimini vissuto nel IV secolo.  

(Per informazioni tel. 055 837 4061).

 

© Notizie  e foto tratte da il volume "Il Mugello" di Massimo Certini e Piero Salvadori (ed. Parigi & Oltre, Borgo San Lorenzo, 1999)
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