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Simbolo di Scarperia e della sua storia è il Palazzo dei Vicari***. Le dimensioni della facciata, slanciata anche grazie alle proporzioni dell’ardita torre merlata, attribuita ad Arnolfo di Cambio, celano una costruzione dalle imponenti strutture portanti. Costruito nel 1306 è man mano cresciuto in seguito ai successivi ampliamenti ed interventi di restauro che tuttavia non hanno sostanzialmente modificato la struttura originale. Caratteristica inconfondibile sono le centinaia di stemmi che adornano la facciata e l’atrio, molti dei quali di pregevole fattura, appartenenti ai Vicari che si sono succeduti nel tempo, che restavano in carica solo sei mesi e dovevano lasciare l’insegna della propria casata, artisticamente rappresentata.
Nel cortile si può vedere ancora l’antico pozzo e un bassorilievo in pietra raffigurante la Madonna col Bambino che parrebbe essere una copia del XV secolo della celebre Madonna de’ Pazzi di Donatello. Al piano superiore si accede attraverso un portale rinascimentale che si apre sulla sinistra,da cui inizia il primo tratto di un’ampia scalinata sul pianerottolo della quale spicca un grande S. Cristoforo, attribuibile a Bicci di Lorenzo, nella cui cornice si possono notare gli stemmi dei Ceci da Verrazzano. Una rampa più lunga ci porta nella sala d’ingresso al primo piano che costituiva la cappella dei Vicari, infatti sulla parete di sinistra fa spicco una pala d’altare raffigurante la Madonna col Bambino e Santi (Francesco, Domenico, Giovanni Battista e Giovanni Evangelista) attribuita a Ridolfo del Ghirlandaio e che, comunque, non si discosta molto dalla sua scuola. Nel decoro della cornice a tabernacolo compaiono gli stemmi degli Altoviti che la commissionarono nel 1501, mentre nella parte bassa tre tondi contengono le immagini di Tobiolo e l’Angelo, un Ecce Homo e una Maddalena. Nella sala sono esposti alcuni antichi volumi di grande interesse.
A cura dell’Amministrazione Comunale, in alcuni ambienti ristrutturati del Palazzo, è stato inaugurato il Museo dei Ferri Taglienti* che, oltre ad esporre il meglio della produzione di coltelli, pugnali e “lame” di ogni genere, propone una ricca documentazione grafica e fotografica sulla storia dell’arte di far coltelli. Il programma delle visite guidate comprende anche un’antica Bottega di Coltellinaio**, a pochi passi dal Palazzo, che conserva intatta l’atmosfera giunta immutata dal medioevo fino a pochi anni fa, con arnesi e macchine funzionanti con l’impiego della sola forza muscolare e dell’ingegno. (Visite guidate il sabato e i giorni festivi. Tel. 055 843 0671) |
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| © Notizie tratte da il volume "Il Mugello" di Massimo Certini e Piero Salvadori (ed. Parigi & Oltre, Borgo San Lorenzo, 1999) | |


Palazzo dei Vicari
La sala adiacente è anch’essa
tappezzata da decorazioni araldiche e insegne che spaziano dal XV al XX
secolo, nella parte inferiore è dipinto un originale drappeggio che
riproduce le pesanti stoffe che anticamente attenuavano le rigide
temperature di certi ambienti. Fra tanto sfoggio del potere temporale
trovano spazio anche gli affreschi di una Crocifissione del XV
secolo e dei busti di S. Lorenzo e S. Francesco attribuiti
a Bartolommeo di Giovanni, allievo del Botticelli, degli inizi del XVI
secolo. Alle stanze attigue, destinate al Vicario e alla sua famiglia, si
accede attraverso tre porte dai ricchi portali finemente scolpiti in
pietra. Oggi vi sono sale di rappresentanza dove spiccano specialmente gli
antichi camini e vi sono esposte opere provenienti dai depositi
fiorentini, come: una tela con il Giudizio Universale attribuita a
Cosimo Rosselli (XVI sec.), una Madonna col Bambino e Santi (XIV
sec.), una tavola con S. Biagio e S. Leonardo. Fra le due finestre
della seconda sala si può ammirare un tabernacolo raffigurante la
Madonna col Bambino, copia dell’originale eseguito dal Verrocchio e
più volte replicato; nella parete di fronte un originalissimo affresco di
riporto raffigurante la Madonna col Bambino e S. Giovannino, assai
poco convenzionale, con i soggetti ritratti in atteggiamento quasi
grottesco (la Madonna sembra strizzarci l’occhio... ).