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I LUOGHI DI VAGLIA |
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Monte Senario
Giunti ai piedi del monte si può proseguire in auto fino a pochi metri dalla cima, ma assai più suggestivo è percorrere a piedi la “Via Matris” lungo la quale sette tabernacoli invitano a meditare sui sette dolori della Madonna. A metà strada s’incontra anche il piccolo cimitero dei frati con l’annesso oratorio intitolato a S. Martino. In pochi minuti si giunge comunque sulla piazzetta antistante il monumentale complesso del Santuario, ai lati della quale vi sono le statue di S. Bonifacio e di S. Filippo Benizi, opera di Pompilio Ticciati (1754). Ponendosi di fronte allo scalone di accesso si può apprezzare la grandiosità della costruzione con il campanile secentesco sulla sinistra e la torretta dell’orologio, del 1846, al centro.
Sorse così l’Ordine dei Servi di Maria al quale cominciarono ad aderire quanti intendevano caratterizzare la propria vita con “preghiera, silenzio e lavoro”.
La Chiesa, alla quale si accede dal piazzaletto in cima allo scalone, è intitolata a Santa Maria.
Nella parte alta della navata si aprono sei finestre con vetrate colorate mentre nella controfacciata, la cantoria in muratura sorretta da due colonne di pietra, ospita la cassa e le canne di un antico organo. Il coro è posto dietro l’altar maggiore, con scranni in noce di semplice fattura del ‘700 e l’organo che è stato ricostruito nel 1981 utilizzando parti di uno strumento del 1782 più volte rielaborato.
La Cappella dei Sette Santi, cui si accede subito a sinistra entrando in Chiesa è stata realizzata in stile gotico nel 1933. Interamente affrescata sulle pareti e sulle volte, conserva nell’urna dorata, posta sull’altare monumentale in marmo di Carrara, le reliquie dei Santi Fondatori. Notevole anche la sacrestia per i quadri e le suppellettili; fra questa e la Cappella di S. Manetto, sono state riportate alla luce la facciata della primitiva chiesetta ed il basamento del campanile. Se questi sono gli ambienti più noti e visitabili in ogni ora del giorno, una visita più approfondita del convento è raccomandabile e possibile se accompagnati da uno dei religiosi, sempre molto disponibili. Si potranno così godere, con l’ausilio di una guida attendibile, il chiostro quattrocentesco, l’ampia terrazza panoramica che copre l’altrettanto grande cisterna seicentesca e il refettorio, pure seicentesco, con l’immancabile raffigurazione dell’Ultima Cena, bellissimo affresco di Matteo Rosselli risalente al 1634. Usciti dal Convento, un itinerario ben segnalato e molto suggestivo ci induce a meditare sulla spiritualità dei Santi Monaci attraverso i luoghi della loro preghiera. Si possono così visitare la Grotta di S. Filippo Benizi, con l’omonima Fonte; la Cella di S. Alessio Falconieri; la cosiddetta Cellina Salviati nel cui giardinetto vegeta ancora una propaggine della vite “miracolosa” che, secondo la tradizione, producendo frutti, tralci e pampini nel cuore dell’inverno, avrebbe profetizzato la crescita prodigiosa dell’Ordine dei Servi; e infine la Grotta di S. Minetto. Sulla via del ritorno, ai piedi della “Via Matris”, un comodo sentiero conduce ad un edificio decisamente singolare. Una monumentale costruzione cilindrica coperta a cupola e scavata per diversi metri nel terreno costituiva, nella seconda metà dell’800, una ingente riserva di ghiaccio per gli ospedali e le ville di Firenze. Purtroppo l’originale costruzione versa in un grave stato di abbandono e necessiterebbe di sapienti opere di restauro, peraltro già oggetto di recenti studi. Sull’anello che un tempo ne sosteneva la lanterna, svetta oggi un’antenna per la ricezione dei canali TV.
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| © Notizie e foto tratte da il volume "Il Mugello" di Massimo Certini e Piero Salvadori (ed. Parigi & Oltre, Borgo San Lorenzo, 1999) | |


Dal
centro abitato di Bivigliano una bella strada conduce al Monte
Senario*** che si può raggiungere altrettanto agevolmente anche da
Pratolino.
L’origine
del Santuario e dell’Ordine monastico che lo custodisce risale al XIII
secolo, quando sette mercanti fiorentini dediti alle opere di carità,
decisero di abbandonare affari e famiglia per ritirarsi
Nel
1241 i Sette decisero di trasferirsi a Monte Senario dove Giuliano da
Bivigliano, della famiglia degli Ubaldini, aveva donato al Vescovo di
Firenze parte del monte «Asinaio».
D’impianto
quattrocentesco ha subìto non pochi rifacimenti e l’aspetto con cui
si presenta oggi è quello del XVII - XVIII secolo come
Accedendo
al coro dalla porticina di destra, si trova la Cappella
dell’Apparizione nella quale sono ben evidenziate tracce di antiche
strutture (sec. XIII - XV).