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I LUOGHI DI VAGLIA |
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Pieve di San Cresci a Macioli*** Scollinato il Pratolino, la Statale Bolognese volge a sinistra, mentre sulla destra si stacca la strada comunale per Bivigliano e Monte Senario. All’inizio di questa strada, sulla sinistra, inizia via di Maioliche termina, dopo poche centinaia di metri, sul sagrato della Pieve di S. Cresci a Macioli***. D’impianto precedente al Mille, come dimostrerebbe un atto di donazione del 941, la Chiesa, pur di notevoli dimensioni e con un campanile che ricorda più una torre di guardia, si presenta assai gradevole nelle proporzioni. La struttura è a tre navate coperte da capriate mentre la tribuna è a volta; le pareti sono oggi intonacate. Sulla facciata si aprono, oltre al portale in pietra sul quale sono evidenti le tracce di una tettoia o loggia che non c’è più, tre finestroni di Giuliano da Maiano che nel secolo XV curò la ristrutturazione dell’edificio. Assai piacevole è la cornice di mattoni che delimita la facciata all’imposta con le falde del tetto. Al centro del timpano troneggia un grande stemma circolare di pietra con cornice a ghirlanda e scaglione decorato. Lo stesso si trova anche all’interno dove due file di sette colonne con capitelli compositi e volute ioniche delimitano le navate; l’arricchiscono un fonte battesimale del XV secolo con vasca lustrale in marmo a forma di calice e una bella cancellata in ferro battuto di stile gotico, opera dello scultore senese Battista de‘ Franci. Addossato alla parete del presbiterio c’è un organo della fine Ottocento, con frontone intagliato e dorato, sorretto da due colonne marmorizzate con capitelli dorici. (La Chiesa è aperta al culto: tel. 055 541 239).
Famoso per le sue facezie e burle che, se oggi sembrano un po’ pesanti e volgari, ai suoi tempi dovevano essere semplici scherzi da prete... Pur non trascurando i propri doveri pastorali, il Pievano si avventurò spesso e volentieri in lunghi viaggi sia in Italia che all’estero, dove si recò riuscendo astutamente a farsi ingaggiare come Cappellano sulle navi della Repubblica Fiorentina. La raccolta delle sue famose facezie è soggetto di un volumetto curato, dopo la sua morte, da un ignoto amico. Eccovene una delle tante, raccontabile anche ai bambini. «In una notte di pioggia, di ritorno dal Casentino, si fermò, molle come un pulcino, in una bettola della Consuma dove, dalla gran gente, non riusciva a guadagnarsi neppure un posto vicino al fuoco. Ad un certo punto, rivolto all’oste, gli raccontò piano, ma in modo da esser inteso da tutti, la disavventura di aver perduto dal carniere, fermatosi a fare un po’ d’acqua a qualche miglio da lì, la bella somma di quattordici lire e diciannove fiorini. Pian piano, a piccoli gruppi, tutti uscirono per cercare le monete ed il nostro Pievano non solo poté ristorarsi bello largo vicino al fuoco ma, per la compassione dell’oste, ebbe anche abbonato il conto».
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| © Notizie e foto tratte da il volume "Il Mugello" di Massimo Certini e Piero Salvadori (ed. Parigi & Oltre, Borgo San Lorenzo, 1999) | |


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