Proposte per la ripartenza.
Per l’Italia: Una comunità colpita si rimette in piedi tanto più facilmente e velocemente quanto più è coesa e organizzata.
- Autostima: il 96% degli italiani ha rispettato limitazioni alle proprie libertà consistenti e progressivamente aumentate. Non è vero che siamo un popolo anarchico ed indisciplinato da tenere a bada con minacce di ogni tipo. E negli italiani mettiamoci anche i molti stranieri che, naturalizzati o no, ormai vivono qui, lavorano qui, studiano qui, si sono ammalati qui, rispettano le regole di qui, sono rimasti qui e hanno contribuito a mandare avanti le famiglie e le imprese. Riconosciamo che è nata “una comunità di destino”.
- Costituzionalizzazione delle procedure di crisis management: la capacità di affrontare una crisi dipende anche dal consenso che si crea attorno alle procedure di gestione. La Costituzione non offre strumenti adatti a gestire una crisi sistemica di carattere nazionale e di natura non politica. Non sono previsti percorsi e meccanismi che consentano la sospensione di libertà costituzionali (personale, di riunione, di culto, di impresa, di proprietà) in modo ordinato e controllato. La modifica della Costituzione che preveda tali meccanismi potrebbe essere frutto di un accordo bipartisan perché non si sa a chi toccherà gestire la prossima crisi.
- Revisione dei rapporti Stato-Regioni-Enti locali: il caos istituzionale è stato accentuato da comportamenti scomposti di regioni e comuni che hanno travalicato ampiamente i limiti loro assegnati. Una revisione dei meccanismi costituzionali di crisis management deve prevedere, in tali momenti, anche il ritorno degli enti locali sotto il cappello dello Stato.
- Crisis management operativo: la gestione di una crisi sistemica richiede un potenziamento ed un’integrazione dei diversi sistemi (Protezione Civile, FF.AA., sanità). Evidentemente non esisteva alcun piano di gestione di una crisi sanitaria nazionale (anche se a livello internazionale erano stati lanciati allarmi ed effettuate simulazioni) ed eravamo carenti di materiali, personale e procedure operative. La Protezione Civile si è tarata troppo sui terremoti e ha perso di vista altre possibili emergenze, inoltre si basa troppo sul sistema del volontariato che in questa situazione è stato neutralizzato dalle misure di contenimento. La base professionale deve essere incrementata ed il volontariato trasformato in un fattore istituzionale, una sorta di riserva militare o guardia nazionale addestrata e mobilitabile in breve tempo. Il sistema sanitario deve essere rafforzato, gestito unitariamente a livello centrale, tarato su obiettivi concreti. L’Esercito deve acquisire struementi e metodologie operative a valere sull’addestramento NBC. Forse opportune forme limitate e mirate di leva obbligatoria con finalità di protezione civile.
- Concretezza: le difficoltà economiche che l’Italia patisce dal 2008 l’hanno resa incapace di affrontare da sola i problemi. Se normalmente eravamo noi ad aiutare gli altri, per fronteggiare la crisi è stato necessario un ponte aereo dalla Russia e altri aiuti internazionali come per i paesi in via di sviluppo. 12 anni di crisi hanno portato indietro la nostra organizzazione civile che ora va ricostruita. Per dieci anni lasciamo perdere temi universalistici (l’immigrazione, l’ambiente) per i quali non abbiamo i mezzi e concentriamoci su temi concreti: ricerca, formazione, economia, sanità, infrastruttura operativa.
- Basta ideologie: senza materiali usa e getta la situazione sarebbe stata peggiore: la plastica non solo sostituisce altri materiali ma permette di fare cose che gli altri materiali non permettono. Poi va gestita bene ma va prodotta e usata. La plastic tax va abolita come segno di pragmatismo e se servono altri soldi prendiamoli da altre parti.
- Semplicità: in questi giorni sono state sospese o bypassate norme relative al fisco, agli appalti, alla privacy. Segno che queste normative sono barocche e ridondanti e rendono difficile o impossibile operare: abrogare e snellire deve essere la parola d’ordine.
- Sospensione delle procedure fallimentari: gli imprenditori devono essere sgravati, per 3/5 anni, dal rischio di essere sottoposti a procedure fallimentari analogamente a quanto previsto da sempre per gli imprenditori agricoli. La ratio è la stessa: il rischio naturale rende non gestibile il rischio di impresa. Prevedere forme analoghe al Chapter 11 americano permette di evitare la dissoluzione del sistema produttivo.
- Lo smart working di questi giorni è un escamotage che si accompagna al sostanziale blocco dei servizi interessati. Per renderlo reale occorrono investimenti in tecnologie informatiche ed una rivisitazione completa dell’organizzazione dei servizi, a partire da quelli pubblici, e della cultura organizzativa che deve andare verso il decentramento e la dematerializzazione. Le competenze digitali devono essere considerate “di base” insieme a leggere, scrivere e far di conto e quindi le tecnologie ICT devono essere introdotte nelle scuole a partire dalle medie.
- “L’unica cosa di cui aver paura è la paura stessa”: abbassare i toni, riportare alla realtà la situazione, prendere le precauzioni ma rimettere in moto le persone, le ambizioni, le speranze i sogni, corpi e le idee. Il resto verrà da sé.
Per il Mugello:
- E’ ora di fondersi: ci siamo accorti che siamo una comunità unica che gravita attorno ai servizi situati a Borgo San Lorenzo ma le misure di contenimento oggi rendono rischioso spostarsi e impediscono, fuori dal “capoluogo”, di fruirli. Questa divisione amministrativa non corrisponde più al comune sentire e occorre pensare, già in questa consigliatura, a forme di fusione che aumentino le dimensioni, le potenzialità e la massa critica.
- Il pericolo per il Mugello è il terremoto, occorre che i piani per l’emergency crisis locale siano ampliati e approfonditi in questa chiave.
- In queste condizioni, pensare di ridimensionare o chiudere l’ospedale è una bestemmia: occorre un forte impegno di mantenimento e potenziamento dei servizi di emergenza anche per assicurare l’attrattività economica del territorio.
- Digitale, digitale, digitale: investimenti tecnologici e di formazione, pubblici e privati.
- La crisi economica che seguirà colpirà la struttura produttiva mugellana, tutta fatta di meccanica di qualità virata all’export e di servizi post vendita (manutenzione, installazione) che verranno penalizzati anche dai presumibili ostacoli agli spostamenti internazionali. Anche i progetti turistici saranno giocoforza ridimensionati. Occorre cominciare a lavorare per una programmazione dei fondi strutturali 2020-2027 che tenga conto di questa specificità e favorisca la riconversione e la nascita di start up. Consapevolezza e dialogo con la Regione sono il primo passo.
- Sostegno alle famiglie: se la crisi colpirà la demografia del territorio verrà pregiudicata. Aiutare le famiglie vuol dire limitare l’emigrazione ed evitare che il territorio invecchi e perda competenze e capacità imprenditoriali.
Marco Baroncini
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 30 marzo








1 commento
digitale ,digitale e poi digitale?
Un idea originale a promuovere il colonialismo digitale?
Allora dopo la quarantena il lupo cambia il pelo ma non il vizio?