MUGELLO – Mentre siamo ancora tutti straordinariamente e severamente impegnati a combattere la pandemia e in primo luogo quindi per la salute e la vita delle persone, è opportuno riflettere e contribuire fin d’ora alla successiva fase di ripartenza che dovremo affrontare a partire dalla crisi economica e sociale una volta che l’emergenza sanitaria sarà completamente debellata.
Credo che in primis dovremo ancorare le nostre scelte future a delle indicazioni e sollecitazioni che specie negli ultimi anni sono state molto importanti.
Penso subito alla “Laudato Sì”, l’enciclica di Papa Francesco sull’ambiente, del 2015, dove il Papa denuncia gli effetti devastanti dell’azione umana sull’equilibrio del pianeta: “Non abbiamo mai trattato tanto male la nostra Casa Comune come negli ultimi duecento anni”. E sollecita “l’umanità è chiamata a prendere coscienza della necessità di cambiamenti di stili di vita, di produzione e di consumo”. La proposta del Papa mira a promuovere uno sviluppo “sostenibile e integrale” nel solco della grande visione sociale cristiana, invita a riformare il modello di sviluppo sociale e globale, un chiaro monito a considerare che lo sviluppo umano o è integrale oppure non è sviluppo.
A partire da questa straordinaria sollecitazione, sia morale che civile, uno dei temi di analisi per lo sviluppo sostenibile del pianeta riguarda la dimensione del Bene Comune. La mia ipotesi è che il bene comune non sia un prodotto inevitabile dell’azione democratica. Esso è un progetto che deve essere l’obiettivo comune di una società, deve trascendere la politica, la religione, differenze sociali, razziali, linguistiche. Il bene comune è il terreno neutro dove lo scenario della diversità umana si mescola e interagisce in una vitalità pacifica e costruttiva. Senza di esso, la democrazia non potrebbe svilupparsi e senza di esso la democrazia non sopravviverà. Architetti e progettisti hanno la possibilità di servire una follia senza futuro o di pianificare e costruire il Bene Comune.
Sempre nel 2015 prende il via l’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile, che è un insieme di linee guida e di azioni firmato dai governi di 193 Paesi membri dell’ONU. È un quadro di riferimento per ri-orientare l’umanità verso uno sviluppo sostenibile attraverso 17 obbiettivi suddivisi in 169 traguardi in un grande programma d’azione, con l’impegno a raggiungerli entro il 2030, in un panorama generale che registra alcuni dati veramente preoccupanti: in Europa, la popolazione che vive nelle città raggiunge già il 73% e la tendenza continua ad aumentare fino con una previsione di arrivare all’80% nel 2030, le città consumano circa il 70% delle risorse del pianeta, secondo l’ONU rimangono solo 12 anni per fermare il cambiamento climatico. Affrontare il cambiamento climatico è una priorità: i cittadini dell’UE considerano l’ambiente la priorità n. 1 per l’azione del Parlamento europeo (fonte Eurobarometro del Parlamento europeo 2019). Per questo l’UE intende raggiungere la neutralità climatica, in modo da incidere sul cambiamento del clima entro il 2050, rispettando i risultati scientifici del Gruppo internazionale sui cambiamenti climatici (IPCC).
Occorre allora attivare azioni efficaci che permettano di rispettare gli obiettivi di riduzione delle emissioni previsti dal Protocollo di Kyoto e andare urgentemente oltre. Del resto lo stesso mondo industriale, per lo meno nei suoi settori più avanzati, riconosce i benefici dell’avviarsi per tempo verso un’economia che consumi meno energia e che utilizzi sempre meno combustibili che inquinano e alterano il clima.
Per tutto questo l’Unione Europea ha varato a fine 2019 il Green Deal europeo, un grande progetto continentale per lo sviluppo sostenibile. Un impianto strategico di lungo respiro che delinea indirizzi integrati per i vari settori di politica pubblica verso la sostenibilità ambientale e che potrà essere di grande aiuto per la ripartenza economica della postpandemia. Già avviate le prime iniziative: aggiornamento obbiettivi 2030, carbon tax e tassazione su energia, piano per l’economia circolare. Sono convinto che ’Europa non raggiungerà il suo obiettivo di sostenibilità semplicemente promuovendo la crescita economica e cercando di gestire gli effetti collaterali dannosi con strumenti di politica ambientale e sociale. Piuttosto, la sostenibilità deve diventare il principio guida per politiche e azioni ambiziose e coerenti in tutta la società. Per favorire profondi cambiamenti occorrerà che tutte le aree e tutti i livelli di governo lavorino insieme. ‘Obiettivi comuni’ significa che essi riguardano tutti i Paesi e tutti gli individui: nessuno ne è escluso, né deve essere lasciato indietro lungo il cammino necessario per portare il mondo sulla strada della sostenibilità.
E’ arrivata l’ora di un cambiamento epocale incentrato su una crescita verde, regolata, intelligente, ecologicamente sostenibile e socialmente equa. Una nuova rivoluzione industriale e tecnologica incentrata sull’economia verde, capace di produrre beni e servizi con meno inquinamento, meno consumo di materia e di energia. Un’economia giusta, a misura d’uomo, accompagnata da una diversa concezione del benessere, dove valori e stili di vita sono ispirati ad una più evoluta concezione del benessere.
La Fondazione Italiana di Bioarchitettura vuole dare un contributo significativo proprio in questa direzione. La Bioarchitettura è una disciplina progettuale che attua e presuppone un atteggiamento ecologicamente corretto nei confronti dell’ecosistema ambientale. In una visione caratterizzata dalla più ampia interdisciplinarietà e da un utilizzo razionale e ottimale delle risorse. La Bioarchittettura tende alla conciliazione ed integrazione delle attività e dei comportamenti umani con le preesistenze ambientali ed i fenomeni naturali. Ciò al fine di realizzare un generalizzato miglioramento degli standard qualitativi della vita attuale e futura. La Bioarchitettura è un mix virtuoso di molte buone pratiche edilizie e urbanistiche, come il controllo dei consumi energetici e l’utilizzo di fonti energetiche rinnovabili, l’uso razionale dell’acqua, l’utilizzo di materiali ecologici, la massima permeabilità dei suoli, l’attenzione a tutti i possibili inquinanti.
Questo tipo di edilizia che sosteniamo e promuoviamo porta indubbi benefici di tipo economico, sociale e ambientale:
• ha grande effetto sul risparmio di energia, con riduzione della emissione di CO2 e dell’inquinamento;
• migliora la qualità ambientale e della vita nelle città;
• riduce gli effetti negativi sulla salute dell’inquinamento indoor;
• limita i problemi di approvvigionamento idrico;
• incentiva le imprese ad introdurre innovazioni nell’edilizia, aumentando la competitività del settore;
Qualità, innovazione, sostenibilità, quali le indicazioni prioritarie?
In grande sintesi ne elenco alcune, a mio parere, le più decisive ed importanti:
– l’attenzione agli abitanti, giacché tutte le scelte e le azioni verso la sostenibilità sono a servizio del cittadino che rimane il punto di riferimento principale del processo urbano;
– l’attenzione al luogo, laddove l’edilizia sostenibile è necessariamente legata al luogo dell’intervento ed alle sue caratteristiche peculiari;
– l’attenzione alle diverse scale progettuali, quali quelle territoriale, urbana, insediativa, edilizia, perché il progetto deve essere omogeneo ed equilibrato per essere compiutamente unitario;
– l’attenzione alla interdisciplinarietà nell’affrontare gli aspetti ambientali, sociali ed economici dell’intervento, con il necessario coinvolgimento e coordinamento, in tutte le varie fasi del processo, di tutte le componenti attive della comunità;
– l’attenzione alle fasi di indirizzo ma anche di controllo del processo edilizio, attraverso l’utilizzo di opportuni strumenti metodologici ed operativi e attraverso la verifica delle scelte progettuali durante l’intero arco di vigenza del piano e del regolamento.
Sviluppo sostenibile e uso accorto delle risorse, integrità ecologica e unicità formale, armonia, equità e partecipazione sociale, efficienza economica, costituiscono elementi di una più generale strategia finalizzata al raggiungimento di nuove soglie di benessere del vivere e dell’abitare. Occorre puntare a soluzioni abitative e di organizzazione dello spazio insediativo che contemplino equilibri urbani e naturali avanzati, ma attenti al recupero di quelli oggi perduti secondo una interpretazione del progetto edilizio e urbano inteso come processo sociale e culturale. Costruire in maniera responsabile significa guardare diversamente alla complessità del sistema, nello sforzo di minimizzare le incidenze negative e favorire le circostanze favorevoli alla vita. Oggi, la gestione oculata delle risorse sempre meno disponibili e l’utilizzo di materiali non inquinanti è un obbligo verso noi stessi e le future generazioni. Per limitare l’inquinamento di aria, acqua e suolo dobbiamo porre il costruire biocompatibile ed ecosostenibile al centro del processo edilizio.
Se l’edilizia e l’urbanistica degli ultimi decenni hanno evidenziato inadeguatezze preoccupanti sotto il profilo della sostenibilità e della salubrità fisica e sociale, il compito che tocca ora all’architettura del nuovo millennio è la riqualificazione dell’ambiente, la difesa dell’assetto idrogeologico, la completa riqualificazione del patrimonio edilizio, la rivalutazione dei piccoli centri storici, il risanamento delle periferie, gli interventi per il risparmio energetico. In concreto si deve guardare ad un vero e proprio “sistema” che non deve privilegiare solo gli aspetti estetici e formali dell’architettura, ma preoccuparsi altresì del risparmio delle risorse ambientali e soprattutto del benessere psicofisico degli utenti. Sviluppo sostenibile e uso accorto delle risorse, integrità ecologica e unicità formale, armonia, equità e partecipazione sociale, efficienza economica, costituiscono elementi di una più generale strategia finalizzata al raggiungimento di nuove soglie di benessere del vivere e dell’abitare. Indagare soluzioni abitative e di organizzazione dello spazio insediativo che contemplino equilibri urbani e naturali avanzati, ma attenti al recupero di quelli oggi perduti secondo una interpretazione del progetto edilizio e urbano inteso come processo sociale e culturale.
Queste le proposte per il Paese.
Per quelle più specifiche per il territorio del Mugello, oltre che ad auspicare lo sviluppo di progetti sostenibili e di bioarchitettura, esprimo una piena sintonia a quanto sta emergendo nel dibattito partecipato promosso a livello locale e che ha positivamente coinvolto i protagonisti della vita economica, formativa e sociale del territorio. Mi riferisco al Forum dello scorso novembre “Sviluppo del Mugello un futuro per i giovani”. In particolare condivido la proposta di costruire un Progetto di Sistema del Mugello, attraverso un processo partecipativo e di larga condivisione, con un preciso coinvolgimento delle nuove generazioni e delle scuole del territorio, utilizzando il virtuoso metodo dei concorsi di idee, attivando nuove progettualità sugli storici temi dell’agricoltura, trasporti, paesaggio, ambiente, turismo, rischio sismico, assetto idrogeologico. Con le giuste ambizioni di attivare un Polo di formazione Universitaria e post Universitaria, e con la interessante proposizione del Borgo della conoscenza.
Un Forum che nell’impostazione e negli esiti segnala la giusta strada da intraprendere: tutti uniti con obbiettivi comuni ed energie positive al servizio del bene comune.
Alberto Di Cintio – Coordinatore per la Toscana della Fondazione Italiana di Bioarchitettura
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 4 Aprile 2020







