Sono trascorsi 13 giorni dall’apertura del 4 maggio e la curva Covid continua a scendere. La conferma che les Italiens, come spregiativamente ci apostrofano i francesi, sono più responsabili dei galli. Non siamo al sicuro, e però la buona strada pare imboccata. Se le cose stanno così, perché il governo si ostina ad allungare di ben sei mesi l’emergenza istituzionale? Consiglio di guardarsi lo sketch del comico Antonio Albanese: il ministro della paura.
È risaputo che la paura è un mezzo perfetto per controllare il popolo. Se provi terrore per qualcosa o per qualcuno, ti affidi per forza a chi esercita il potere.
È altrettanto risaputo che la paura non genera passioni positive, non ti induce a lottare, a sporcarti le mani. Ti ripiega in te stesso. Proprio il contrario di quello che serve per rilanciare l’Italia dopo una crisi terribile. Nel 1945, finita la guerra, fu la speranza a sconfiggere la paura, e fu la speranza a far rimboccare le maniche ai nostri nonni e alle nostre mamme. Diversamente non avremmo avuto un’Italia più civile e più libera.
C’è bisogno che l’Italia torni a respirare e a vivere a cominciare dalle sue istituzioni. Dal Parlamento ai Consigli regionali e comunali, nel rispetto della Costituzione. In quelle sedi devono essere prese le decisioni, in quelle sedi va creato quello spirito civico, patriottico, di cui il paese necessita per sconfiggere l’emergenza. Lì maggioranze e opposizioni devono confrontarsi in nome del bene comune.
Agli italiani va fatto un racconto di verità declinando lo slogan che campeggia dalle finestre – ‘Ce la faremo’ – in atti concreti. Di faccia a situazioni come questa, i cui strascichi si faranno sentire almeno per tre anni, la patria viene prima degli interessi particolari. Sai cosa ci vorrebbe? Un Francesco laico.
Un’alternativa c’è: l’autunno più caldo che si sia mai conosciuto.
Riccardo Nencini
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 17 Maggio 2020




