SCARPERIA E SAN PIERO – “Io faccio parte di quella categoria di persone che ha perso il lavoro a causa della crisi economica – ci ha raccontato Riccardo Berretti, che insieme al fratello Giulio gestisce l’azienda agricola La Lumaca del Mugello. – Nel mio caso facevo il geometra in una impresa edile, che purtroppo ha chiuso definitivamente nel 2014. Ho dovuto per forza di cose ripartire. È in questa circostanza che è nata l’idea di aprire un’azienda agricola con mio fratello, avendo a disposizione dei terreni agricoli di nostro nonno.”
L’azienda nasce nel 2014, dalla passione per la natura che accomuna i membri della famiglia Berretti da due generazioni, e dal loro amore per il Mugello. Nel 2016 inizia il percorso che li porterà a produrre cosmetici utilizzando la bava di lumaca.
“Ovviamente non avevamo nessun tipo di esperienza nel settore, né tanto meno mezzi agricoli o disponibilità economiche importanti a disposizione. Abbiamo cercato qualcosa che non richiedesse grandi investimenti e allo stesso tempo fosse interessante, che si differenziasse dalle attività agricole più tradizionali.”
I fratelli Berretti sono due ragazzi molto giovani che hanno saputo portare qualcosa di innovativo nel nostro territorio. Abbiamo deciso di fare due chiacchiere con loro per conoscere le difficoltà e i traguardi che hanno incontrato lungo il percorso.
“Quando cominci hai mille aspettative, immagini di fare dei numeri di un certo tipo, ma ti accorgi che è molto più difficile di quanto pensi – ci ha raccontato Riccardo. – La difficoltà più grande è stata mantenere le chiocciole in vita per tutto l’anno, perché i fattori di morte sono tantissimi, in particolare l’inverno. È molto difficile fare grosse produzioni allevandole all’aperto, per questo abbiamo scelto di lavorare soltanto nel settore cosmetico, cercando di fare un prodotto di alto livello in piccole produzioni.”
Le difficoltà nella gestione di un allevamento di chiocciole sono molte: “Il Mugello non presenta un clima molto favorevole, come anche per la produzione degli ortaggi, soprattutto per il fatto che siamo soggetti a grandi escursioni termiche – ci ha spiegato Riccardo. – Il mese più delicato è novembre, perché presenta giornate ancora calde ma notti molto fredde, quindi se la chiocciola ancora non è andata in letargo è soggetta a morire per il freddo durante la notte.”
Sono molto attenti al benessere degli animali, alla stagionalità, e producono soltanto biologico.
“Per produrre bava di lumaca di qualità la chiocciola deve vivere all’aperto secondo un suo ciclo naturale, per forza di cose dobbiamo utilizzare metodi biologici di lavoro, altrimenti si faciliterebbe la mortalità degli animali. La chiocciola non tollera sostanze chimiche di nessun genere. Per quello che riguarda gli ortaggi è più difficile mantenere uno standard di tipo biologico, perché purtroppo manca un mercato del biologico. Con questo voglio dire che se vendi alla grande distribuzione o a chi in qualche modo deve rivendere i tuoi prodotti, a noi che siamo produttori il prezzo di acquisto rimane il solito, che sia fatto con metodi biologici oppure no. La nostra filosofia è quella di lavorare con il privato il più possibile, ovviamente con metodi di vendita diversi, per questo motivo a maggio vogliamo aprire un nostro punto vendita a Scarperia.”
I ragazzi hanno creato una linea di prodotti realizzati con la bava delle loro chiocciole, chiamata La Bottega della Chiocciola. È un trattamento naturale antietà composto da diversi prodotti, sia per il viso che per il corpo.
“Vogliamo che i nostri prodotti abbiano un valore aggiunto rispetto a quelli di tipo commerciale. Oltre alla bava di lumaca prodotta in maniera artigianale, e quindi ad altissima concentrazione, nel nostro laboratorio scegliamo ingredienti estremamente efficaci e di tipo naturale. Gli ultimi prodotti che abbiamo fatto hanno addirittura una connotazione edibile, ovvero possono essere commestibili. Oltre alla bava di lumaca contengono olio di germe di grano, olio di oliva, estratto di bucce d’uva e iris fiorentino.”
I prodotti possono essere acquistati sul loro sito, in fiere a cui partecipano regolarmente nei fine-settimana (sospese a causa dell’emergenza), oppure nel negozio che hanno intenzione di aprire a maggio, che diverrà il loro punto vendita di riferimento.
“Non vogliamo creare una rete commerciale molto articolata – ci ha detto Riccardo. – Siamo un’azienda agricola e vogliamo valorizzare la nostra materia prima, ovvero la bava di lumaca. Nel momento in cui dovessimo farne quantità importanti, diventerebbe impossibile mantenere lo stesso livello di qualità.”
Abbiamo chiesto a Riccardo come funziona il processo di raccolta della bava di lumaca. Il loro metodo è assolutamente cruelty free, studiato per salvaguardare la vita e lo sviluppo naturale della chiocciola.
“La raccolta della bava deve essere fatta in maniera manuale. Noi le attiriamo su delle assi di legno con del cibo, la mattina le raccogliamo e le inseriamo in un secchio – ci ha spiegato. – Vanno stimolate, girate manualmente con una delicata forza centrifuga, con l’aggiunta di acqua per facilitare l’operazione. Le chiocciole vengono reinserite nei recinti e il composto ottenuto viene lavorato con una pompa a piastre (utilizzata anche nella produzione dell’olio o del vino) in modo da filtrare il più possibile facendo attenzione a togliere tutta l’acqua in eccesso. Queste ovviamente sono indicazioni di base, la procedura è abbastanza complessa. Una cosa importantissima è togliere la bava alle chiocciole ogni 15 giorni e non prima, cosa fondamentale perché è il tempo necessario per far sì che si rigeneri al massimo della concentrazione.”
A chi avesse intenzione di aprire un’attività simile alla loro, Riccardo consiglia di partire con calma, da piccole produzioni, evitando di bruciare le tappe.
“Quando abbiamo cominciato noi non c’erano aziende simili vicine, quindi abbiamo fatto molti errori, che sono serviti per migliorare, ma che ci hanno fatto perdere molto tempo. Un’azienda che parte ora avrebbe quindi l’appoggio di chi ha già alcuni anni di esperienza sulle spalle.”
Due ragazzi giovani e determinati, che sono stati in grado di costruire un’attività che nel nostro territorio non esisteva. Una storia che è uno stimolo a non arrendersi e a reinventarsi, e che speriamo possa essere di ispirazione in un periodo difficile come quello che stiamo affrontando.
Pietro Santini
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 2 giugno 2020








