MUGELLO – La pandemia ha spalancato le porte al male del secolo: la solitudine. Nessuno è al sicuro ma non c‘è dubbio che siano i più anziani a soffrirne di più. La morte in isolamento, si, lontano dagli affetti di tutta una vita, quel che è peggio, però, è il silenzio, il vuoto che ti ruota attorno, che ti assale violento in giornate infinite dove lo svago è un programma tv, soltanto un programma tv. E poi c’è la paura. Paura di non farcela, paura per il rischio che corrono le persone amate, la’ fuori, a lavorare, paura per quel diluvio di cattive notizie che esondano dalla televisione e che stringono un cappio fatale. A una certa età, e non solo a ‘una certa età’, la solitudine non si batte con il computer, ha bisogno di umanità. La paura non si sconfigge con il coraggio, la si vince con la serenità. È la serenità l’unico vaccino a disposizione. Un vaccino che non si compra da nessuna parte. È un prodotto casalingo, un impasto di affetto e di attenzioni. Così banale che quasi te ne dimentichi. La fonte è sempre la stessa. Appunto, l’umanità.
Riccardo Nencini
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 8 Novembre 2020




2 commenti
Cerchiamo di essere ottimisti.Oggi un vecchio non è più quello che veniva lasciato in poltrona a vegetare, ma ha a disposizione il contatto col mondo:non solo la tv ma lo smart con il quale può fare foto, connettersi, filmare, telefonare, vedere amici e parenti e dialogare con loro.Guida la macchina, ci vede meglio di una volta e può leggere e ascoltare musica, insomma io tutta quest dramma della solitudine non lo vedo, anzi, spesso i vecchi preferiscono vivere da soli anziché come spesso accade, sopportati in famiglia o costretti a seguirne i ritmi e i gusti.
Aggiungo che con i lettori video può godersi un bel film o un concerto o un’Opera in poltrona magari con un gatto sulle ginocchio.
Volete mettere come viveva una volta anche extra pandemia?