La prima sentenza del Tribunale di Firenze (articolo qui, ndr), quella dello scorso 17 giugno, ha individuati nel “sistema Forteto” gravissimi reati e rilevanti responsabilità a carico di 16 imputati. Sicché, sono state comminate condanne penali per complessivi 80 anni. Con l’aggiunta, a compendio, di quelle amministrative. La lista dei reati, prima quali capi d’imputazione, poi accertati e puniti, spazia dall’abuso sessuale, alla violenza, ai maltrattamenti, allo sfruttamento di persone con forti problemi psicologici pregressi.
E’ questa la sintesi tratta, all’indomani della sentenza, da un commento dell’Associazione “Vedo, Sento, Parlo – Osservatorio civico mugellano contro la criminalità organizzata”, un sodalizio sorto a Vicchio nel 2012 con lo scopo, appunto, di combattere le infiltrazioni criminali sul territorio.
Non mi è possibile esprimere alcun giudizio sulla giustezza delle pene. Se siano, queste, lievi o esagerate. Non conosco le carte processuali. Ho lette, però, testimonianze, resoconti, memorie. Ho seguiti alcuni servizi televisivi. Attingendo al lessico delle nostre parti, in un vernacolare stretto, posso sintetizzare l’intera vicenda con questo sostantivo femminile, preceduto dall’articolo indeterminativo : una porcheria.
Certo è la prima sentenza. Ne seguiranno altre. Tuttavia, qualunque potranno essere gli esiti dei successivi gradi di giudizio, nessun altro dibattimento riuscirà a mitigare le sofferenze e le violenze patite dalle vittime in quel luogo.
Un buco nero. Una brutta storia, scritta, pagina dopo pagina, in un vuoto amministrativo e giuridico, e nel contesto di una politica, a più livelli, quantomeno dormiente. E, intendiamoci subito, senza giri di parole. Quando cito la politica mi riferisco a coloro che hanno amministrata la cosa pubblica, in tutti questi anni. Dal Comune, alla Regione, passando per la ex Provincia. Così, da una parte ci metto l’apparato di controllo delle questioni giuridiche e sociali, legate alla vita della cosiddetta “casa famiglia”, che non ha esercitate le sue funzioni di verifica. Purtroppo, per un periodo troppo lungo.
Nell’altra ci sbatto la politica, in ogni sua declinazione, che si specchiava nelle iniziative della “azienda Forteto”, sostenendo ed incentivando l’attività agricola, casearia e forestale, usando la munificenza pubblica, senza chiedere alcun riscontro morale. Il tutto, ovviamente, al netto della malafede. Ma talmente intriso in una enorme superficialità da non poter lasciare indifferenti le budella di un qualsiasi intestino tenue. Sibbene, pronte a contorcersi. Già da tempo “Il Forteto”, doveva essere cancellato dalle icone delle “esperienze modello”, sociali e imprenditoriali. Invece, solo nel 2011, a trentacinque anni dalla fondazione (1976), la politica, forse proprio a seguito degli arresti per il fondatore di quella comunità, estesa poi a cooperativa (1977), si è accorta che qualcosa non andava.
Il resoconto dell’iter in cui si è districata l’istruttoria ed il lavoro della Commissione regionale d’indagine ne è una conferma. Per darle vita occorrevano sedici firme di Consiglieri regionali. La platea della raccolta è stata fornita dai gruppi di minoranza. Solo due Consiglieri di maggioranza l’hanno sostenuta. Fra intimidazioni, suggerimenti mitigatori, smarcamenti, dissimulazione e omertà. Il risultato dell’indagine, svolto dalla Commissione, espresso in una relazione, venne, poi, votato all’unanimità in Consiglio Regionale, seppure apostrofato come un “processo cinese”. Dati di fatto. Ne è scaturita l’immagine di una “Toscana politica” poco incline ad aprire gli armadi ed a mostrare il proprio guardaroba.
Ma questo è il senno di poi. Giusto rimarcarlo, anche perché sempre ci viene ricordato che siamo un popolo di poca memoria, incapace, per questo, di costruire il proprio futuro. Quindi, quale migliore occasione per disattendere al postulato di tale rampogna. Alla fine, da ciò che è stato definito il “sistema Forteto”, occorre discernere l’aspetto giudiziario, legato al ruolo della “casa famiglia” ed ai gravi reati oggi tradotti in colpevolezza, dall’attività imprenditoriale. Indubbiamente, anche se non provato, difficile pensare alla seconda senza la visibilità e le aperture di credito dovute al primo. Un intreccio, una commistione, che stona con le norme del libero mercato e, prima ancora, anzi soprattutto, con le regole della vita in generale.
Ora voltiamo pagina. Non senza attestare il coraggio di chi ha testimoniato, di chi ha contribuito a far tornare la legalità in quel fazzoletto di Toscana, di Mugello. Il primo pensiero, però, è per le vittime di quelle inenarrabili violenze, fisiche e psicologiche. Verso di loro, per loro, non aggiungo alcuna riga. Non servirebbe. Lascio a questo mio silenzio il compito di far giungere loro la mia solidarietà.
Gianni Frilli
© Il filo, Idee e notizie dal Mugello, 21 giugno 2015






2 commenti
Infatti non c’è niente da aggiungere.Articolo bellissimo scritto con la ragione e con il cuore , questa è la migliore delle solidarietà,. Grazie!! A nome dell’Associazione Vittime del Forteto!!