
SCARPERIA E SAN PIERO – I sacerdoti del Vicariato del Mugello, a turno, propongono una riflessione tratta dalle letture della Messa domenicale. Oggi è la volta di don Daniele Centorbi, pievano di San Piero a Sieve.
Oggi, festa dell’Ascensione di Gesù al cielo, uno dei tempi che emergono dalla liturgia è il corpo!
Gesù ascende al cielo con un corpo umano, non lascia i segni dell’unione con noi anzi, la sua incarnazione non è una finzione per rendersi riconoscibile non ha indossato un abito, no l’unione con l’umanità è profonda, è vera, eterna. E allora, se Gesù è asceso al cielo con un corpo umano, la nostra umanità è già in qualche modo in paradiso con Lui.
Questo corpo, che Cristo ha assunto, lo ha assunto sul serio fino in fondo, per cui possiamo rallegrarci perché il Signore non ci ha lasciati andando via, è vicino a noi in modo indissolubile e si pone come il ponte tra il cielo e la terra.
Ma c’è un altro corpo di cui si parla, quello della Chiesa; corpo che nasce nel mistero della Pasqua, è un corpo che permette oggi, a me cristiano, di ricevere l’annuncio del Vangelo, i sacramenti, e di far parte del popolo dei figli di Dio.
É attraverso la Chiesa che si entra in contatto con il Cristo Risorto, è il corpo della Chiesa che nel Battesimo assume in sé gli uomini che, diventando cristiani, entrano a far parte di questa famiglia.
Gesù ascende e ci lascia una missione, quella di portare a tutti la sua presenza.
Sembra paradossale parlare di “presenza” in una festa che ricorda il distacco di Gesù dai suoi discepoli ma è proprio da questo evento e dall’invio dello Spirito Santo che Dio sarà presente in tutti coloro che crederanno in Lui.
Un altro aspetto deve rallegrarci oggi, Gesù dando inizio alla missione della Chiesa, affida l’annuncio del Vangelo a noi, si fida talmente tanto da mettere l’opera della redenzione nelle nostre mani. Dio si fida e si affida all’uomo, quell’uomo che lo ha tradito ora è investito della missione di portare a tutti la realtà della resurrezione, del perdono dei peccati, della vittoria sulla morte, sul male, di un Dio che continua ad interessarsi di questa umanità.
E se Dio continua ad interessarsi e a fidarsi di questa umanità anche noi dobbiamo avere fiducia. Anche in un tempo come il nostro, possiamo continuare ad avere fiducia nell’uomo, come Dio la ripone in noi.
Don Daniele Centorbi
Pievano di San Piero a Sieve
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 29 maggio 2022




