SCARPERIA E SAN PIERO – Grande commozione e chiesa stracolma sabato 29 Aprile per l’evento di donazione perpetua della reliquia del Beato Carlo Acutis. Il giovane Carlo, morto a soli 15 anni a causa di una leucemia fulminante e beatificato da Papa Francesco nel 2020, ha lasciato nel ricordo di tutti coloro che l’hanno conosciuto una profonda ammirazione per quella che è stata una vita autenticamente cristiana.
La madre di Carlo Acutis, Antonia Salzano nel suo intervento in Chiesa, davanti a giovani e persone accorse da tutto il Mugello, ha ricordato il grande amore di Carlo verso gli ultimi, i più deboli, gli scartati, gli abbandonati; in una Milano che corre e disintegra l’umanità.

Pur essendo un giovane ragazzo, ci dice la madre, cucinava e portava direttamente cibo e vestiti ai numerosi senzatetto. Visitava malati, disabili, anziani e lo faceva con spontaneità mostrando con il suo modo di essere e di comportarsi l’amore e la bontà del Signore.
Viene normale domandarsi, dove trovava la forza il giovane Carlo per fare tutto questo? La madre Antonia ci ricorda che fin da piccolo, egli aveva lo sguardo sempre a Gesù. L’amore verso la Vergine e l’Eucaristia fondava e manteneva vivo il suo rapporto con Dio. Diceva spesso “L’Eucaristia è la mia autostrada per il Cielo”. Ogni giorno partecipava alla Santa Messa e rimaneva a lungo in adorazione davanti al SS Sacramento.
Qui davvero trovava la forza di donarsi totalmente agli altri. La Signora Salzano ha poi ricordato con forza ai numerosi giovani di non farsi omologare dalle logiche del mondo. Ha ricordato che noi tutti siamo chiamati a vivere per i grandi orizzonti di Dio, per non rischiare di morire ancorati alle regole del successo che incita a una competizione in cui la regola è di inchinarsi davanti ai potenti e di schiacciare i concorrenti più deboli. Come diceva Carlo “tutti nascono originali, ma molti muoiono come fotocopie”.
La solenne celebrazione con la donazione della reliquia è stata presieduta dal Cardinale Ernest Simoni, unico sacerdote ancora vivente testimone della persecuzione del regime comunista che proclamò l’Albania per costituzione il “primo stato ateo al mondo”.
Torturato, vessato e imprigionato per 30 anni, ha sempre perdonato i suoi aguzzini. Un giovane chierichetto alla fine della messa ha domandato come fosse possibile perdonare chi ci ha fatto del male. Simoni ha risposto che perdonare non è un atto di debolezza. Gesù ci chiede di amare i nemici: il perdono diventa l’atto con cui testimoniamo che non abiuriamo il Vangelo e che i nostri persecutori non hanno raggiunto il loro scopo.

Infine il Cardinale ha benedetto e abbracciato tutti.
Unità pastorale di Scarperia
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 30 Aprile 2023





