
MUGELLO – Un cittadino mugellano, dell’area del centrosinistra, ci ha inviato una dotta riflessione su quel che sta combinando Elly Schlein nel proprio partito. Ed è una riflessione parecchio critica e preoccupata.
Fra Dolcino, anche conosciuto come Dolcino da Novara o Dulcinus, fu un leader religioso e riformatore italiano che visse nel XIII secolo. Fu il fondatore di una setta religiosa nota come i Dulciniani, che si manifestò come una branca radicale del movimento francescano. Gli insegnamenti di Dolcino e dei suoi seguaci sfidarono l’autorità della Chiesa cattolica, sostenendo un ritorno alle pratiche cristiane primitive di proprietà comune dei beni e rifiutando la gerarchia e i sacramenti della chiesa. Credevano nell’imminente arrivo di una società utopica, in cui tutti i credenti avrebbero vissuto in uno stato di uguaglianza e armonia. Mal interpretando il pensiero di S.Francesco Dolcino e i suoi dettero vita ad una saga massimalista-radicale che alla fine travisò completamente il messaggio evangelico e finì in tragedia.
L’accostamento può sembrare ancora più eretico di quanto non fu considerato il pensiero di Fra’ Dolcino, ma la svolta massimalista-populista del PD targato Schlein evoca alcune suggestioni tipiche dei movimenti utopico-radicali che, declinando in populismo la costruzione di un messaggio politico, finiscono per impantanarsi in una spirale di enunciazioni di principio senza costrutto e alla fine, al di là delle buone intenzioni, senza risultati. Esattamente ciò che non dovrebbe fare la politica.
Il PD continua a scontare la propria incompiutezza e la mancanza di una nuova definizione rispetto anche alle buone intenzioni di partenza. Il mondo è cambiato anche radicalmente e la sinistra (non solo in Italia) annaspa nel tentativo di autodefinirsi con una nuova veste credibile, accessibile ed efficace nel comprendere e governare la complessità. Senza l’adesione ad un nuovo umanesimo universale difficilmente potranno essere elaborate proposte politiche credibili e capaci di raccogliere il consenso necessario che in democrazia è pre-requisito per poter poi agire concretamente. Ideali da declinare pragmaticamente con una visione della società che non sia quella di affidarsi ad un blocco sociale che oggi non esiste e non può quindi rappresentare l’illusione alla quale aggrapparsi per sostenere un progetto con ambizioni di governo universale.
La destra al governo (non solo in Italia) ha oggi gioco facile nell’intercettare consenso con messaggi facili ed escludenti, rozzi e pericolosi nella loro essenza, ma che sollecitano e fanno leva sulle paure diffuse nella nostra società. Se il PD non saprà costruire una dimensione di speranza legata più alla definizione di uno spazio di opportunità concrete, tangibili, piuttosto che al richiamo di un generico principio di eguaglianza, difficilmente potrà recuperare uno spazio politico che oggi ha perso in modo drammatico. Il manifesto del 2008 in molte parti è superato e da aggiornare ma questo deve accadere in forza di una nuova visione e di un nuovo punto di partenza ambizioso. In un paese dai vizi antichi restìo alla legalità, insofferente dello Stato e che registra la debolezza dello Stato stesso, lontano dalla società, forte spesso con i deboli e debole con i forti, burocratizzato e sclerotico, il Partito Democratico potrebbe svolgere un ruolo legato davvero ad un processo rifondativo della democrazia italiana, abbondando logiche di piccolo cabotaggio nella gestione del potere. Riscrivere oggi un manifesto politico di questa natura però non può essere un lavoro di manutenzione ordinaria.
Ad oggi però non si intravede un orizzonte nel quale tutte le anime e culture politiche dentro al PD abbiamo assunto questa consapevolezza e messo a fuoco questa prospettiva. Ci si muove piuttosto in una illusione autoconsolatoria nata dall’esito congressuale con le bizzarre primarie attraverso le quali il partito si è fatto imporre dall’esterno il proprio segretario che non solo non sta tracciando nessun progetto con l’ambizione che sarebbe necessaria, ma sta inseguendo i populismi più spregiudicati e lontani dalle necessità di ridefinire una visione di società in un paese sempre più stanco e disilluso. O il PD uscirà da questa logica di revanscismo interno e ripiegamento velleitario al più presto o, temo, farà la triste fine di Frà Doclino.
Remigio da Varagine
(Rubrica – Dai Lettori)
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 12 luglio 2023




