
BORGO SAN LORENZO – Domenica 13 agosto, a Cavallico ci sarà una grande festa. Si festeggia il cinquantesimo anniversario dell’inizio dell’attività della casa estiva della parrocchia di Borgo San Lorenzo (articolo qui). Tantissime persone sono passate da Cavallico, e molte portano ancora questa esperienza nel loro cuore. Giampiero Giampieri che da giovanissimo partecipò in prima persona all’avvio di questa avventura, ha scritto un suo ricordo degli inizi di Cavallico, non senza una riflessione di prospettiva.
Fu alla fine del 1969 che con Marco Corsi chiedemmo al pievano don Cinelli di proseguire in Pieve l’attività del coro che precedentemente, al santuario del Crocifisso, era stato una creatura di don Luigi Bartoletti. Eravamo pochi, ma l’accoglienza da parte del Pievano fu calorosa e ci sentimmo subito a nostro agio. Nel corso dei mesi successivi avemmo molte adesioni, e, oltre alle prove e al canto, incominciammo a organizzare diverse iniziative alle quali poi partecipavano anche altri che non erano del coro. In prossimità dell’estate nacque l’esigenza di un’esperienza estiva in comune: un campeggio, come si diceva allora.
Non disponendo la parrocchia di nessun luogo adeguato allo scopo, ci si rivolse all’allora vescovo ausiliare di Firenze mons. Bianchi affinché “intercedesse” presso i salesiani di Firenze, per avere a disposizione per qualche tempo i locali di Castagno d’Andrea, acquistati e predisposti dagli stessi salesiani quando erano a Borgo. La cosa andò a buon fine e così potemmo realizzare una settimana di convivenza estiva.
L’esperienza andò molto bene e, da quel momento, don Cinelli si mise in testa che la parrocchia doveva dotarsi di una sua struttura. Diverse domeniche pomeriggio, da allora, qualcuno di noi andava col Pievano in ricognizione alla ricerca di un posto adatto, ma per la distanza o per i costi eccessivi non si riuscì a concludere.
Fu Marcello Vallini a suggerire che sopra Sant’Agata, a Cavallico, c’era un casolare che poteva fare al caso nostro. Nei primi giorni di luglio 1972 con la “bianchina” del Pievano andammo a vedere di cosa si trattava. Malgrado la situazione decadente del fabbricato ci parve subito bello. Tornammo a Borgo e riferimmo a don Cinelli il quale, appena possibile, andò a rendersi conto di cosa si trattava: anche a lui l’ambiente piacque parecchio. Mi pare poi che nei primi giorni d’agosto sia stato sottoscritto il compromesso per l’acquisto e poco dopo un piccolo gruppo di noi incominciò ad abitare Cavallico.
Al mattino il Pievano portava con il pulmino e qualche altra macchina i ragazzi, si svolgevano delle attività e alla sera venivano riportati a casa. Questa prima esperienza proseguì per circa una settimana. Il resto ormai è cosa nota, compresa la partecipazione gratuita di tante persone ai lavori per la sistemazione del fabbricato e dell’ambiente circostante. Quello che è meno noto è cosa ci si prefiggeva da quell’investimento della Parrocchia. Don Cinelli aveva l’idee chiare: fare concretamente esperienza di comunità tra persone di età diverse, per poi cercare di vivere con quello stesso spirito in parrocchia e nel paese. E poi imparare a testimoniare la fede non da stressati alla ricerca della perfezione, ma da appassionati che possono sbagliare tante volte, ma in grado di riorientarsi sempre su Gesù. Di tutto questo ne parlava a cuore aperto con noi, accogliendo anche le nostre idee e valorizzandole. A me è capitato di avere anche qualche accesa discussione con lui, ma chi se ne frega se ci si vuole davvero bene!
In una cordata, se in prossimità di un crepaccio, un membro è preso dalla paura, sarà certamente rassicurato e aiutato da gli altri ad andare avanti. Da solo certamente desisterebbe. A me pare che da tempo è diffusa la tendenza a vivere la nostra fede individualmente, come se appartenesse esclusivamente alla sfera privata. Ai tempi dei primi anni di Cavallico in paese si diceva “quelli della pieve”. Era un insieme di persone identificabile al quale ci si poteva aggregare. Difficile aggregarsi ad un singolo. Infatti, se anche osserviamo la partecipazione alla liturgia si viaggia verso lo scarso abbondante.
Io vivrò questa celebrazione di Cavallico come uno stimolo a rifare cordata. Una cordata di appassionati. Gli Apostoli non erano certo un esempio di stile, ma appassionati sì… e guardiamo cos’hanno fatto!
Giampiero Giampieri
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 2 Agosto 2023




