BORGO SAN LORENZO – Un lettore ci invia una sua riflessione sulle caditoie, alla luce anche degli eventi atmosferici estremi che hanno colpito il nostro territorio qualche mese fa.
Si definisce drenaggio urbano il sistema, formato da opere idrauliche, che ha la funzione di raccogliere, convogliare e allontanare dalle zone urbanizzate le acque meteoriche per poi reimmetterle nell’ambiente.
L’acqua, attraverso reti di drenaggio, defluisce nel sistema fognario, che si definisce:
- unitario quando è costituito da una sola rete di collettori che raccoglie e trasporta sia i reflui domestici che le acque meteoriche;
- separato quando è costituito da due reti separate, una per la raccolta ed il trasporto dei soli reflui domestici al depuratore, l’altra per le acque meteoriche che vengono in genere versate direttamente nel recettore finale;
- misto quando è costituito da due reti di drenaggio, ma la rete delle acque bianche è dotata di derivatori delle prime acque di pioggia che inviano la parte più inquinata delle acque meteoriche nelle canalizzazioni delle acque nere per essere trattate con esse dal depuratore. Invece, le portate meteoriche che non sono derivate vengono scaricate direttamente nel recettore
Ma concentriamoci su uno degli elementi che compongono il sistema di drenaggio urbano: le caditoie. Le caditoie, dette stradali o pluviali, secondo la UNI EN 124:2015 sono dispositivi di coronamento e chiusura e svolgono il fondamentale ruolo di collegamento tra la sede stradale e le canalizzazioni fognarie, intercettando le acque meteoriche che scorrono in superficie.
Dopo il discutibile gioco di parole che costituisce il titolo ed il pistolotto tecnico a mo’ di prefazione, entriamo in argomento. Inizio con il ricordo di un viaggio a Parigi con la mia famiglia diversi anni fa. Date per scontate le meraviglie della città mi rimase impressa la maestria e la cura con cui una piccola squadra di operai si dedicava alla pulizia delle zanelle di una via del centro. Era una strada scoscesa ed i tecnici, con l’ausilio di alcune piccole chiuse mobili, dirigevano l’acqua che usciva da una bocchetta sul marciapiede da un lato all’altro della via e lungo la zanella sfruttandone la pendenza.
Il risultato era una pulizia meticolosa ed utile. La via non solo era tirata a lucido per parigini e turisti, ma anche pronta a ricevere la pioggia ed a smaltirla senza ostacoli.
Da questo ricordo molto bizzarro se penso che eravamo in una delle città più belle del mondo, passiamo alla realtà italiana, regionale e locale.
Devo intanto registrare un progressivo ritrarsi del personale addetto alla pulizia e manutenzione del sistema viario cittadino da tutto quanto non è eseguibile stando a bordo delle macchine spazzatrici. Ne è derivato l’abbandono dei marciapiedi che, pur costruiti e restaurati con estrema cura, non vengono mai puliti e questo compito è stato tacitamente affidato, o meglio appioppato, ai cittadini le cui case affacciano su un tratto di marciapiede. Cittadini che, se vogliono un minimo di decoro davanti a casa propria, si devono armare di granata e spazzolone e darsi da fare su di un’area di proprietà del comune.
Per le caditoie la situazione è ancora più surreale.
Costruite accuratamente e dispendiosamente, una volta messe in opera nessuno le guarda più. Sì, la spazzatrice ci passa e ne ripulisce la grata. Ma il pozzetto ed il sistema di tubi che debbono drenare l’acqua piovana non vengono mai, e dico mai, puliti. Per anni. Così si riempiono di polvere, foglie e fango. Giuro di avere visto caditoie letteralmente murate dal fango essiccato.
È facilmente immaginabile quanto poco, così conciate, possano svolgere la loro funzione. La raffigurazione plastica di quanto le umili ma indispensabili caditoie siano lontane dai pensieri di chi ne dovrebbe curare la manutenzione sono gli strati di asfalto con cui alcune di esse sono state soffocate e cancellate in occasione di lavori di rifacimento del manto stradale. Asfalto che poi naturalmente ha dovuto essere rimosso in un secondo tempo.
Ma intanto il clima è cambiato. Ci sono i fenomeni estremi con le bombe d’acqua e gli allagamenti. È vero che si deve combattere la cementificazione selvaggia del suolo, ma dove questa è necessaria come in un centro urbano (credo che nessuno voglia tornare a camminare su strade che sono pantani di fango), sarebbe auspicabile tenere in efficienza quei sistemi creati apposta per drenare le acque meteoriche che il suolo non più permeabile non è in grado di smaltire.
Rubrica: Dai Lettori – Lettera Firmata Daniele Baldoni, Borgo San Lorenzo
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 30 gennaio 2024


