MUGELLO – La musica offre sensazioni, dona emozioni. E Giampiero Giampieri, nell’appuntamento settimanale del Filo di Perle, oggi propone alcuni pensieri di un grande direttore di orchestra italiano, Carlo Maria Giulini.
«…La musica sa dire cose a ciascun essere umano secondo i suoi bisogni. Non è straordinario? Un’arte che sulla carta è niente, che nasce con il primo suono e muore con l’ultimo suono, vive nel momento in cui qualcuno la realizza e qualcun altro l’ascolta.»
«…Solo quattro secoli fa, con il pentagramma, ha trovato la sua scrittura ed è diventata quello che noi oggi chiamiamo musica. Con quella grafia ha percorso, attraverso i tempi, spinta dalle necessità e da forze spirituali, un cammino in salita verso conquiste straordinarie e vette vertiginose. A un certo punto si è fermata. Proprio nel momento in cui lambiva territori che sembravano impensabili, inviolabili. L’arresto si è avuto quando Schönberg – non per ragioni interiori, ma per ragioni intellettuali – ha pensato “non posso andare avanti in questo modo” e si avventurato in un’altra scrittura, in un altro linguaggio. E qualcosa si è spento per sempre».
«…Il problema , secondo me, è la differenza tra sensazione e emozione. La musica può dare sensazioni e va benissimo quando è commento a immagini. Ma se andiamo solo a sentire la musica vogliamo emozioni, sennò, usciti dal teatro, che cosa ci è rimasto? Sensazioni, appunto, effetti…»
«…Un conto è sentire con le orecchie, un altro è sentire con l’anima. Il resto sono effetti. Cose legate ad un determinato periodo, che rimangono lì. Da Monteverdi a Schönberg è un cammino ascensionale…»
«Felicità è un applauso un esecuzione che sente perfetta?»
«Felicità è tornare a casa e vedere il volto di mia moglie illuminato da un sorriso.»
Stralci da “ La musica perduta”, intervista a Carlo Maria Giulini, LA STAMPA, 20 novembre 1991
IL FILO DI PERLE, a cura di Giampiero Giampieri
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 30 maggio 2024




