MUGELLO – I sacerdoti del Vicariato del Mugello, a turno, propongono una riflessione tratta dalle letture della Messa domenicale. Oggi è la volta di don Lambert Lihane Nkoy, Unità Pastorale di Scarperia-Fagna e Sant’Agata.
Gesù è il Re dell’Universo, ma è un re la cui signoria non schiaccia ma libera, non toglie il respiro ma aiuta a vivere, non prende la vita altrui ma offre la propria. Gesù, pero, è un re che “non ha dove posare il capo”, “né bastone, né tunica, né sandali, né bisaccia, né monete”, né sudditi, né cavalli (cfr. Lc 9). Il Regno di Gesù è fondato sulla grazia e avanza con il perdono e la misericordia. L’apostolo Paolo (seconda lettura), ci richiama, attraverso uno splendido inno che si espande in una celebrazione grandiose del Cristo e del suo regno. Ci sono due poli del carme nel versetto 15 (egli) e nel versetto 18 (egli) che si snodano cosi due strofe, la prima centrata sulla funzione cosmica del Cristo, la seconda sulla funzione salvifica pasquale. Come la Sapienza divina, il Cristo è “immagine di Dio” (v.15), riflettendo perfettamente la stessa realtà di Dio. Come la Sapienza, egli preesiste a ogni creatura. Come la Sapienza, egli ha parte attiva nella creazione dell’universo (v.16) e come la sapienza egli conduce gli uomini a Dio (v.20). Egli è esaltato come “il capo” dell’universo redento e l’espressione evoca una rete sottile di allusioni: in ebraico “inizio”, “primizia”, “primato”, “capo” derivano tutti della stessa radice di “testa” che è la chiave di interpretazione del passo. Ma tutto questo ha la sua sorgente e il suo punto di partenza nella croce di Cristo e nella Pasqua. Quest’inno, che forse faceva parte di una liturgia battesimale, diventa il più alto canto alla regalità di Cristo.
Ciascuno di noi aspira a un regno che soddisfi il desiderio innato, irresistibile e irrefrenabiledi felicità. Da una parte, può essere positivo alimentare il desiderio di raggiungere il compimento di un “regno” che ci offra il benessere in modo onesto, senza calpestare nessuno, dall’altra, pero, si corre il rischio di prendere per idolo un’illusione di successo, di potere, di onnipotenza. Il nostro cuore non sarà mai soddisfatto dal possesso di cose e persone, né dalla conquista di primati; vive solo donandosi a fondo perduto. Il nostro unico potere che ci permette di essere felici è l’amore umile e il servizio vicendevole. L’amore è l’unica forza di regalità. Sta a noi la scelta: prendere o lasciare? Secondo la logica del Vangelo e del Regno di Dio, si è felici quando non si cerca tanto di essere compresi quanto di comprendere, né di possedere quanto di donare, “perché è dando che si riceve, è perdonando che si è perdonati”.
don Lambert Lihane Nkoy, Unità Pastorale di Scarperia-Fagna e Sant’Agata
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 23 novembre 2025


