
VICCHIO – La recente sentenza che condanna il Comune di Vicchio a pagare un risarcimento milionario a due delle vittime del Forteto, è sicuramente tema importantissimo per Vicchio, e richiama una vicenda complessa e tristissima, durata decenni. Abbiamo intervistato Filippo Carlà Campa, sindaco di Vicchio dal 2019 al 2024.
Carlà Campa, possiamo parlare del caso Forteto, in particolare dei recenti risvolti che vedono il Comune di Vicchio in difficoltà?
Certo, ma parto da una premessa: il Forteto è una ferita enorme e vengono prima le vittime e il rispetto. Sul piano amministrativo il Comune deve parlare con atti e numeri: c’è una sentenza di primo grado e si è scelto l’appello, una scelta singolare se non accompagnata da motivazioni e documenti pubblici. I cittadini hanno diritto di sapere rischi economici, costi legali, coperture e impatto su bilancio e servizi.
C’è poi un punto umano decisivo: mettersi nei panni delle vittime. Se chi amministra non prova a capirne le ragioni, la politica diventa attaccamento alla poltrona e si perde il senso delle istituzioni. Io credo nel compromesso alto, non come resa ma come metodo serio per tenere insieme una comunità: oggi a Vicchio questo stile manca.
Infine: conta l’impatto sui cittadini. Se i numeri non reggono e gli equilibri saltano, si entra nelle procedure straordinarie. E lì non comanda più la politica: comandano i vincoli.
Lei è stato sorpreso da questa sentenza?
La gravità della vicenda, purtroppo, non sorprende. Quanto alle decisioni giudiziarie, senza leggere motivazioni e atti completi non commento “a sensazione”. Chi amministra oggi non può limitarsi a comunicati o a scaricare su chi c’era prima: deve guidare, spiegare le scelte e metterci la faccia, con trasparenza e numeri. Io l’ho sempre fatto quando ero sindaco.
E aggiungo: l’attuale sindaco era capogruppo in Consiglio comunale e conosceva bene questa vicenda. Se anche qui si dicesse “non sapevo” o “non avevo capito”, sarebbe un segnale preoccupante.
Infine un dato oggettivo: già nel 2023 il giudice ha ritenuto la materia così delicata da invitare le parti a cercare una definizione conciliativa prima di ulteriori passaggi istruttori.
Ci si fermerà qui o ci saranno altri casi?
Non è serio fare previsioni. Quando una vicenda produce danni così profondi, è possibile che emergano ulteriori iniziative. Proprio per questo serve trasparenza sul contenzioso e una gestione prudente: il Comune deve avere una fotografia completa dei rischi e delle possibili esposizioni.
E qui non parliamo di un evento “normale”: parliamo di una ferita enorme. Ma se il Comune è stato portato in margini strettissimi, come il predissesto, affrontare un evento eccezionale diventa più difficile. E per questo servono scelte chiare, atti pubblici e responsabilità.
Come può operare il Comune per cercare di farvi fronte?
Tre cose, molto semplici: trasparenza totale su atti, incarichi e costi legali; prudenza e rigore nei conti; tutela dei servizi, perché i cittadini non possono pagare continuamente le conseguenze delle scelte di questa amministrazione. Il giudice ha invitato alla conciliazione e noi abbiamo fatto proposte proprio per ridurre incertezza e costi.
Detto questo: se, con una richiesta risarcitoria di questa portata, non reggono più gli equilibri finanziari, la legge prevede strumenti straordinari. Per evitarlo servono scelte chiare e atti pubblici. E oggi, francamente, questa direzione non la vedo.
Qualcuno le imputa di non aver avviato un accantonamento…
Sugli accantonamenti non si ragiona per slogan: si ragiona per regole, valutazioni tecniche e numeri. Io rispondo degli atti del mio mandato: i documenti contabili sono pubblici. Se qualcuno parla di omissioni, porti atti e cifre, non ricostruzioni generiche.
E aggiungo: Vicchio oggi è dentro un predissesto scelto dall’amministrazione in carica, non “imposto” dall’esterno. In una cornice così la trasparenza deve essere doppia e i conti tenuti con rigore, perché l’impatto sui cittadini è immediato — e sul Forteto può diventare un colpo durissimo per servizi, famiglie e credibilità delle istituzioni. E quando i conti saltano, la politica non comanda più: esegue. Per questo sono preoccupato: servono competenza, continuità e responsabilità piena. Finora, questa solidità non l’ho vista.
Vi siete costituiti parte civile, ma non avete poi chiesto indennizzi economici: perché?
La costituzione di parte civile ha avuto un significato preciso: affermare l’interesse pubblico e stare dalla parte della comunità e delle vittime. Le azioni economiche successive non sono automatismi “da comunicato”: si decidono sulla base di titoli giuridici, tempi, valutazioni costi/benefici e possibilità reali di recupero.
E ricordo un punto oggettivo: dagli atti risulta che al Comune, in sede penale, è stato riconosciuto il diritto al risarcimento da liquidarsi in separato giudizio. Quindi la domanda corretta non è “se abbiamo mai chiesto”, ma con quali strumenti, in quali tempi e con quali basi concrete si procede per ottenere risultati. Perché su una vicenda così non ci sono bandiere da appendere: servono competenza e atti efficaci.
Giudizio personale da cittadino: sono tante le accuse di non aver visto, di aver coperto, di essere stati conniventi…
Da cittadino provo dolore e vergogna per ciò che è accaduto. Ma respingo con fermezza ogni accusa di connivenza o copertura, mia e delle amministrazioni di cui ho fatto parte. Questa storia va trattata con serietà: rispetto per le vittime, ricerca della verità nelle sedi competenti e nessuna strumentalizzazione. Le accuse si fondano su atti e fatti, non su etichette.
Mi conceda un’ultima considerazione: questa amministrazione si è costruita una notorietà a forza di “buchi di bilancio” raccontati. Il paradosso è che rischia di essere ricordata per un buco vero, legato alla vicenda Forteto, con conseguenze pesantissime sui conti, sui servizi e sui cittadini.
Le contestano offerte transattive giudicate troppo basse e il fatto che non si sia chiusa prima della sentenza. Come replica?
Stimo profondamente chi si batte da anni perché sia fatta giustizia su questa vicenda. Proprio per questo dico, con un sorriso, che a volte la passione porta a semplificare troppo. Le proposte del Comune non erano cifre “buttate lì”: erano costruite su indicazioni e valutazioni tecniche disponibili in quel momento, e discusse responsabilmente.
C’è poi un elemento tecnico: dopo quelle proposte, il consulente/perito chiamato a chiarimenti ha confermato un quadro clinico diverso da quello che spesso si racconta nel dibattito pubblico. In quel contesto, offrire cifre molto superiori senza basi tecniche e senza coperture sarebbe stato un gesto a effetto, non un atto responsabile. Su una vicenda così, la responsabilità viene prima della scena.
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 3 marzo 2026



1 commento
Sono convinto che alla base del fatto piu’duno sapeva ,ma altrettanto convinto sono che alla base vi fossero sistemi corruttivi male di tutti i mali,come lo e’stato per la mia vicenda personale legata al lago i due torrenti che la famiglia Boni Sandro spadroneggiava all’interno del comune che ha potuto derubarmi di tutto il patrimonio della mia famiglia, grazie alle complicità di chi doveva controllare ma non lo a fatto.