BORGO SAN LORENZO – I parroci del Vicariato del Mugello, a turno, propongono una riflessione tratta dalle letture della Messa domenicale. Oggi è la volta del parroco di Luco di Mugello, Don Marcial Guillermo Gonzalez Araya.
In questo tempo di Quaresima, la Chiesa, con la sua sapienza bimillenaria, porta tutti noi sotto la guida della Parola di Dio. Abbiamo bisogno di sentire Cristo che ci parla in questo cammino verso la Pasqua.
Il brano di Giovanni 4, nel quale troviamo il celeberrimo incontro con la Samaritana, dice molto di più di quello che si può cogliere da una lettura veloce o da un piccolo commento durante una delle tante Messe di questa domenica. La donna, di cui non conosciamo il nome, raffigura la nostra realtà umana: una Chiesa bisognosa di salvezza. Cristo la trova accanto al pozzo di Giacobbe, proprio a mezzogiorno, nel momento più caldo della giornata. È Cristo che inizia il dialogo e chiede alla donna da bere. Cristo ha sete, ma è assetato del bene e della salvezza di quella donna. E qui, come abbiamo visto tante volte nella realtà, emerge una storia segnata da ferite. “Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una samaritana?”
Proprio qui sta il fondamento della salvezza, che va ben oltre le nostre storie, spesso segnate da guerre e lacerazioni. San Giovanni racconta che tra giudei e samaritani non c’era amicizia: non si parlavano neppure. Siamo testimoni di queste divisioni: ieri, e purtroppo anche oggi. Ma Cristo agisce in modo diverso. Lui parla, chiede acqua e fa alla donna la promessa di un’acqua viva che zampilla per la vita eterna.
La Samaritana desidera quest’acqua. È vero che la sua richiesta nasce anche dalla fatica quotidiana di andare ogni giorno al pozzo. A questo punto Cristo le dice: “Va’ a chiamare tuo marito”. L’acqua di Cristo bagna tutta la famiglia. La risposta la conosciamo: “Non ho marito”. La realtà della sua vita familiare diventa la vera sete della donna. Un vero incontro con Cristo arriva nel profondo della vita: chi siamo, dove siamo, come siamo, quali scelte abbiamo fatto. Tutto viene illuminato dall’incontro con Lui. Il tema della famiglia, ieri come oggi, incrocia realtà diverse e ferite che conosciamo bene.
Forse per vergogna, la donna sposta il dialogo sulla fede, sul vero Dio, sul culto. Ma la vita religiosa è espressione della fede, e la fede è intimamente unita alla carità. L’attesa del Messia è vera. Anche questa donna aspetta il Messia, e il Messia è proprio colui che le ha chiesto da bere. “Sono io, che parlo con te”. Possiamo prendere questo bellissimo brano come guida per la terza settimana di Quaresima e fermarci su alcuni punti: trovare Cristo nel quotidiano della vita, accanto a un pozzo. Entrare in dialogo con Lui nella verità. Comprendere che la vera fede coinvolge tutta la vita umana: famiglia, educazione, lavoro, politica, cultura, economia. Accogliere l’invito di Cristo a entrare in una vita nuova, non importa come siamo o cosa abbiamo fatto. Dopo un incontro così, diventiamo anche noi testimoni del Messia. È vero che la Samaritana ha detto: “Ho trovato un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto”, ma è anche vero che, da quel momento, tutto è diventato diverso.
Don Marcial, Priore di Luco
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 8 marzo 2026







