BORGO SAN LORENZO – Anche quest’anno i Maggiaioli della pieve di Borgo San Lorenzo hanno salutato la primavera con una nottata di canti e balli, nella migliore tradizione contadina mugellana. E quella 2026 è stata un’edizione molto partecipata, con varie centinaia di persone che hanno preso parte a tutte le tappe borghigiane. Una nottata che gli irriducibili hanno poi vissuto fino alla fine, ritrovandosi questa mattina, venerdì 1 Maggio, alle 6.00 a fare colazione al Bar Italia. Ma ogni tappa è stata una grande festa, che ha seguito un copione preciso: prima il saluto al padrone di casa, poi canti e balli, e infine l’immancabile rifresco innaffiato da buon vino.
Ma andiamo con ordine. Come da tradizione, l’inizio è stato sotto il campanile della pieve di Borgo San Lorenzo, dove i Maggiaioli sono stati accolti da don Luciano Marchetti e dagli altri sacerdoti. E, come detto, la stretta via Cocchi faticava a contenere tutti. Poi via verso il Comune, dove cantanti e musicisti sono stati accolti dal sindaco, e anche qui la strada davanti al Municipio si è trasformata in una grande aia dove danzare in allegria. L’amore è come l’ellera… e tanti altri canti della nostra tradizione.


Dopo, è stata la volta della tappa al mercato contadino del giovedì, e a seguire è stato il centro giovanile ad aprire simbolicamente i propri cancelli, con don Francesco nei panni del padrone di casa. È qui è stata una vera festa di paese, con tanti bambini e tante famiglie. E i Maggiaioli,uno dei quali trasformato per l’occasione in toro grazie ad un costume gonfiabile, hanno regalato a tutti, dedicata a Giuliano Marchese, la versione integrale del canto popolare “Il toro di Mansalto”.
Sottolinea Damiano Cocchi, uno degli organizzatori: “La cosa più bella è l’accoglienza che ci viene riservata. Consideriamo che non c’è nessun tipo di pagamento, e dare da mangiare a così tante persone è veramente encomiabile. Chi ci ha accolto ha preparato piatti poveri, della tradizione contadina, ma con grande fantasia e intelligenza”.
Aggiunge Cocchi: “La partecipazione della genta è bellissima, così come lo è vedere bambini e ragazzi giovani che prendono campo, anche tra i musicisti, e tornano anno dopo anno”.
Una tradizione, quella del cantar maggio, spiega Cocchi, che a Borgo San Lorenzo negli anni Settanta, è stata recuperata da alcuni cittadini, tra i quali Stefano Tagliaferri, mettendo insieme un repertorio di canti popolari, presi anche dai Comuni vicini. Ma, chiediamo a Cocchi, come è cambiata negli anni questa tradizione? “Con tanta partecipazione è diventata necessariamente un po’ più organizzata, e capita un po’ meno spesso di fare la strofa della volpe, che è quella che si cantava quando le famiglie non ci aprivano, e si augurava ironicamente che la volpe entrasse nel loro pollaio“.
Sempre a Cocchi chiediamo come vuole concludere. “Con un ringraziamento – dice – a tutte le persone che ci hanno accolto e anche alle persone che partecipano mantenendo un atteggiamento civile. Perché – conclude – una cosa alla quale teniamo tanto è questa partecipazione gioiosa ma rispettosa delle famiglie e della proprietà, lo dice anche una strofa delle canzoni che cantiamo”. Complimenti a tutti, allora, e arrivederci al prossimo anno, sperando che la volpe non entri nel pollaio.
Nicola Di Renzone
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 1 Maggio 2026













