MUGELLO – Due frammenti tra i tanti raccolti dall’Autrice tra le donne e gli uomini investiti all’improvviso dalla tragedia di Cernobil del 26 aprile 1986 al di là del racconto deformato dai regimi politici o mediatici. Le parole delle donne e degli uomini esposti a ordigni nucleari in Medio Oriente e altrove sarebbero diverse? Sarà raccolto l’avvertimento a non ripetere gli stessi errori?
«Io ho sentito … I grandi che bisbigliavano … La nonna che piangeva … Dopo che sono nato io, nel 1986, nel villaggio non c’è più stata nessun’altra nascita, né maschi né femmine. Solo io. I medici non volevano autorizzare la mia nascita. Ma la mamma è scappata dall’ospedale e si è nascosta dalla nonna … E io sono nato lì, a casa di mia nonna … Questo ho sentito, origliando …
Non ho né fratelli né sorelle. Ma mi piacerebbe tanto averli.
Lei è una scrittrice vero? Mi può spiegare questo fatto che io potevo anche non venire al mondo? E dove rimanevo, allora? Da qualche parte in cielo? Su un altro pianeta?».
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«Ho dodici anni e sono invalida. Nella nostra casa il postino porta la pensione di invalidità a me e a mio nonno. Da quando le mie compagne di classe hanno saputo che avevo il cancro nel sangue, hanno avuto paura di sedersi vicino a me … E anche a toccarmi.
I medici me l’hanno detto: mi sono ammalata perché il mio papà ha lavorato a Chernobyl . E poi ero nata io.
Io voglio bene a mio papà …».
Da Svetlana Aleksievic (Premio Nobel per la letteratura 2015), PREGHIERA PER CHERNOBYL, edizioni e/o LE CICOGNE, sesta ristampa, ottobre 2022
IL FILO DI PERLE, a cura di Giampiero Giampieri
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 13 maggio 2026


