MUGELLO – Che compatire sia un verbo della lingua italiana nessuno lo dubita; qualche perplessità nasce invece su congioire: word lo sottolinea addirittura di rosso. Se ne deduce che il soffrire insieme è molto più praticato del rallegrarsi insieme. Si parlasse di musica sarebbe come dire che la quinta sinfonia di Beethoven, in do minore, relegasse in un angolino la splendida sinfonia di Mozart n. 41, in do maggiore che, soprattutto nel quarto movimento, è un’espressione di gioia travolgente.
Eppure, pur invecchiando, sento sempre di più che sono fatto per la gioia! Certamente soffrire insieme a chi soffre è espressione d’amore, ma lo è anche gioire insieme. Azzarderei addirittura che lo è di più perché mentre la pena non suscita invidia, la gioia altrui talvolta la può suscitare.
La gioia nasce soprattutto da un incontro! «Gesù fissandolo lo amò». Se penso alla mia vita tanti sono stati gli sguardi nei quali ho letto un invito alla gioia. Penso proprio che i primi sacerdoti che ho incontrato abbiano rappresentato una chiamata decisiva alla mia vocazione cristiana. Sentivo, appunto, che mi indicavano una via alla gioia. Naturalmente questa non è una prerogativa esclusiva dei sacerdoti, ma di tutta la comunità cristiana.
È per questo che è bello pensare ad una comunità che pur nelle inevitabili avversità proprie della natura umana, mantiene sempre acceso il suo patrimonio di gioia. Gioia vera, profonda, non ripetizione di frasi fatte! Queste lasciamole alla così detta intelligenza artificiale! A noi l’avventura di trasformare ogni incontro in un incontro unico, un invito alla gioia anche nelle difficoltà, un camminare insieme che si trasforma sempre più in un gioire insieme. Questa è la meta: di qua e di là!
Giampiero Giampieri
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 25 Maggio 2026



