FIRENZUOLA – Guido Molinelli interviene nel dibattito sull’opportunità di effettuare spettacoli teatrali nel cimitero tedesco della Futa. E offre una riflessione interessante.
Sulla decisione di sospendere le rappresentazioni teatrali nel cimitero tedesco si è aperto un dibattito interessante ma in particolare, della posizione del sindaco di Firenzuola mi ha colpito soprattutto la considerazione finale.
Il primo cittadino, nella sua posizione di responsabile e guida della sua comunità, parla di rispetto. Parola affascinante;
Rispetto però non significa accettazione supina del tipo obbedir tacendo ma dialogo leale e sincero in un confronto che arricchisce ognuna delle parti.
Il sindaco diffida dal trasformare il cimitero in palcoscenico, ma quella parte del teatro non è solo la zona dove si svolgono comizi interessati, le solite recite di avanspettacolo o la comicità ammiccante che tanto diverte, il Teatro vuole essere soprattutto rappresentazione materiale della vita, memoria tradotta in emozione come stimolo alla conoscenza, alla riflessione e all’arricchimento etico e morale.
Il Sindaco auspica Il cimitero come luogo dove regni il silenzio tra le lapidi; ma il camposanto non è un deposito per morti dove il ricordo significa solo malinconia e rimpianto, al cimitero non si va solo per piangere i nostri cari, abbellire una lapide con qualche fiore o verificare che lampada sia sempre accesa. È qui che il ricordo diventa riflessione e dialogo senza limiti di tempo e di luogo ed è solo così che la luce sulla tomba si alimenta ogni volta
Il cimitero è il campo della vita non luogo di morte, sulle tombe si parla ogni volta con i nostri cari, si rivivono insieme gioie indimenticabili, terribili tragedie, momenti vissuti, si trova conforto ai nostri dubbi, alle nostre incertezze, ai nostri problemi; nella memoria si trova il coraggio, la forza e lo stimolo per dare un senso alla vita che continua con noi.
Il cimitero vive nella comunione con i nostri cari e non solo, con tutti quelli che il quel luogo ci hanno preceduti. È il luogo dove il ricordo e la memoria diventano nutrimento e concime della nostra vita, delle nostre scelte del nostro futuro. In fondo la lapide non è una fredda, immobile lastra di marmo ma la testimonianza reale di una esistenza, sepolta per sempre, che diventa il seme da cui prende forma e senso la nostra vita.
Il cimitero non distesa di tombe ma campo di grano dove l’umanità nasce, cresce, lavora, canta, balla, vive, senza differenze né confini, ognuno con la memoria e la sua storia che poi è la storia e il destino di tutti.
Guido Molinelli
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 15 agosto 2026




