MUGELLO – Il Mugello si prepara a rivivere la consueta invasione dei fungaioli, ma l’avvio di stagione si preannuncia molto diverso rispetto allo scorso anno, quando si registrò una produzione record di porcini. Per il momento la situazione è complessa e frammentata. A tracciare il quadro della situazione sulle pagine de La Nazione è l’esperto borghigiano Alessandro Francolini, autore di numerosi articoli scientifici (articolo qui) oltre ad aver collaborato alla compilazione di articoli per l’enciclopedia online sui funghi dell’Associazione Micologica e botanica AMINT: “Per adesso in Mugello la raccolta dei funghi sta avvenendo a macchia di leopardo – spiega Francolini sulle pagine del quotidiano -. Ci sono zone in cui l’estrema secchezza del terreno, causata dalla lunga siccità, impedisce la nascita e lo sviluppo; non sono bastate le due piogge settembrine del 10 e del 17. In altri posti invece, specialmente dove ha grandinato, perché la grandine consente un rilascio idrico nel terreno più lento, si registrano raccolte di porcini anche di diversi chilogrammi. È probabile quindi che vi siano ‘buttate’ interessanti, ma di breve durata. Diciamo comunque che deve piovere ancora per favorire una produzione più abbondante, lunga e diffusa”.
Ad ostacolare la crescita nelle ultime settimane è stato anche il forte vento che, arrivato subito dopo i violenti temporali e le bombe d’acqua locali, ha asciugato il terreno troppo in fretta.
Al momento, i porcini che stanno regalando le maggiori soddisfazioni ai cercatori sono il Boletus aereus (noto comunemente come porcino nero per la sua colorazione scura) e il Boletus reticulatus. Le nascite si concentrano a fondovalle, partendo dai boschi di querce fino ai castagneti. Al contrario, quote più alte come le faggete e le abetaie registrano finora pochissimi esemplari di Boletus edulis. Accanto ai porcini neri si segnalano anche i primi ritrovamenti dei prelibati ovuli. Dal punto di vista geografico, la produzione è partita soprattutto sul versante a nord del fiume Sieve, mentre nella parte sud, come nell’area del Monte Giovi, i canestri dei cercatori rimangono spesso vuoti.
Non tutto il territorio mugellano è a libero accesso. Esistono infatti alcune aree “cartellate” dove la raccolta è regolamentata e a pagamento, come nei pressi di Bosco ai Frati o verso Polcanto, anche se la gran parte del territorio resta ad accesso libero.
Proprio la pressione antropica preoccupa gli esperti per i potenziali danni ambientali: “Di gente, durante la stagione dei funghi, nei boschi ce n’è troppa, una vera marea – evidenzia Francolini – Spesso si fanno gravi danni all’ambiente. Anzitutto il calpestio eccessivo danneggia il suolo, per non parlare delle persone che usano i rastrelli massacrando il terreno e danneggiando pesantemente il micelio sotterraneo. Inoltre, molti cercatori colpiscono a bastonate i funghi considerati non buoni, ferendo così il bosco, che invece ha bisogno di tutte le specie per il suo equilibrio”.
E Alessandro Francolini lancia un appello che unisce la sicurezza personale alla legalità, ricordando due regole fondamentali: “Se un fungo non lo si conosce, è meglio lasciarlo dov’è. In alternativa lo si può raccogliere isolandolo dagli altri nella carta stagnola, per poi portarlo all’ispettorato micologico per un controllo. Massima attenzione va prestata anche agli ovuli ancora chiusi: al di là del fatto che si rischiano multe salatissime, se nell’ovulo raccolto non sono visibili le lamelle, c’è il serio pericolo di scambiarlo con l’esemplare della pericolosissima e mortale Amanita”.
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 25 settembre 2026




