MUGELLO – Sabato 13 si è disputata a San Gimignano la 15° giornata del campionato juniores di calcio a 5 che vedeva i padroni di casa opposti alla Mattagnanese. Il San Gimignano si presentava alla partita con soli 8 punti al penultimo posto, frutti di due vittorie e due pareggi. Gli ospiti invece a quota 21 occupavano il terzo posto, posizione utile per accedere ai playoff. La Mattagnanese si è imposta per 0-5, con reti di Tranchina, Dallai, Schimmenti e doppietta di Zagaria. Per questo, abbiamo contattato mister Andrea Castellani, che ci ha raccontato la partita. È stata anche l’occasione per chiedergli un’opinione generale su altri aspetti del mondo Mattagnanese.
Ciao mister, ci puoi raccontare com’è andata la partita? “Ciao a tutti. La partita è si è svolta sulla falsariga di quella dell’andata: a fine di entrambi i primi tempi eravamo sempre 3-0, giocando in maniera discreta. Non ci sono mai stati grossi rischi per noi, salvo qualche parata di Fabio. Ci capita di essere un po’ carenti in zona gol, ma questo si sa, dato che non abbiamo un attaccante da cinquanta reti. Tuttavia, siamo riusciti ad andare in vantaggio e gestire la partita. All’andata eravamo in pochi, e nel secondo tempo ci sono venuti a pressare mettendoci in difficoltà. Stavolta eravamo di più, con i cambi giusti abbiamo resistito bene riuscendo anche a fare altri gol con belle giocate di prima, sponde del pivot e rimorchi”.
Come giudichi questa stagione, soprattutto per questo gruppo di ragazzi alla prima esperienza in questo sport? “In modo più che positivo. Per quel che mi riguarda sono alla prima esperienza da allenatore, e anche se ho passato molti anni sul campo da giocatore, è un ruolo differente. Per me era naturale passare dall’altra parte, in panchina, ma non sapevo cosa aspettarmi. Soprattutto mi sono trovato ad avere a che fare con ragazzi di 18 anni, che è un mondo diverso. A quell’età si hanno molti grilli per la testa, ma devo dire che questi ragazzi si sono dimostrati molto seri, facendosi trovare sempre all’allenamento. Alla fine questa serietà si è vista, nei risultati e nelle partite”.
Ti aspettavi una crescita così veloce? “No. Mi sarei aspettato una crescita più veloce all’inizio e più lenta nella seconda parte. Invece, è stata molto diluita, con una parte iniziale di assestamento. Il punto di svolta è stato quando a dicembre ci siamo allenati insieme (alla Prima squadra, N.d.R.): molti ragazzi hanno capito che ci va messo più testa e agonismo. Sai, tanti vengono da un calcio un po’ giovanile, e anche il calcetto UISP non ha questi ritmi. Da quegli allenamenti molti ragazzi hanno proprio acquisito quel qualcosa in più, e l’hanno mostrato proprio in campo”.
C’è quindi un bel rapporto con i colleghi: allenamenti insieme, giocatori valorizzati con presenze in Prima squadra e altri che vanno a dare una mano agli Juniores in caso di necessità. È una collaborazione da valorizzare? “Sicuramente ci si deve puntare. Le giovanili sono un canale diretto per andare in prima squadra: servono ai ragazzi per avere un obiettivo. Spesso un ragazzo gioca per divertirsi o per il gusto di giocare, qua invece può mirare a diventare un giocatore di livello, ad avere uno scopo. Se riusciamo a dare continuità a questa collaborazione, riuscendo a far capire ai ragazzi che le giovanili non sono fini a se stesse, avremo delle soddisfazioni.”
Alla Mattagnanese c’è un bel progetto: quest’anno Prima squadra e Juniores, si parla forse di Under 21 per l’anno prossimo. Che ne pensi di questa realtà dello sport mugellano? “Quello che sta facendo la Mattagnanese è quello che in Mugello è sempre mancato. Ci aveva provato anche la Tre Esse, con l’intento di promuovere il calcio a 5, creando un bacino di giocatori provenienti dalle giovanili del calcio. La Mattagnanese ci sta riuscendo ed è una vittoria. Il discorso sull’Under 21 è molto importante, perché molti ragazzi sono al limite (le categorie giovanili sono divise per fasce d’età, con limiti precisi e definiti, anche se sono ammessi dei fuori quota; sono divise in Allievi, Juniores e Under 21, N.d.R.): soltanto due o tre sono forse pronti per il salto in prima squadra, mentre gli altri devono ancora fare esperienza. Senza Under 21, altrimenti, c’è il rischio di perderli, e sarebbe un peccato. Quello che è bello è tutto il movimento che si sta creando: io ero abituato ad un pubblico di 20 persone a vedere le prime squadre, di cui molti genitori. Adesso il pubblico in media si attesta sui 150 per la prima squadra, e 60 per noi. Questo ci fa gioco perché così possiamo invitare molti ragazzi che vogliono provare lo sport prima a vedere una partita, magari anche della prima squadra, invece che dirgli ‘vieni a giocare o allenarti’. Si rendono conto così delle caratteristiche specifiche del calcetto: che non è un ripiego dal calcio, ma uno sport con un futuro e una sua mentalità seria.”

Per finire, ti volevo chiedere se c’è un ragazzo che ti ha colpito in modo particolare. “Sì, ed è Nardini. Tutti mi hanno dato più di quanto mi aspettassi, ma è da Nardini che non mi aspettavo questo tipo di apporto. Ad inizio, fisicamente non era al top. Anche dal punto di vista tecnico ci sono giocatori che hanno di più. Ma la sua forza è a livello mentale: in questo è superiore, non ha fronzoli in testa. Ogni partita riesce a dare il 100%. Non c’è mai una volta che ci metta il 90%. Sa quali sono i suoi punti di forza: sa quando anticipare, e lo fa solo se è sicuro, sa che può calciare, e non tenta mai un dribbling quando non serve. Ha la mente libera, e questo lo fa essere decisivo”.
Alessandro Marrani
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 16 febbraio 2016





